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sabato 18 maggio 2013

Di blogger e di (possibile) invidia

invidiaAttenzione: come ogni singolo post pubblicato sul Projekt Dresden, anche questo è da intendersi in senso ironico. Niente di serio passa su queste pagine.

Ogni tanto essere blogger mi mette in crisi. Sembra facile, ma trovale tu le idee, lo stile, il taglio giusto per ogni singolo post (soprattutto per i perfezionisti maniaci feticisti dell’insieme equilibrato come il sottoscritto). Ti fa venire le paturnie quando vedi che i commenti non rispecchiano lo sforzo che tu senti di averci messo. E ti arrovelli alla ricerca dell’equazione perfetta del perfetto post che faccia morir dal ridere (invitando, così, di sfuggita, pure alla riflessione), che sia brillante, ben scritto e dal sapore immediato. Uno di quei post insomma che ti appenderesti volentieri sul frigo come mantra o come lettura del buongiorno.

Quando ricevi i primi commenti però vai subito in brodo di giuggiole, ti senti notato e interessante. Come quando la ragazza a cui sbavi dietro ti dice che la camicia di oggi ti sta bene. Da lì a una gita stellare fino a Saturno e ritorno è un attimo. E quando ti commenta un collega blogger poi non c’è storia: vai subito a sbirciare il suo di blog, alla ricerca di punti di forza e debolezza. Dei suoi fiori all’occhiello e delle sue epic fail. Vai a spiare la concorrenza. Fai una statistica mentale dell'indice di gradimento. Prendi le misure di quello che il mercato offre. Nel confronto alcuni ti fan sentire un polletto da combattimento perché senti di avere più “argomenti” da trattare e in maniera migliore (no dico, vogliamo mettere??); altri ti gettano nella disperazione della soggezione. Leggi un loro post e ti senti fulminato, invasato, strabiliato. E consapevole che mai potrai essere come loro. Inarrivabile. Inavvicinabile. A quel punto non ci sono mezze misure: o ti scatta l’emulazione (chiamata volgarmente scopiazzo su larga scala) o una feroce, logorante invidia.

Anch’io ho avuto i miei momenti di invidia. Di lacerante invidia. Momenti in cui avrei voluto avere la scrittura brillante di Pancri; gli alti interessi politici ed etici di Redpoz; la vita movimentata (esclusa la gravidanza) e il numero spropositato di lettori di Machedavvero; le idee originali di Eireen; il senso della moda e dell’avventura per l’esotico (con tanto di reportage) di Piperpenny; l’inossidabile tenacia di Momo; il partner di un’altra nazionalità come Bianca-Hamburg.

Una sorta di prototipo del Blogger Perfetto. Che subito potrebbe spopolare, meravigliare, far svenire le anime semplici con uno solo dei suoi articoli. Ma poi, diciamocela tutta, verrebbe a noia. Chi la vuole troppa perfezione??

Molto meglio così come siamo. Stupendamente imperfetti.

Balengamente Torqui.

Di cui, per fortuna, ce n’è uno solo! Diffidate dalle imitazioni.

mercoledì 15 maggio 2013

Un'estate al mare - 5

Una delle poche regole da osservare in un campeggio è, oltre a quella di non rompere i maroni al tuo vicino, l’ora di silenzio. Ovvero un’ora, di solito dalle 2 alle 3, in cui è obbligatorio muoversi con passo felpato, parlare a bassa voce, fare pipi pianissimo e non tirare lo sciacquone nel timore di svegliare qualcuno dalla pennichella. Il passeggiare è permesso, ma non incoraggiato (passeggia tu alle 2 del pomeriggio a luglio e poi ne riparliamo) come pure l’andare subito in spiaggia (ma chi è quello scellerato che in piena digestione gioca tra le onde??).

Noi, in quell’ora di riposo, facevamo come i vecchietti dei circoli di quartiere: giocavamo alle carte. Carte da cui non ci separavamo mai, ce le portavamo appresso come un talismano (il mio contro la noia). Abbiamo esplorato tutte le possibilità di gioco conosciute: scala reale, scala quaranta, briscola, macchiavelli, rubamazzo, solitario. Ci mancava solo da provare lo streap-poker, ma oltre ai magri premi in palio (i nostri striminzitissimi costumi), più svestiti di così c’era solo il nudo integrale e speravo proprio di non assistere a certi spettacoli.

