Uno dei posti piú magici di Monaco, almeno per il sottoscritto, è lui, Hugendubel. Questo colosso del mondo librario potrebbe essere paragonato a una Mondadori o a una Feltrinelli nostrana: in centro ne trovi uno ogni tre porte. Ovviamente quello piú grande, disposto su sei piani, campeggia in Marienplatz, proprio all´uscita della metro. Giusto per indurti in tentazione non appena torni all´aria aperta. I geni del marketing!
Quasi metá dei miei pomeriggi post lavoro io li passo li. Lo trovo un posto sublime, tutti questi libri a tua disposizione, tutti questi piani da esplorare, in cui perdersi. E soprattutto mi rinfranca vedere come è sempre pieno fino all´inverosimile. Da noi le librerie sono il piú delle volte silenziose, quando entri ti senti quasi un intruso e le cassiere sono li che se la contano, scambiandosi consigli sulla ceretta per le gambe: “No io uso quella della Venus, con la crema, ho provato ad usare il rasoio della Gillette quello apposito per la ceretta intendo, peró poi mi fa irritazione alla pelle, mi riempio di puntini rossi. Con la pelle sensibile che mi ritrovo anche farmi la ceretta è un proplema, robe che non ti dico guarda”. Al contrario qua le cassiere non hanno tempo per chiaccherare, viste le code che si formano nonostante ci siano tre casse per piano. Meglio dei supermercati. Qua si immagazzina cibo per l´anima oltre che per il corpo. Tutta questa considerazione per i libri mi galvanizza. E tutta questa considerazione porta a un servizio che da noi ci sogniamo. Qui i libri si comprano, ma prima si saggiano. Ogni piano dell´Hugendubelparadies è dotato di divanetti in pelle, completi di schienale ergonomico e poggiatesta, la cui unica ragione di esistenza è fungere da luogo in cui posare i glutei e leggere, leggere, leggere. I libri non sono li solo per essere comprati, ma anche per essere testati. Il libro ti intrippa, hai letto la trama e ne sei rimasto soggiogato, ma ancora non sei sicuro di voler investire 12 euro nell´acquisto? Siediti, aprilo e lasciati incantare per tutto il tempo che vuoi. Inutile dire che i divanetti di Hugendubel sono sempre affollatti come i sedili delle metro. Roba che ci si siede anche per terra pur di leggere se manca il posto. Robe mai viste. Avevo avuto un assaggio dell´amore per la parola scritta che i tedeschi hanno in metro, dove quasi tutti leggono se non ascoltano musica, ma da Hugendubel si vedono scene d´amore che a un amante dei libri non possono far altro che spalancare il cuore.
Praticamente questo regno incantato in cui ogni desiderio librario diventa realtá è una via di mezzo tra una biblioteca pubblica e una libreria nel senso commerciale del termine. Se mi ci potessi accampare lo farei volentieri. Marienplatz e Karlsplatz sono i miei H preferiti. Perché sono facilmente raggiungibili con la metro, perché sono in centro e intanto ti fai una passeggiata e perché sono i piú grossi. In piú in un angolo vendono anche DVD a prezzi da accattoni. 5, 7 euro, i piú cari vengono 12 euro (al momento io sto svaligiando quest´angolo in maniera selvaggia al fine di incrementare assorbimento passivo di tedesco). Se per alcuni il luogo delle perdizioni è la pasticceria o la trattoria tipica, per me è questo. Ogni volta che ci entro tento di resistere con tutte le mie forze, di non lasciarmi sedurre dalle copertine che mi occhieggiano dagli scaffali e che esibiscono tanto di etichetta “sotto costo: 5 euro”. La maggior parte delle volte li sfoglio, leggo la trama, leggo qualche paragrafo (anche la seduzione qui parla tedesco), cerco di afferrare qualche frase sensata, li ripongo, mi faccio un giro in cerca di offerte piú seducenti e chiare nel parlare, infine torno e…li adotto. Adotto anche fumetti. Che puó sembrare una bambinata, ma sono piú chiari e diretti di tanti libri: le frasi sono semplici, corte, i verbi sono quelli tuttofare e finisci per leggerli volentieri anche se la trama fa un po´acqua. Quello che ti gratifica è che riesci a capire la storia senza star li con il vocabolario. Ecco, questo è rincuorante.
E la gente compra, compra, compra. E compro anch´io. Quelle rarissime volte che esco da li senza aver donato i miei soldi mi sento un po´ insoddisfatto. Potevo comprare qualcosa e non l´ho fatto. La scusa che funziona di piú, nonostante il prezzo stracciato e la trama accattivante, è quella classica: “a casa hai altri due libri in attesa, ne compri un terzo e poi chissá quando lo leggi”. Leggere in tedesco è una prova di pazienza, ordine mentale e disciplina. E necessita una parola no e due si l´ausilio del vocabolario. Insomma si va lentissimi. Tragica ironia vuole che qui piacciano molto i libri tascabili, da zaino, da tirare fuori appena entrati in metro. La controindicazione per tanta praticitá è il volume spropositato: libroni tascabili da 500 pagine che manco stessi leggendo la Bibbia! Per non parlare del peso che alla lunga ti tira la spalla a terra. Arrivarci in fondo è di per se un miracolo.
A dispetto di queste futili controindicazioni, Hugendubel è per me sinonimo di paradiso qui a Monaco e se posso darvi un consiglio fateci un giro, ne ricavarete un quadro sull´anima teutonica mica da scherzo (figuratevi che ogni piano è diviso in reparti contrassegnati da cartelli in lettera maiuscole che piú maiuscole non si puó, giusto per sottolineare che anche nel mondo della fantasia ci vuole organizzazione). Ne rimarrete incantati.
mercoledì 22 febbraio 2012
venerdì 17 febbraio 2012
Questione di accenti
Per quanto uno si applichi a imitare i suoni, le modalitá articolatorie dei nativi, la loro modulazione/accentazione musicale, ci saranno sempre contesti che ti svelano per quello che sei: un espatriato. In particolare l´accento è quello che ci fa sgamare appena apriamo bocca, cosi che l´autoctono è subito portato a pensare “ah questo è italiano, questo è tedesco, questo è cecoslovacco, questo è francese…” E non ci sono santi che tengano, la nostra provenienza, se proprio non ce l´abbiamo scritta in faccia, si rivela quando parliamo. Solo che anche li nascono (s)piacevoli malintesi. Ho giá parlato dei colori di cui Madre Natura mi ha dotato, colori che mi permettono di mimetizzarmi con una certa facilitá, quando sto zitto. Quando apro bocca, bhe, è tutto un altro paio di maniche.
Peró anche li all´inizio mi aspettavo che mi facessero tutti osservazione sulla mia nazionalitá, anche e soprattutto quegli estranei che mi chiedevano indicazioni per strada. Invece niente di niente. E allora sono sorte le solite domande (io me ne faccio un sacco dovete sapere, è trovare una risposta che resta un optional): ma che quando parlo non mi si sgama subito per italiano? Dov´è il mio accento, che io percepisco come grasso e ingombrante? Ci deve essere qualcosa che mi denuncia come non-teutonico, no?? Domande su domande, risposte non pervenute. Quindi me la sono messa via. Mi son detto: “se anche pensano subito che sono italiano o comunque straniero, a loro non importa, badano al risultato. Hanno avuto le loro indicazioni, hanno ringraziato, che io sia italiano non gliene puó fregare di meno”. Stesso discorso per quando mi rifugio da Hugendubel, pago alla cassa, parlo in mensa. "Sará che sono straabituati con tutti i turchi e compagnia briscola che circola qua – mi sono raccontato – che non fanno neanche piú caso a un accento, di qualunque tipo sia”. Mi ero messo l´anima in pace. Se non interessava a loro, perché avrei dovuto andare in giro io con una bandiera tricolore sulla giacca? Se mi chiedi ti rispondo e se no, grazie e arrivederci.