Avevamo da poco scoperto che al centro del campeggio c’era una piscina. Quale gioia, quale gaudio per Ipocondriaca quando la notizia la raggiunse. “Potrò farmi una nuotata senza scorticarmi all’istante! Potrò mettere i piedi in acqua e trovare tregua a questo caldo opprimente” commentò versando una lacrima. Ovviamente quale suo chaperon toccava a me accompagnarla e devo dire che la cosa non mi dispiaceva. Piuttosto che stramazzare dal caldo in spiaggia cercando di frenare gli istinti suicidi rimirando la risacca, la piscina era, in confronto, una mano santa. “E ho sentito che dalle 18 in poi offrono pure l’acqua gym, con tanto di musica e animatori!!” continuò giuliva. “Si bhe io ti guardo sgambettare dalla sdraio a bordo piscina, sia ben chiaro” puntualizzo. Accompagnare l’inferma ok, farle anche da balia no!

Alle 3.05 gli altri, nel timore che nell’attesa il mare si fosse prosciugato, si avviano verso la spiaggia. “Che siamo già in ritardo” incalza Colombo. Ipocondriaca ed io restiamo sotto i salici a sorvegliare i fortini. “Mi raccomando” ci istruisce Filosofo “guardateli bene, che li dentro ci sono le nostre robe e i ladri si aggirano ovunque”. “E cosa vuoi che rubino? Le pentole che non avete lavato?” vorrei rispondergli, ma mi morsico la lingua (maledetta educazione!). Il nobile consesso di principi buzzurri infatti, oltre a dettare legge in fatto di porzioni, menù e gusti, non si degnava di lavare le pentole. Erano convinti che bastasse lasciarle sporche nel lavandino perché la cara fatina delle tubature provvedesse a pulirle in tempo per la cena. O che in virtù della proprietà transitiva dell’uguaglianza bastasse lasciarne una pulita perché le altre seguissero il suo esempio e si pulissero da sole.

All’ora stabilita ci dirigiamo verso la piscina. Tremenda visione! Sembrava in tutto e per tutto uno dei fiumi danteschi: un orrendo ribollire di membra umane, di acque gorgoglianti e agitate, di arti levati in aria e micro costumini in lycra che non lasciavano spazio a dubbi. Di fronte a quella zuppa di cozze umane una nausea terribile mi assale, un ribrezzo incontenibile controbilanciato dall’entusiasmo della mia accompagnatrice. “Non è bellissimo??? Cerchiamo una sdraio dove mettere giù le robe e poi via in acqua! Oddio non vedo l’ora!!”. A me invece si erano crepate le lenti degli occhiali dal disdegno, ma vabbè, quisquiglie. Dopo una breve scazzottata con un marmocchio marchigiano ci siamo accaparrati e colonizzato una sdraio con le nostre misere cose. Io avevo già sfoderato il libro onde ribadire il messaggio e cinque minuti dopo vedo un’estatica Ipocondriaca sguazzare nella Palude Stigia.

“L’acqua gym è bellissima!! E l’istruttrice è troppo simpatica, domani torno eh, ah si, eccome se torno” mi narra al termine dell’esperienza che le ha risvegliato i sensi. Quando torniamo ai bungalow sono tutti là che ci aspettano, con sguardi assassini negli occhi e facce contorte dalla rabbia.

“No dico avete visto che ore sono??” attacca subito Single Incallito.

“Son le 7 e 15, perché?” faccio io innocente.

“Eh perché…com’è che non c’è pronto niente?? Neanche l’acqua per la pasta avete messo su. C***o avete fatto finora? E adesso quando mangiamo? Alle 9? Cioè non so, non mica siete normali!” ci sbraita addosso.

Dopo un primo momento di sbalordimento totale e cieco stupore, Ipocondriaca ed io passiamo al contrattacco. “Eh e voi dove siete stati? In spiaggia a divertirvi anche voi, belli miei. E se avevate fame tornavate dieci minuti prima e l’acqua la mettevate su voi. Non siamo né il servo né la serva di nessuno. Il tempo che ci avete aspettato con le mani in mano pronti ad aggredirci lo potevate benissimo usare per accendere il fornello. Siamo in vacanza anche noi sapete, mica solo voi perché andate in spiaggia e noi no. E le mamme vostre carissime le mani ve le hanno fatte o sono di cristallo?”. Nel silenzio che segue si sentono i denti stridere e i coltelli affilarsi.

Interviene Golfista a smorzare in toni: “Massì dai raga non è successo niente, adesso mettiamo su per tutti e il tempo che l’acqua bolle e la pasta si fa, abbiamo il tempo per cambiarci ed apparecchiare”. Sbuffi da una parte sbuffi dall’altra, facciamo quel che suggerisce. Per tutta la sera resto intrattabile e aggredisco chiunque mi si avvicini. Sono un gatto pronto a sfregiare il muso del primo sprovveduto.