Inatteso il fattaccio che ha riaperto la questione. Rovistavo tra i libri in una bancarella del Rindlermarkt quando ho scovato un bellissimo libro di fotografie su Monaco prima e dopo la guerra. Mio. Entro nella minuscola libreria dirimpetto alla bancarella e chiedo a uno svaccatissimo signore se potevo pagare li il libro (che so magari la bancarella era di un ambulante che era andato a bersi un caffè e non aveva niente a che fare con la libreria in questione). Con una tipicissima pronuncia bavarese mi risponde di si, gli allungo il libro, preme i testi della cassa, pago, mi da il resto. Sto per infilare il libro in borsa quando mi chiede se voglio una borsa di plastica. “No grazie – rispondo – lo metto in borsa, nessun problema”. Non ho nemmeno finito di articolare l´ultimo gruppo di consonanti che l´omino mi fissa intensamente, con gli occhi quasi socchiusi. Oddio ho qualcosa in faccia che fa ribrezzo e lui se la sta studiando. Indietreggio. E poi bam, la botta: “Siete francese? (Sind Sie aus Frankreich?)“, mi chiede. COOOOOOOOOOOSAAAAAAAAAAAAA? Francese io???? Come come come? Sorrido come un ebete e rispondo “Ah no no, sono italiano (ach ne, ich bin aus Italien)”. Al che l´uomo sorride estasiato e controbatte: “Ancora meglio (umso besser)”. Imbarazzatissimo per la situazione, continuo a sorridere (non riuscivo a capire se il tipo fosse serio o mi stesse prendendo bellamente per i fondelli), ringrazio ancora e esco.
In strada i pensieri forticavano a mille, una centrifuga di pippe mentali a 4000 giri. Oddio oddio oddio, che il mio accento suona come francese?? Il mio accento tutto veronese è in realtá interscambiabile per francese? Ma allora tutti quelli che ho incrociato e a cui ho dato indicazioni mi hanno spacciato per francese?? No no no no, qua bisognava andare in fondo alla problematica e ottenere una risposta una volte per tutte, per metterci una bella pietra sopra, accettare le eventuali sconcertanti rivelazioni e farsene una ragione.
Il giorno dopo entro in ufficio e spiego la mia orrida esperienza. Le colleghe ascoltano attente, concentrate e infine chiedo trepidante: “ma insomma il mio accento suona come francese????”. Momento di silenzio. “No, il tuo accento è decisamente italiano (na, dein Akzent ist definitiv italienisch)” risponde convinta la Centralinista Ridens. Oh signore che sollievo, che leggerezza. Dopo cinque minuti di serenitá, ecco tornare le domande. Ma se il mio accento è dichiaratamente italiano, com´è che mi hanno flippato per francese? Crisi. Non avrei sospettato che la risposta era dietro l´angolo. A ora di pranzo il Collega Scollegato (cioè quello che capita qua solo due volte a settimana), mi chiede se vado con lui in mensa. Ok. Seduti al tavolo gli racconto la storia, buttandola un po´in vacca, in fondo non era mica morto nessuno. Alla mia osservazione ingenua “cioè come si puó scambiare un accento italiano per uno francese non so, peró è andata cosi…”, il CS risponde con la veritá rivelata: “allora c´è da dire che non tutti sanno ben distinguere un accento latino dall´altro. Sentono solo un accento romanzo e sparano la prima lingua che risponde alla loro idea di lingua romanza, cioè il francese. E poi, se te lo posso dire, non è cosi facile individuare la tua provenienza perché pronunci giá certe parole con una corretta pronuncia tedesca, ci si accorge che non sei tedesco perché in certi contesti non usi il verbo che a noi verrebbe automatico o in certi casi sbagli a porre l´accento sulla parola. In piú sai noi siamo abituati a pensare all´accento italiano come a quell´accento che senti volare nelle gelaterie, che il piú delle volte sono gestite da italiani del sud. Il tuo accento del nord invece è meno schiacciante e quindi dobbiamo pensarci un attimo per identificarti per certo come italiano”. Caspita, non mi aspettavo una risposta cosi articolata, ma ha tacitato la mia coscienza. Sentirmi dire poi che certe parole le pronuncio giá con inflessione tedesca, mi ha ringalluzzito come non mai.
Ad ogni modo ho avuto la mia rivincita non piú tardi di domenica. Ero alla cassa della Residenz che acquistavo il biglietto d´ingresso, quando il cassiere, non appena udita la mia voce, alza di scatto la testa, mi guarda tutto emozionato e chiede: Italiano? Si. Si si si, mille volte si! Italiano. I-TA-LIA-NO.
Peró anche li all´inizio mi aspettavo che mi facessero tutti osservazione sulla mia nazionalitá, anche e soprattutto quegli estranei che mi chiedevano indicazioni per strada. Invece niente di niente. E allora sono sorte le solite domande (io me ne faccio un sacco dovete sapere, è trovare una risposta che resta un optional): ma che quando parlo non mi si sgama subito per italiano? Dov´è il mio accento, che io percepisco come grasso e ingombrante? Ci deve essere qualcosa che mi denuncia come non-teutonico, no?? Domande su domande, risposte non pervenute. Quindi me la sono messa via. Mi son detto: “se anche pensano subito che sono italiano o comunque straniero, a loro non importa, badano al risultato. Hanno avuto le loro indicazioni, hanno ringraziato, che io sia italiano non gliene puó fregare di meno”. Stesso discorso per quando mi rifugio da Hugendubel, pago alla cassa, parlo in mensa. "Sará che sono straabituati con tutti i turchi e compagnia briscola che circola qua – mi sono raccontato – che non fanno neanche piú caso a un accento, di qualunque tipo sia”. Mi ero messo l´anima in pace. Se non interessava a loro, perché avrei dovuto andare in giro io con una bandiera tricolore sulla giacca? Se mi chiedi ti rispondo e se no, grazie e arrivederci.
Inatteso il fattaccio che ha riaperto la questione. Rovistavo tra i libri in una bancarella del Rindlermarkt quando ho scovato un bellissimo libro di fotografie su Monaco prima e dopo la guerra. Mio. Entro nella minuscola libreria dirimpetto alla bancarella e chiedo a uno svaccatissimo signore se potevo pagare li il libro (che so magari la bancarella era di un ambulante che era andato a bersi un caffè e non aveva niente a che fare con la libreria in questione). Con una tipicissima pronuncia bavarese mi risponde di si, gli allungo il libro, preme i testi della cassa, pago, mi da il resto. Sto per infilare il libro in borsa quando mi chiede se voglio una borsa di plastica. “No grazie – rispondo – lo metto in borsa, nessun problema”. Non ho nemmeno finito di articolare l´ultimo gruppo di consonanti che l´omino mi fissa intensamente, con gli occhi quasi socchiusi. Oddio ho qualcosa in faccia che fa ribrezzo e lui se la sta studiando. Indietreggio. E poi bam, la botta: “Siete francese? (Sind Sie aus Frankreich?)“, mi chiede. COOOOOOOOOOOSAAAAAAAAAAAAA? Francese io???? Come come come? Sorrido come un ebete e rispondo “Ah no no, sono italiano (ach ne, ich bin aus Italien)”. Al che l´uomo sorride estasiato e controbatte: “Ancora meglio (umso besser)”. Imbarazzatissimo per la situazione, continuo a sorridere (non riuscivo a capire se il tipo fosse serio o mi stesse prendendo bellamente per i fondelli), ringrazio ancora e esco.
In strada i pensieri forticavano a mille, una centrifuga di pippe mentali a 4000 giri. Oddio oddio oddio, che il mio accento suona come francese?? Il mio accento tutto veronese è in realtá interscambiabile per francese? Ma allora tutti quelli che ho incrociato e a cui ho dato indicazioni mi hanno spacciato per francese?? No no no no, qua bisognava andare in fondo alla problematica e ottenere una risposta una volte per tutte, per metterci una bella pietra sopra, accettare le eventuali sconcertanti rivelazioni e farsene una ragione.
Il giorno dopo entro in ufficio e spiego la mia orrida esperienza. Le colleghe ascoltano attente, concentrate e infine chiedo trepidante: “ma insomma il mio accento suona come francese????”. Momento di silenzio. “No, il tuo accento è decisamente italiano (na, dein Akzent ist definitiv italienisch)” risponde convinta la Centralinista Ridens. Oh signore che sollievo, che leggerezza. Dopo cinque minuti di serenitá, ecco tornare le domande. Ma se il mio accento è dichiaratamente italiano, com´è che mi hanno flippato per francese? Crisi. Non avrei sospettato che la risposta era dietro l´angolo. A ora di pranzo il Collega Scollegato (cioè quello che capita qua solo due volte a settimana), mi chiede se vado con lui in mensa. Ok. Seduti al tavolo gli racconto la storia, buttandola un po´in vacca, in fondo non era mica morto nessuno. Alla mia osservazione ingenua “cioè come si puó scambiare un accento italiano per uno francese non so, peró è andata cosi…”, il CS risponde con la veritá rivelata: “allora c´è da dire che non tutti sanno ben distinguere un accento latino dall´altro. Sentono solo un accento romanzo e sparano la prima lingua che risponde alla loro idea di lingua romanza, cioè il francese. E poi, se te lo posso dire, non è cosi facile individuare la tua provenienza perché pronunci giá certe parole con una corretta pronuncia tedesca, ci si accorge che non sei tedesco perché in certi contesti non usi il verbo che a noi verrebbe automatico o in certi casi sbagli a porre l´accento sulla parola. In piú sai noi siamo abituati a pensare all´accento italiano come a quell´accento che senti volare nelle gelaterie, che il piú delle volte sono gestite da italiani del sud. Il tuo accento del nord invece è meno schiacciante e quindi dobbiamo pensarci un attimo per identificarti per certo come italiano”. Caspita, non mi aspettavo una risposta cosi articolata, ma ha tacitato la mia coscienza. Sentirmi dire poi che certe parole le pronuncio giá con inflessione tedesca, mi ha ringalluzzito come non mai.
Ad ogni modo ho avuto la mia rivincita non piú tardi di domenica. Ero alla cassa della Residenz che acquistavo il biglietto d´ingresso, quando il cassiere, non appena udita la mia voce, alza di scatto la testa, mi guarda tutto emozionato e chiede: Italiano? Si. Si si si, mille volte si! Italiano. I-TA-LIA-NO.
lunedì 13 febbraio 2012
Imparare tedesco è...
...è notare quanto la lingua teutonica rispecchi la simpatia che il suddetto popolo ha per i gatti.
Basti pensare a espressioni tipo:
-è vicinissimo a qui: es ist ein Katzensprung von hier...
-non sono un patito della carne: ich bin keine Fleischkatze...
-è stato fatto tutto per niente: alles auf die Katze...
Eppure da che son qui ho visto solo cani in giro. I gatti se li saranno mangiati a colazione!
PS: Oggi sono tre mesi che sono atterrato a Monaco. Che emossssssione!!!!
Basti pensare a espressioni tipo:
-è vicinissimo a qui: es ist ein Katzensprung von hier...
-non sono un patito della carne: ich bin keine Fleischkatze...
-è stato fatto tutto per niente: alles auf die Katze...
Eppure da che son qui ho visto solo cani in giro. I gatti se li saranno mangiati a colazione!
PS: Oggi sono tre mesi che sono atterrato a Monaco. Che emossssssione!!!!
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mercoledì 8 febbraio 2012
Fluttuazioni linguistiche
Ogni lingua ha le sue particolaritá, va da sé. E ogni particolaritá rende ogni lingua unica nel suo genere. Certo, ci sono particolaritá che si ritrovano in altre lingue, su questo non ci piove, peró in genere ogni lingua è un “sistema” a parte (come De Saussure docet). E imparare a gestire un sistema linguistico non è solo segnare il corrispettivo italiano sopra i termini stranieri, ma è soprattutto imparare a gestire le particolaritá con successo nei piccoli intenti comunicativi di ogni giorno. Bon, dopo questa sproloquiata tecnica posso abbassare il tono accademico e tornare al mio stile pidocchioso.
Una della particolaritá del tedesco, oltre a quelle enumerate fino alla nausea (casi, verbi finali, generi, concordanze ecc ecc), è di suscitare nel poveraccio che si mette d´impegno a parlarlo ogni giorno, delle fluttuazioni di Flüßigkeit (scioltezza). Ovviamente come tutto quello che ha a che fare con il brodo germanico queste fluttuazioni non seguono uno schema preciso, delle regole preordinate, tipo “nei giorni di pioggia non ti ricorderai mai di accordare il dativo, ma userai l´accusativo sistematicamente”, “in caso di nevicate ti dimenticherai di mettere il verbo in fondo nelle subordinate” oppure “quando splende il sole il cervello ti si scalda e va a tutta birra al pari di una porsche, facendoti parlare tedesco fluente come non mai”. Fosse cosi, tutti gli espatriati un po´perfezionisti come il sottoscritto pregherebbero per un giorno di sole in cui poter parlare decentemente tedesco senza ridursi a comunicare a gesti. Peró ste manne non succedono e ognuno si salva come puó. A me capita cosi. Ma non solo sulle lunghe distanze, quando esprimo concetti complessi del tipo “è nato prima l´uovo o la gallina?”, ”il würtsel ce l´ha o no un inizio e una fine?”. Ecco li, sarebbe un caos trovare le parole appropiate pure in italiano, in tedesco mi arrendo per partito preso e sfrutto queste tavolate pitagoriche come esercizio d´ascolto.
Capita invece che da un giorno all´altro, parole che solo il giorno prima fluivano con disinvoltura dalla mia bocca il giorno dopo si incastrino in gola, tra i denti, sotto la lingua. Insomma fan di tutto per non uscire. Ste maledette. Soprattutto mi capita con il machen. So che è pazzesco, eppure oh raga non ce la posso fare. Per interi giorni questo verbo tuttofare esce volentieri dalla mia bocca, si fa una passeggiata per l´aere e poi scompare. Ogni tanto invece si inceppa, si intestardisce e non vuole sapere di uscire, resta li, imbronciato, oppure in alcune occasioni fa l´indeciso, esce solo per metá: mach….e basta. L´-en resta dentro, troppo timido per mostrarsi al mondo e io resto li, con il verbo sospeso, la bocca spalancata che ripeto trenta volte il suono “mach” senza portarlo in fondo. Il massimo dei massimi è quando mi si inceppa la A e anzi si tira come un elastico e mi ritrovo non so come a fare esercizi di sgorgheggi: maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. So peinlich! (cosi imbarazzante).
Altra chicca sono le parole con il sch. Fresco di giornata è l´inceppamento con geschichte (storia). Anche questa parola amica-nemica esce di buzzo buono, fluida e naturale in alcuni giorni, smozzicata e tartagliata in altri. Einfach so (semplicemente cosi, senza ragione). E ti viene da porti delle domande. Cioè se fino a ieri riuscivo a pronunciarla senza problemi, perché oggi no?? E la risposta è un sonoro BHO! Succede esattamente lo stesso con i verbi. Nel mentre di certi discorsi, evidentemente particolarmente ispiranti, mi escono verbi come verhindern, durchführen e affini. Altre volte non mi vengono i verbi piú inflazionati come lassen, wollen, können. Il peggio dei peggi è quando vuoi dire una cosa, sai di sapere il verbo, ma il cervello non collabora. Al contrario va in sciopero, si spegne, fai per pensare alla parola e non ti viene manco in italiano. Nella testa c´è solo il vuoto siderale, una miriade di aria rarefatta. E finché ti rendi conto che non sai cosa vuoi dire in nessuna lingua, gli altri ti guardano sospesi, in attesa della parola che stai soppesando da millenni. Alla fine della fiera alzi un braccio, gesticoli come un cane morso da una zecca e ti fai capire in qualche modo.
Le fluttuazioni, dato il loro carattere assolutamente arbitrario, colpiscono a tradimento e in qualsiasi campo linguistico. Non puoi mai ritenerti davvero al sicuro. L´inversione verbo-soggetto che nelle domande ti riusciva cosi bene, oggi cola a picco e ti riduci a pensare “aspetta, sto facendo una domanda, dovrei fare l´inversione! Miseria me la sono dimenticata”. La posposizione del verbo in fondo alla frase che dopo tanti collaudi comincia a intrarti in automatico, oggi sballa e senza che te ne rendi conto per tempo azzardi un wenn sie kommt zu mir. E non appena ti figuri la frase nella testa, ecco che ti risuona l´allarme rosso “hai messo il verbo all´inizio con il wenn, no dico, ma sei tutto fuso???”. E ti vorresti masticare la lingua dal disdegno, ma ormai la frase l´hai lanciata e ciao, non la acchiappi piú.
Come si possono quindi sconfiggere le fluttuazioni a tradimento? Bella domanda. Io mi limito a prenderle come vengono, oggi va bene, domani chissá. Come i valori della borsa per intenderci. Bisogna buttarsi e prendere quello che viene. Oggi ti puoi tranquillamente spacciare per madrelingua dato lo speciale stato di grazia, domani torni nel limbo dei balbuzienti cronici. Tutto un su e giú. Spiccicato al Nasdaq e al Down Jones.
Oggi nevica. Di stamattina ho giá toppato il geschichte. Vediamo ora di sera quale altra fluttuazioni mi becco!
Una della particolaritá del tedesco, oltre a quelle enumerate fino alla nausea (casi, verbi finali, generi, concordanze ecc ecc), è di suscitare nel poveraccio che si mette d´impegno a parlarlo ogni giorno, delle fluttuazioni di Flüßigkeit (scioltezza). Ovviamente come tutto quello che ha a che fare con il brodo germanico queste fluttuazioni non seguono uno schema preciso, delle regole preordinate, tipo “nei giorni di pioggia non ti ricorderai mai di accordare il dativo, ma userai l´accusativo sistematicamente”, “in caso di nevicate ti dimenticherai di mettere il verbo in fondo nelle subordinate” oppure “quando splende il sole il cervello ti si scalda e va a tutta birra al pari di una porsche, facendoti parlare tedesco fluente come non mai”. Fosse cosi, tutti gli espatriati un po´perfezionisti come il sottoscritto pregherebbero per un giorno di sole in cui poter parlare decentemente tedesco senza ridursi a comunicare a gesti. Peró ste manne non succedono e ognuno si salva come puó. A me capita cosi. Ma non solo sulle lunghe distanze, quando esprimo concetti complessi del tipo “è nato prima l´uovo o la gallina?”, ”il würtsel ce l´ha o no un inizio e una fine?”. Ecco li, sarebbe un caos trovare le parole appropiate pure in italiano, in tedesco mi arrendo per partito preso e sfrutto queste tavolate pitagoriche come esercizio d´ascolto.
Capita invece che da un giorno all´altro, parole che solo il giorno prima fluivano con disinvoltura dalla mia bocca il giorno dopo si incastrino in gola, tra i denti, sotto la lingua. Insomma fan di tutto per non uscire. Ste maledette. Soprattutto mi capita con il machen. So che è pazzesco, eppure oh raga non ce la posso fare. Per interi giorni questo verbo tuttofare esce volentieri dalla mia bocca, si fa una passeggiata per l´aere e poi scompare. Ogni tanto invece si inceppa, si intestardisce e non vuole sapere di uscire, resta li, imbronciato, oppure in alcune occasioni fa l´indeciso, esce solo per metá: mach….e basta. L´-en resta dentro, troppo timido per mostrarsi al mondo e io resto li, con il verbo sospeso, la bocca spalancata che ripeto trenta volte il suono “mach” senza portarlo in fondo. Il massimo dei massimi è quando mi si inceppa la A e anzi si tira come un elastico e mi ritrovo non so come a fare esercizi di sgorgheggi: maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. So peinlich! (cosi imbarazzante).
Altra chicca sono le parole con il sch. Fresco di giornata è l´inceppamento con geschichte (storia). Anche questa parola amica-nemica esce di buzzo buono, fluida e naturale in alcuni giorni, smozzicata e tartagliata in altri. Einfach so (semplicemente cosi, senza ragione). E ti viene da porti delle domande. Cioè se fino a ieri riuscivo a pronunciarla senza problemi, perché oggi no?? E la risposta è un sonoro BHO! Succede esattamente lo stesso con i verbi. Nel mentre di certi discorsi, evidentemente particolarmente ispiranti, mi escono verbi come verhindern, durchführen e affini. Altre volte non mi vengono i verbi piú inflazionati come lassen, wollen, können. Il peggio dei peggi è quando vuoi dire una cosa, sai di sapere il verbo, ma il cervello non collabora. Al contrario va in sciopero, si spegne, fai per pensare alla parola e non ti viene manco in italiano. Nella testa c´è solo il vuoto siderale, una miriade di aria rarefatta. E finché ti rendi conto che non sai cosa vuoi dire in nessuna lingua, gli altri ti guardano sospesi, in attesa della parola che stai soppesando da millenni. Alla fine della fiera alzi un braccio, gesticoli come un cane morso da una zecca e ti fai capire in qualche modo.
Le fluttuazioni, dato il loro carattere assolutamente arbitrario, colpiscono a tradimento e in qualsiasi campo linguistico. Non puoi mai ritenerti davvero al sicuro. L´inversione verbo-soggetto che nelle domande ti riusciva cosi bene, oggi cola a picco e ti riduci a pensare “aspetta, sto facendo una domanda, dovrei fare l´inversione! Miseria me la sono dimenticata”. La posposizione del verbo in fondo alla frase che dopo tanti collaudi comincia a intrarti in automatico, oggi sballa e senza che te ne rendi conto per tempo azzardi un wenn sie kommt zu mir. E non appena ti figuri la frase nella testa, ecco che ti risuona l´allarme rosso “hai messo il verbo all´inizio con il wenn, no dico, ma sei tutto fuso???”. E ti vorresti masticare la lingua dal disdegno, ma ormai la frase l´hai lanciata e ciao, non la acchiappi piú.
Come si possono quindi sconfiggere le fluttuazioni a tradimento? Bella domanda. Io mi limito a prenderle come vengono, oggi va bene, domani chissá. Come i valori della borsa per intenderci. Bisogna buttarsi e prendere quello che viene. Oggi ti puoi tranquillamente spacciare per madrelingua dato lo speciale stato di grazia, domani torni nel limbo dei balbuzienti cronici. Tutto un su e giú. Spiccicato al Nasdaq e al Down Jones.
Oggi nevica. Di stamattina ho giá toppato il geschichte. Vediamo ora di sera quale altra fluttuazioni mi becco!
lunedì 6 febbraio 2012
Ponte bavaro-veronese
Opera in atti non pervenuti.
Personaggi principali: la Tutor, Torquitax, Gentile Signorina, Gentile Commerciante.
Luogo: Ufficetto Tedesco (UT) locato in Monaco di Baviera
Intro: è una giornata fredda (il termometro registra –5), ma soleggiata. L´azione si svolge al chiuso, nel sopracitato UT. Spazio temporale: due ore pressappoco. Il sipario si apre. Torquitax è seduto alla sua scrivania, intento a navigare in Internet. Dall´altro ufficio giunge una voce.
Tutor: Torquiiiiiiiiiiiiiiii
Torquitax: Siiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Tu: Puoi venire qua un momento?
To: Ceeeeeeeeeerto, volo!
Tu: Allora, siediti un momento che ti spiego cosa mi serve. Tra due settimane abbiamo il seminario sugli appalti pubblici in Italia e mi servirebbero delle informazioni specifiche. Purtroppo è da tre praticanti a sta parte che tentiamo di ottenere ste informazioni, ma senza successo. Le altre praticanti hanno mandato una catervata di mail, ma non ci ha mai risposto nessuno. Peró io ho veramente bisogno di chiarire questi dubbi, non solo per il seminario, ma anche in futuro. Mi serve infatti sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter ottenere la certificazione SOA in Italia che permetta di concorrere a un appalto pubblico anche in territorio italiano. Speriamo che stavolta sia la volta buona che ci rispondono o per lo meno risolviamo questa problematica. Ti invio il link sul tuo computer della Homepage con tutte le filiali registrate che rilasciano il documento. Vedi cosa riesci a fare.
To: Ok.
Tornato alla sua scrivania Torquitax apre il link e dopo una rapida occhiata alla lista scopre che una delle molte filiali sparse per lo Stivale è locata in Verona. Il nostro fu portato a pensare che aveva trovato il primo appiglio a cui aggrapparsi. “Veronese son veronese – pensa – gran fatti che non riusciamo a capirci???” Torna quindi dalla Tutor.
To: Tuti tuti ho avuto un´idea. Senza che stiam qua a mandare mail che magari cestinano non appena vedono un indirizzo straniero, che ne dici se li chiamiamo direttamente? Cosi almeno sono costretti a risponderci e se non sanno darci risposta per lo meno ci indirezzeranno a qualcuno di piú competente, no?
Tu: Tolle Idee!! Chiama dal mio telefono che è abilitato anche per l´estero.
… tuuuuuu tuuuuuuuu tuuuu (squillo di telefono)…
Gentile Signorina: Pronta Risposta buongiorno cosa posso fare per lei?
To: Salve, chiamo dall`UT di Monaco di Baviera, volevo sapere alcune informazioni circa il rilascio delle certificazioni SOA.
GS: Oh…ah…si…ehm (voce ansiogena)…allora guardi le passo uno dei commerciali. Resti in linea.
…stagioni di Vivaldi di sottofondo…
GS: Pronto, è ancora li?
To: Si sono qui.
GS: Purtroppo ho tutti i commerciali occupati. Se mi lascia un numero e un nominativo la faccio prontamente richiamare.
To: D´accordo. Numero 0049….. Nominativo Torquitax.
GS: Grazie, appena possibile la faccio richiamare. Arrivederci.
Il nostro torna alla sua scrivania dopo aver spiegato alla Tutor di aspettarsi una chiamata dall´Italia e spera ardentemente che richiamino e non confermino l´orrida usanza italica di dimenticarsi di richiamare. Posate le chiappe sulla sedia resta vigile in attesa che il telefono trilli. Passano quindici minuti e il trillo eccheggia per l´UT.
GS: Pronto sono Penelope della Pronta Risposta, parlo con Torquitax?
To: In persona.
GS: Benissimo, le passo uno dei commerciali che si è appena liberato.
To: Grazie.
Gentile Commerciante: Maurizio Calpurotti, piacere!
To: Torquitax piacere!
GC: Ohhh scusi se glielo dico ma non sa che sollievo che lei parli italiano.
To: Aahahaha io sono italiano!!
GC: Ah siiiiiiiiii? Ah fantastico allora (grassa risata)
To: Guardi a dirla tutta sono pure veronese.
GC: Nooooooooooooooo davveroooooo? Non ci posso credere (grassissima risata). Allora mi dica come posso aiutarla, cosa posso fare per lei.
To: Le mie colleghe vorrebbero sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter avere un certificato SOA per concorrere in un appalto pubblico in Italia. Se ci sono determinati documenti da presentare, ecc ecc.
GC: Mah, in linea di massima è solo un problema di traduzione. Essendo membro dell´EU la Germania ha diritto a concorrere in Italia, ma deve presentare i documenti in italiano. Poi…..
To: …ah ok….mhmm capisco…ok. Ricapitolando: una ditta tedesca puó avere un certificato SOA in Italia basta che presenti i documenti in italiano e controlli nelle liste delle categorie a quale categoria appartiene.
GC: Esatto.
To: Perfettissimo e guardi, l´ultima cortesia. Le colleghe mi chiedono se da qualche parte, in Internet o sulla vostra pagina c´è una brochure riepilogativa. Anche in inglese va bene, non pretendiamo miracoli.
GC: Mah a dire il vero abbiamo un file PDF anche in tedesco.
To: Ah si??? Puó mandarmi tutto via mail?
GC: Certo, basta che mi dia un indirizzo mail a cui spedirlo e glielo spedisco volentieri.
To: Grazie mille millissime!!
To: Tuti tutiiiiiii ce l´ho fatta, ho le informazioni!
Tu: Oooohhhhhhhhh finalmente! Tu sei il praticante che ce l´ha fatta. Spiegami tutto.
To: Bla bla bla bla bla…
Tu: Pure la brochure in tedesco??? SUPER, WUNDERBAR!!!
Morale: il nostro non sapeva se ce l´avrebbe fatta. Questo era il suo primo incarico di responsabilitá e potete figurarvi la tremarella che aveva mentre parlava al telefono la prima volta.Sentiva pesare sulle sue spalle la consapevolezza di rappresentare l´unico ponte tra i bavari e i veronesi. Peró in una maniera del tutto inaspettata è riuscito a gestire la cosa. Senza tanti corsi preparatori, esperienze o seminari di trainig autogeno. Andando a naso, questo non l´ha tradito. Fiuuuuuuu. L´autostima lo lanciava in spazi siderali, facendogli accarezzare gli anelli di Saturno con le dita. Eh bhe, che dire…bavari e veronesi si intendono alla perfezione!
Personaggi principali: la Tutor, Torquitax, Gentile Signorina, Gentile Commerciante.
Luogo: Ufficetto Tedesco (UT) locato in Monaco di Baviera
Intro: è una giornata fredda (il termometro registra –5), ma soleggiata. L´azione si svolge al chiuso, nel sopracitato UT. Spazio temporale: due ore pressappoco. Il sipario si apre. Torquitax è seduto alla sua scrivania, intento a navigare in Internet. Dall´altro ufficio giunge una voce.
Tutor: Torquiiiiiiiiiiiiiiii
Torquitax: Siiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Tu: Puoi venire qua un momento?
To: Ceeeeeeeeeerto, volo!
Tu: Allora, siediti un momento che ti spiego cosa mi serve. Tra due settimane abbiamo il seminario sugli appalti pubblici in Italia e mi servirebbero delle informazioni specifiche. Purtroppo è da tre praticanti a sta parte che tentiamo di ottenere ste informazioni, ma senza successo. Le altre praticanti hanno mandato una catervata di mail, ma non ci ha mai risposto nessuno. Peró io ho veramente bisogno di chiarire questi dubbi, non solo per il seminario, ma anche in futuro. Mi serve infatti sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter ottenere la certificazione SOA in Italia che permetta di concorrere a un appalto pubblico anche in territorio italiano. Speriamo che stavolta sia la volta buona che ci rispondono o per lo meno risolviamo questa problematica. Ti invio il link sul tuo computer della Homepage con tutte le filiali registrate che rilasciano il documento. Vedi cosa riesci a fare.
To: Ok.
Tornato alla sua scrivania Torquitax apre il link e dopo una rapida occhiata alla lista scopre che una delle molte filiali sparse per lo Stivale è locata in Verona. Il nostro fu portato a pensare che aveva trovato il primo appiglio a cui aggrapparsi. “Veronese son veronese – pensa – gran fatti che non riusciamo a capirci???” Torna quindi dalla Tutor.
To: Tuti tuti ho avuto un´idea. Senza che stiam qua a mandare mail che magari cestinano non appena vedono un indirizzo straniero, che ne dici se li chiamiamo direttamente? Cosi almeno sono costretti a risponderci e se non sanno darci risposta per lo meno ci indirezzeranno a qualcuno di piú competente, no?
Tu: Tolle Idee!! Chiama dal mio telefono che è abilitato anche per l´estero.
… tuuuuuu tuuuuuuuu tuuuu (squillo di telefono)…
Gentile Signorina: Pronta Risposta buongiorno cosa posso fare per lei?
To: Salve, chiamo dall`UT di Monaco di Baviera, volevo sapere alcune informazioni circa il rilascio delle certificazioni SOA.
GS: Oh…ah…si…ehm (voce ansiogena)…allora guardi le passo uno dei commerciali. Resti in linea.
…stagioni di Vivaldi di sottofondo…
GS: Pronto, è ancora li?
To: Si sono qui.
GS: Purtroppo ho tutti i commerciali occupati. Se mi lascia un numero e un nominativo la faccio prontamente richiamare.
To: D´accordo. Numero 0049….. Nominativo Torquitax.
GS: Grazie, appena possibile la faccio richiamare. Arrivederci.
Il nostro torna alla sua scrivania dopo aver spiegato alla Tutor di aspettarsi una chiamata dall´Italia e spera ardentemente che richiamino e non confermino l´orrida usanza italica di dimenticarsi di richiamare. Posate le chiappe sulla sedia resta vigile in attesa che il telefono trilli. Passano quindici minuti e il trillo eccheggia per l´UT.
GS: Pronto sono Penelope della Pronta Risposta, parlo con Torquitax?
To: In persona.
GS: Benissimo, le passo uno dei commerciali che si è appena liberato.
To: Grazie.
Gentile Commerciante: Maurizio Calpurotti, piacere!
To: Torquitax piacere!
GC: Ohhh scusi se glielo dico ma non sa che sollievo che lei parli italiano.
To: Aahahaha io sono italiano!!
GC: Ah siiiiiiiiii? Ah fantastico allora (grassa risata)
To: Guardi a dirla tutta sono pure veronese.
GC: Nooooooooooooooo davveroooooo? Non ci posso credere (grassissima risata). Allora mi dica come posso aiutarla, cosa posso fare per lei.
To: Le mie colleghe vorrebbero sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter avere un certificato SOA per concorrere in un appalto pubblico in Italia. Se ci sono determinati documenti da presentare, ecc ecc.
GC: Mah, in linea di massima è solo un problema di traduzione. Essendo membro dell´EU la Germania ha diritto a concorrere in Italia, ma deve presentare i documenti in italiano. Poi…..
To: …ah ok….mhmm capisco…ok. Ricapitolando: una ditta tedesca puó avere un certificato SOA in Italia basta che presenti i documenti in italiano e controlli nelle liste delle categorie a quale categoria appartiene.
GC: Esatto.
To: Perfettissimo e guardi, l´ultima cortesia. Le colleghe mi chiedono se da qualche parte, in Internet o sulla vostra pagina c´è una brochure riepilogativa. Anche in inglese va bene, non pretendiamo miracoli.
GC: Mah a dire il vero abbiamo un file PDF anche in tedesco.
To: Ah si??? Puó mandarmi tutto via mail?
GC: Certo, basta che mi dia un indirizzo mail a cui spedirlo e glielo spedisco volentieri.
To: Grazie mille millissime!!
To: Tuti tutiiiiiii ce l´ho fatta, ho le informazioni!
Tu: Oooohhhhhhhhh finalmente! Tu sei il praticante che ce l´ha fatta. Spiegami tutto.
To: Bla bla bla bla bla…
Tu: Pure la brochure in tedesco??? SUPER, WUNDERBAR!!!
Morale: il nostro non sapeva se ce l´avrebbe fatta. Questo era il suo primo incarico di responsabilitá e potete figurarvi la tremarella che aveva mentre parlava al telefono la prima volta.Sentiva pesare sulle sue spalle la consapevolezza di rappresentare l´unico ponte tra i bavari e i veronesi. Peró in una maniera del tutto inaspettata è riuscito a gestire la cosa. Senza tanti corsi preparatori, esperienze o seminari di trainig autogeno. Andando a naso, questo non l´ha tradito. Fiuuuuuuu. L´autostima lo lanciava in spazi siderali, facendogli accarezzare gli anelli di Saturno con le dita. Eh bhe, che dire…bavari e veronesi si intendono alla perfezione!
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martedì 31 gennaio 2012
Paese che vai...
…usanze che trovi, recita il vecchio proverbio. E per un espatriato tale massima non potrebbe essere piú vera. Perché tra le due cugine che vivono al di qua e al di la delle Alpi, ci sono delle sostanziali differenze d´usanze. Il turista che si ferma qua una settimana avverte/vede solo quelle piú lampanti come per esempio lo strapotere dei ciclisti, il traffico intenso, ma scorrevole, la gente spaparanzata a ogni angolo della cittá, verde o grigio che sia e una certa tendenza all´ignoramento reciproco.
Ci sono tuttavia una miriade di altri piccoli accorgimenti quotidiani che l´espatriato è tenuto a notare e adottare il piú velocemente possibile, previo sgamamento del suo status di cittadino non-tedesco. Tali attenzioni sono state per il sottoscritto sia un´adorabile scoperta che una novitá del tutto inaspettata, perché usanze che da noi sono state del tutto, o quasi, dimenticate qui ho dovuto rispolverarle e impiegarle fin da subito. Senza star qua ad annoiarvi con tanti aneddoti (che magari lascio a un prossimo post), vi snocciolo una bella lista che scorre meglio e va dritta al punto:
-qua si saluta tutti. Stai chiudendo la porta di casa e sulle scale transita un perfetto sconosciuto? Si saluta! Hallo, Morgen, quello che volete, ma si saluta. Poi anche se ci si ritrova spalmati in metro non ci si guarda manco in faccia, peró si saluta.
-qui si chiede per favore, bitte. Alla mensa, allo sportello della DB, alla collega, chiunque. Se avete una richiesta è imperativo accompagnarla con il bitte. Non esiste che lo dimentichiate. Se lo fate gli state giá sul…avete capito…
-ringraziare non è buona educazione, è doveroso. Pagate al baracchino della stazione, ricevete una risposta dalla dirimpettaia, un vicino vi lascia aperto il portone, il danke ci sta. Sempre. Anche se non ne avete voglia, pinzatevi la lingua e tiratelo fuori. Che un sorriso non si nega a nessuno.
-qui non si dice all´ufficio che si va in bagno, ma ci si augura di tutto. Tipo: Morgen per quando si entra dalla porta alla mattina, guten appetit/lässt es dir schmecken (variante deutsch che piú deutsch non si puó) per quando si va in mensa, bis gleich se la collega va a mangiare a casa in pausa pranzo, bis morgen/schönen Feierabend durante la settimana e infine il schönes Wochenende per il fine settimana. Se abbandonate l´ufficio senza dire niente, siete sulla buona strada per la ghettizzazione immediata.
-al supermercato è buon costume augurare un buon proseguimento di giornata anche se sono le 7 di sera. Altrimenti rischiate che la cassiera vi faccia pagare una mela 5 euro perché non siete stati abbastanza educati.
-in metro non si fiata, non ci si lamenta, non si parla al telefono sguaiatamente. Assolutamente vietato. Si fanno cose piú edificanti come leggere, ascoltare musica o il meglio del meglio rimanere in silenzio. Quello sarebbe veramente il the best of!
-qui non si gira in compagnia, ma essenzialmente da soli. Se vi guardate attorno per la strada non vedrete i megagruppetti di sbarbine o galletti come da noi, ma una massa di individui slegati l´uno dall´altro che condividono momentaneamente lo stesso pezzo di marciapiede. Le cose si fanno il piú delle volte da soli. Avere compagnia è un lusso.
-il volume della voce va tenuto sempre medio-basso, altrimenti vi beccate di quelle occhiate agghiaccianti che manco un secondino vi refila. La pace pubblica è cosa sacrosanta e va rispettata.
-checché ne dicano neanche qua il rosso è un divieto osservato religiosamente. Se non vedono nessuna macchina o bus in arrivo, attraversano anche loro con il rosso. Quindi questa abitudine potete anche conservarla.
-l´ecologia è un valore basilare. Talmente basilare che quando andate a comprare le scarpe vi chiedono se volete anche la scatola oltre alle scarpe. Interrogando il circondario tedesco dell´UT ho scoperto che te lo chiedono per fare meno pattume possibile. Se tutti si portano a casa le scatole delle scarpe, hai voglia papier che sprechi? Allora è molto meglio che la smaltisca il negozio che poi andrá sicuramente reciclata. La prossima volta mi ricorderó di non accettare la scatola insieme alle scarpe.
-un po´di verdura al giorno è cosa buona e giusta. Una mela verso le 11, una ciotolina di insalata per accompagnare il piatto principale del giorno. Qua i finti salutisti non durerebbero un giorno. Sono tutti salutisti a oltranza!
-l´ombrello è un ingombrante orpello di cui si fa volentieri a meno. Molto meglio il cappuccio, il berretto da sciatori o il passamontagna. Tengono piú caldo, non si rompono a causa del vento e se i capelli si guastano basta farsi una bella doccia appena tornati a casa per riaverli come la pubblicitá della Pantene (perché io valgo).
Un´usanza per tutti i gusti insomma. Che a loro sembrano stupide faccenduole quotidiane, ma per l´espatriato catapultato qua sono questioni essenziali su cui interrogarsi. Io, dopo un ragionevole lasso di tempo, ho deciso di smettere di farmi domande, ma di tornare allo stadio di Tarzan: “io italiano, tu tedesco, tu insegnare me come vivere in tua terra, io insegnare te come cuocere pasta senza sembrare gomma da scarpe”.
Ci sono tuttavia una miriade di altri piccoli accorgimenti quotidiani che l´espatriato è tenuto a notare e adottare il piú velocemente possibile, previo sgamamento del suo status di cittadino non-tedesco. Tali attenzioni sono state per il sottoscritto sia un´adorabile scoperta che una novitá del tutto inaspettata, perché usanze che da noi sono state del tutto, o quasi, dimenticate qui ho dovuto rispolverarle e impiegarle fin da subito. Senza star qua ad annoiarvi con tanti aneddoti (che magari lascio a un prossimo post), vi snocciolo una bella lista che scorre meglio e va dritta al punto:
-qua si saluta tutti. Stai chiudendo la porta di casa e sulle scale transita un perfetto sconosciuto? Si saluta! Hallo, Morgen, quello che volete, ma si saluta. Poi anche se ci si ritrova spalmati in metro non ci si guarda manco in faccia, peró si saluta.
-qui si chiede per favore, bitte. Alla mensa, allo sportello della DB, alla collega, chiunque. Se avete una richiesta è imperativo accompagnarla con il bitte. Non esiste che lo dimentichiate. Se lo fate gli state giá sul…avete capito…
-ringraziare non è buona educazione, è doveroso. Pagate al baracchino della stazione, ricevete una risposta dalla dirimpettaia, un vicino vi lascia aperto il portone, il danke ci sta. Sempre. Anche se non ne avete voglia, pinzatevi la lingua e tiratelo fuori. Che un sorriso non si nega a nessuno.
-qui non si dice all´ufficio che si va in bagno, ma ci si augura di tutto. Tipo: Morgen per quando si entra dalla porta alla mattina, guten appetit/lässt es dir schmecken (variante deutsch che piú deutsch non si puó) per quando si va in mensa, bis gleich se la collega va a mangiare a casa in pausa pranzo, bis morgen/schönen Feierabend durante la settimana e infine il schönes Wochenende per il fine settimana. Se abbandonate l´ufficio senza dire niente, siete sulla buona strada per la ghettizzazione immediata.
-al supermercato è buon costume augurare un buon proseguimento di giornata anche se sono le 7 di sera. Altrimenti rischiate che la cassiera vi faccia pagare una mela 5 euro perché non siete stati abbastanza educati.
-in metro non si fiata, non ci si lamenta, non si parla al telefono sguaiatamente. Assolutamente vietato. Si fanno cose piú edificanti come leggere, ascoltare musica o il meglio del meglio rimanere in silenzio. Quello sarebbe veramente il the best of!
-qui non si gira in compagnia, ma essenzialmente da soli. Se vi guardate attorno per la strada non vedrete i megagruppetti di sbarbine o galletti come da noi, ma una massa di individui slegati l´uno dall´altro che condividono momentaneamente lo stesso pezzo di marciapiede. Le cose si fanno il piú delle volte da soli. Avere compagnia è un lusso.
-il volume della voce va tenuto sempre medio-basso, altrimenti vi beccate di quelle occhiate agghiaccianti che manco un secondino vi refila. La pace pubblica è cosa sacrosanta e va rispettata.
-checché ne dicano neanche qua il rosso è un divieto osservato religiosamente. Se non vedono nessuna macchina o bus in arrivo, attraversano anche loro con il rosso. Quindi questa abitudine potete anche conservarla.
-l´ecologia è un valore basilare. Talmente basilare che quando andate a comprare le scarpe vi chiedono se volete anche la scatola oltre alle scarpe. Interrogando il circondario tedesco dell´UT ho scoperto che te lo chiedono per fare meno pattume possibile. Se tutti si portano a casa le scatole delle scarpe, hai voglia papier che sprechi? Allora è molto meglio che la smaltisca il negozio che poi andrá sicuramente reciclata. La prossima volta mi ricorderó di non accettare la scatola insieme alle scarpe.
-un po´di verdura al giorno è cosa buona e giusta. Una mela verso le 11, una ciotolina di insalata per accompagnare il piatto principale del giorno. Qua i finti salutisti non durerebbero un giorno. Sono tutti salutisti a oltranza!
-l´ombrello è un ingombrante orpello di cui si fa volentieri a meno. Molto meglio il cappuccio, il berretto da sciatori o il passamontagna. Tengono piú caldo, non si rompono a causa del vento e se i capelli si guastano basta farsi una bella doccia appena tornati a casa per riaverli come la pubblicitá della Pantene (perché io valgo).
Un´usanza per tutti i gusti insomma. Che a loro sembrano stupide faccenduole quotidiane, ma per l´espatriato catapultato qua sono questioni essenziali su cui interrogarsi. Io, dopo un ragionevole lasso di tempo, ho deciso di smettere di farmi domande, ma di tornare allo stadio di Tarzan: “io italiano, tu tedesco, tu insegnare me come vivere in tua terra, io insegnare te come cuocere pasta senza sembrare gomma da scarpe”.
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giovedì 26 gennaio 2012
Reclam turistica 100/19
Siete venuti a Monaco per un week-end mordi e fuggi e vorreste vedere tutto quello che c´è da vedere? Siete amanti dell´arte e durante il tragitto vi siete scervellati a approntare un tour de force che comprenda tutte le meraviglie che la guida turistica snocciola? Vorreste ammirare i monumenti da vicino senza congelarvi d´inverno e squagliarvi d´estate? Avete scarpinato tutto il giorno ma vorreste ancora vedere qualcosina nonostante le gambe vi tirino a terra? Non preoccupatevi. Monaco puó soddisfare tutte le vostre richieste in una volta sola! E oggi, e solo per oggi, vi facciamo una proposta che non potrete rifiutare. Oggi il vostro ufficio turistico di fiducia vi consiglia la formula 100/19.
Questa fantastica opportunitá è a vostra completa disposizione 365 giorni l´anno, dalle 6 del mattino alle 12 di sera, al modico prezzo standard di una corsa in autobus. La municipalitá cittadina pensa anche a voi, miei cari turisti fai da te e si adopera per facilitare al meglio la vostra permanenza nella cittá ai piedi delle Alpi. Senza che dobbiate correre come formiche su e giú da una stazione della metro all´altra, nell´ansia di ottimizzare il tempo. Rilassatevi. Prendete la cartina in mano e recatevi alla fermata Bus/Tram Hauptbahnof Nord. E che il vostro tour abbia inizio!
Aspettate il bus numero 100. Questo favoloso autobus corre lungo la cosiddetta Museenlinie, la linea dei Musei, cosi chiamata perché tocca 21 dei 52 musei che Monaco offre. Ma non solo. Tocca anche punti cittadini le cui foto si trovano su qualunque guida turistica in commercio. Lasciandovi la stazione centrale alle spalle potrete ammirare dopo un paio di fermate la magnifica Königsplatz, la piazza tutta greca su cui si affacciano i Propilei (ideali porte di accesso alla cittá), la Gliptoteca e il Museo delle collezioni antiche. Giusto dietro ai Propilei vedrete sfilare la Lenbachhaus, al cui interno vengono ospitati quadri e incisioni dei primi anni del Novecento. Dopo aver costeggiato la Technische Universität comparirá alla vostra destra la Alte Pinakothek e alla vostra sinistra il Museo Egizio nuovo di zecca. Piú avanti sosterete di fronte alla Pinakothek der Moderne, futuristica pinacoteca per l´arte degli ultimi anni, da Andy Warhol in poi. Costeggiando il Siemens Forum (completo di museo al suo interno), svolterete quindi a destra per immettervi nell´arteria pulsante di Monaco, la Ludwigstraße, che percorrete fino in fondo, godendovi lo spettacolo della Theatinerkirche, della Loggia dei Generali, della Residenz e riuscirete anche a intravedere le guglie del Neues Rathaus e dell´Alte Peter. Risalendo un poco la Ludwigstraße svolterete di nuovo sulla destra e percorrete un lungo viale su cui si affacciano l´ambasciata americana, un piccolo squarcio di Englischer Garten (a sinistra), il governo della Baviera e il Prinz Carl Palais (a destra), piccolo attico tenuto sempre a disposizione per dare a qualche capo di stato in visita un letto in cui dormire. Proseguendo incontrete il gigantesco complesso dell`Haus der Kunst, seguito dall´altrettanto imponente complesso museale del Bayerisches Nationalmuseum. Dopo tanta esagerazione qualcosa di piú contenuto, ovvero la Schack Galerie, piccola collezione dell´omonimo barone. Finalmente l´Isar, oltrepassato il quale girerete attorno all´etereo Friedensengel, la colonna dell´Angelo della Pace, per finire in Europaplatz, una delle piazze circolari piú signorili di Monaco. Poco piú avanti sulla vostra destra comparirá Villa Stuck, pregevole villa liberty tutta in stile Art Nouveau, cosi come la collezione di capolavori che ospita, una sorta di Vittoriale monacense. Seguendo l´altra grande arteria della cittá, Prinzregentenstraße, (che in realtá state giá percorrendo dall´Haus der Kunst) arrivete davanti al Prinzregententheater, uno dei teatri piú rinomati di Monaco. Da qui il nostro tour comincia a impoverirsi, case e aziende in cemento e vetro invadono lo spazio e il paesaggio. Il bus n. 100 fa capolinea alla Ostbahnhof, cuore del “quartiere francese” al di la dell´Isar.
Scendete alla banchina dei bus e attraversate la piazza semicircolare fino ad arrivare alla pensilina del tram. Li aspettate il numero 19, direzione Pasing. Una volta saliti vi guiderá attraverso le strade e le piazze del quartiere francese, elegante e raffinato come il nome lascia intendere. In un paio di fermate siete in Max-Weber-Platz, anticamera delle prossime meraviglie. Costeggiando un lungo muro circolare vi troverete alle spalle del gigantesco Maximilianeum, sede del Parlamento bavarese, affacciato sull´Isar e in perfetta linea retta con la Maximilianstraße, la via dello shopping sfrenato e internazionale. La Via Condotti d´Oltralpe. Rifatevi gli occhi ammirando estasiasti le vetrine di Valentino, Gucci, Armani, Ferragamo, Chanel, Vitton e tutto il poutpourri delle marche svuotaportafogli. In fondo alla via si aprirá sulla vostra destra la piazza del Teatro Nazionale, da cui vi occhieggerá la Residenz, sede dei duchi, principi elettori e sovrani bavaresi. Aguzzando la vista vi sará possibile vedere la cupola della Theatirnerkirche che avevate ammirato dal bus n. 100. Inoltrandovi nelle vie della cittá vecchia, costeggerete la facciata laterale del Neues Rathaus e sbucherete nella piazza del BayerischeHof Hotel, hotel piú in di Monaco, nonché piú caro in assoluto. Godendovi il dondolio del tram si aprirá davanti a voi la scenografica Lenbachplatz, corredata di fontana commemorativa, piccolo parco verde e il barocco Palazzo di Giustizia, tutto cupole e frontoni. Prima che il viaggio giunga alla fine peró sporgete il collo verso sinistra e memorizzate per bene l´elegante sobrietá della Rondell di Karlsplatz (Stachus), da cui si diparte la bellissima Füßgängerzone che culmina in Marienplatz. Ancora una fermata e siamo di nuovo in Stazione centrale. Purtroppo qui termina il nostro tour turistico a buon mercato. Potete restare alla banchina e aspettare il prossimo bus/tram che vi riporti in hotel o potete scendere in metro e prendere la vostra U/S-Bahn. Avete solo l´imbarazzo della scelta.
Prima di salutarvi vogliamo inoltre farvi presente che altri punti cittadini, sfuggiti al nostro tour, sono facilmente raggiugibili dalla stazione centrale. Sendlinger Tor, Isartor, il Deutsches Museum e il Gasteig sono lungo la linea 16, Schloß Nymphenburg è raggiungibile con il tram 17, Karolinenplatz e le Pinacoteche con il n. 27.
Gentili signori, speriamo di aver stuzzicato la vostra curiositá, non vediamo l´ora di avervi a bordo dei nostri mezzi pubblici. La Torquitax Travel Agency vi augura una buona giornata.
Questa fantastica opportunitá è a vostra completa disposizione 365 giorni l´anno, dalle 6 del mattino alle 12 di sera, al modico prezzo standard di una corsa in autobus. La municipalitá cittadina pensa anche a voi, miei cari turisti fai da te e si adopera per facilitare al meglio la vostra permanenza nella cittá ai piedi delle Alpi. Senza che dobbiate correre come formiche su e giú da una stazione della metro all´altra, nell´ansia di ottimizzare il tempo. Rilassatevi. Prendete la cartina in mano e recatevi alla fermata Bus/Tram Hauptbahnof Nord. E che il vostro tour abbia inizio!
Aspettate il bus numero 100. Questo favoloso autobus corre lungo la cosiddetta Museenlinie, la linea dei Musei, cosi chiamata perché tocca 21 dei 52 musei che Monaco offre. Ma non solo. Tocca anche punti cittadini le cui foto si trovano su qualunque guida turistica in commercio. Lasciandovi la stazione centrale alle spalle potrete ammirare dopo un paio di fermate la magnifica Königsplatz, la piazza tutta greca su cui si affacciano i Propilei (ideali porte di accesso alla cittá), la Gliptoteca e il Museo delle collezioni antiche. Giusto dietro ai Propilei vedrete sfilare la Lenbachhaus, al cui interno vengono ospitati quadri e incisioni dei primi anni del Novecento. Dopo aver costeggiato la Technische Universität comparirá alla vostra destra la Alte Pinakothek e alla vostra sinistra il Museo Egizio nuovo di zecca. Piú avanti sosterete di fronte alla Pinakothek der Moderne, futuristica pinacoteca per l´arte degli ultimi anni, da Andy Warhol in poi. Costeggiando il Siemens Forum (completo di museo al suo interno), svolterete quindi a destra per immettervi nell´arteria pulsante di Monaco, la Ludwigstraße, che percorrete fino in fondo, godendovi lo spettacolo della Theatinerkirche, della Loggia dei Generali, della Residenz e riuscirete anche a intravedere le guglie del Neues Rathaus e dell´Alte Peter. Risalendo un poco la Ludwigstraße svolterete di nuovo sulla destra e percorrete un lungo viale su cui si affacciano l´ambasciata americana, un piccolo squarcio di Englischer Garten (a sinistra), il governo della Baviera e il Prinz Carl Palais (a destra), piccolo attico tenuto sempre a disposizione per dare a qualche capo di stato in visita un letto in cui dormire. Proseguendo incontrete il gigantesco complesso dell`Haus der Kunst, seguito dall´altrettanto imponente complesso museale del Bayerisches Nationalmuseum. Dopo tanta esagerazione qualcosa di piú contenuto, ovvero la Schack Galerie, piccola collezione dell´omonimo barone. Finalmente l´Isar, oltrepassato il quale girerete attorno all´etereo Friedensengel, la colonna dell´Angelo della Pace, per finire in Europaplatz, una delle piazze circolari piú signorili di Monaco. Poco piú avanti sulla vostra destra comparirá Villa Stuck, pregevole villa liberty tutta in stile Art Nouveau, cosi come la collezione di capolavori che ospita, una sorta di Vittoriale monacense. Seguendo l´altra grande arteria della cittá, Prinzregentenstraße, (che in realtá state giá percorrendo dall´Haus der Kunst) arrivete davanti al Prinzregententheater, uno dei teatri piú rinomati di Monaco. Da qui il nostro tour comincia a impoverirsi, case e aziende in cemento e vetro invadono lo spazio e il paesaggio. Il bus n. 100 fa capolinea alla Ostbahnhof, cuore del “quartiere francese” al di la dell´Isar.
Scendete alla banchina dei bus e attraversate la piazza semicircolare fino ad arrivare alla pensilina del tram. Li aspettate il numero 19, direzione Pasing. Una volta saliti vi guiderá attraverso le strade e le piazze del quartiere francese, elegante e raffinato come il nome lascia intendere. In un paio di fermate siete in Max-Weber-Platz, anticamera delle prossime meraviglie. Costeggiando un lungo muro circolare vi troverete alle spalle del gigantesco Maximilianeum, sede del Parlamento bavarese, affacciato sull´Isar e in perfetta linea retta con la Maximilianstraße, la via dello shopping sfrenato e internazionale. La Via Condotti d´Oltralpe. Rifatevi gli occhi ammirando estasiasti le vetrine di Valentino, Gucci, Armani, Ferragamo, Chanel, Vitton e tutto il poutpourri delle marche svuotaportafogli. In fondo alla via si aprirá sulla vostra destra la piazza del Teatro Nazionale, da cui vi occhieggerá la Residenz, sede dei duchi, principi elettori e sovrani bavaresi. Aguzzando la vista vi sará possibile vedere la cupola della Theatirnerkirche che avevate ammirato dal bus n. 100. Inoltrandovi nelle vie della cittá vecchia, costeggerete la facciata laterale del Neues Rathaus e sbucherete nella piazza del BayerischeHof Hotel, hotel piú in di Monaco, nonché piú caro in assoluto. Godendovi il dondolio del tram si aprirá davanti a voi la scenografica Lenbachplatz, corredata di fontana commemorativa, piccolo parco verde e il barocco Palazzo di Giustizia, tutto cupole e frontoni. Prima che il viaggio giunga alla fine peró sporgete il collo verso sinistra e memorizzate per bene l´elegante sobrietá della Rondell di Karlsplatz (Stachus), da cui si diparte la bellissima Füßgängerzone che culmina in Marienplatz. Ancora una fermata e siamo di nuovo in Stazione centrale. Purtroppo qui termina il nostro tour turistico a buon mercato. Potete restare alla banchina e aspettare il prossimo bus/tram che vi riporti in hotel o potete scendere in metro e prendere la vostra U/S-Bahn. Avete solo l´imbarazzo della scelta.
Prima di salutarvi vogliamo inoltre farvi presente che altri punti cittadini, sfuggiti al nostro tour, sono facilmente raggiugibili dalla stazione centrale. Sendlinger Tor, Isartor, il Deutsches Museum e il Gasteig sono lungo la linea 16, Schloß Nymphenburg è raggiungibile con il tram 17, Karolinenplatz e le Pinacoteche con il n. 27.
Gentili signori, speriamo di aver stuzzicato la vostra curiositá, non vediamo l´ora di avervi a bordo dei nostri mezzi pubblici. La Torquitax Travel Agency vi augura una buona giornata.
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