Poi un’idea. Avvicino Crocerossino e gli propongo una gita per l’indomani (mi serviva un’autista e essendo la scelta obbligatoria tra lui e Golfista, la decisione era già presa). “Massi, perché no! Hai un posto dove vuoi andare?”. Guadagnato un’autista alla mia causa, non mi resta che passare alla seconda fase del piano: “Pronto? Zia? Sei a casa domani? No perché io sono qua a Cecina al mare per tre, quattro giorni, se mi dici che domani non hai impegni passo da Grosseto a trovarti…”

Continua…

domenica 12 maggio 2013

Un'estate al mare - 4

Ecco, se devo proprio tirare fuori un aspetto positivo dell’andare al mare è il dormire. Di notte al mare si dorme da dio. Non cominci a trasudare appena sfiorato il materasso, non riduci a una spugna la foretta con il sudore dei capelli (che tempo due minuti è come se neanche li avessi lavati), non ti svegli già appiccicaticcio e incazzato perché non hai dormito una mazza, persino le zanzare ti sembrano meno rumorose. Quasi quasi le tolleri come parte integrante della stagione.

Ed è così che mi sono svegliato la mattina dopo. Fresco. Riposato. Sereno. Deliziosamente rincoglionito dai fumi del sonno. In armonia con i miei sette chakra, il mio unico karma e le mie dieci dita. Apro i miei occhietti cisposi da talpa e Golfista è lì, con gli occhi sbarrati che mi fissa. Screeeeeeeek ha ululato il giradischi che nella mia mente suonava una di quelle canzoni da pubblicità sulla colazione.

“Buongiorno” saluta il guardone.

“Gio…giorno…Ma che…eehehm…sei già sveglio?”

“Si, stavo guardando Ipocondriaca mentre dorme…Non è bellissima???”

Promemoria, promemoria per me. Quando si va al mare con dei mollati recenti, mai e poi mai dormire in camera con loro. In alternativa portarsi il sacco a pelo e dormire sotto le stelle. Nella peggiore delle ipotesi dotarsi di mutande di titanio.

La mattina d’estate o t’ammazza subito di caldo o ti regala una leggera frescura carica di aspettative. E di piccoli vizietti: la brioche e il thé al bar del campeggio, i vialetti silenziosi, gli asciugamani che dondolano lenti lenti alla brezza mattutina. Peccato che quelli che t’accompagnano tempo due minuti che hai finito di mangiare cominciano con i piagnistei: “Voglio andare al mare! Andiamo al mare? Dai che andiamo al mare! Voglio andare al mareeeeee”. Maremaremaremaremaremaremare ripetono come un mantra.

E già li tutta la serenità confuica che avevo acquisito con una meravigliosa nottata di sonno è evaporata, prosciugata. Armato di santissima pazienza mi sono infilato le ciabattine da spiaggia, mi sono strizzato nel mio costumino imprestato, messo l’asciugamano in spalle e voilà, pronto per la graticola.

Appena arriviamo in spiaggia gli altri si commuovono. “Guarda quant’è bello ‘sto mare” dice Colombo estasiato. “Guarda quante fighe” osservano Neurone Solitario, Single Ruspante e Infoiato Cronico compiaciuti. “Vogliamo trovarlo un posto o stiamo qua a far le belle statuine??” polemizzano Colomba e Ipocondriaca pratiche. “Ma chi me l’ha fatto fare!” penso io sconsolato.

La spiaggia è già affollata di persone. Di lucertole con sembianze umane. La sabbia, nera, nerissima al nero di seppia, scotta come i carboni ardenti. Il sole picchia come un disperato. Bon, visto tutto, sperimentato tutto, io sarei già pronto per tornare alla frescura dei salici. Macché. Oltre al danno la beffa. Conoscendo il mio odio atavico per il mare mi hanno eletto all’unanimità Badante di Ipocondriaca, a mia insaputa. La poverina soffre infatti di una terribile reazione allergica all’acqua salmastra, il cui solo contatto è sufficiente per trasformarla in una pustola ambulante, condizione aggravata dal fatto che le basta un raggio di sole, uno di numero, per farle prendere un’insolazione. Porta occhiali da sole speciali per impedire che le si bruci la retina con il riverbero dell’acqua e cammina con scarpe su misura per le sue caviglie fragili. A completare il tutto lamenta un leggero principio di scogliosi che la obbliga a camminare a braccetto di qualcuno per mantenersi eretta. Praticamente un Picasso, un’opera astratta, un essere umano destrutturato. Golfista s’era dimostrato ben felice di farle da infermiere, ma lei aveva declinato con garbo adducendo come scusante: “Non stiamo più insieme, ora tocca a qualcun altro starmi dietro”. Tiè.

Prevedendo che mi sarei annoiato a morte mi ero portato dietro un paio di libri, a ‘mo di consolazione. Non avevo nemmeno sfiorato la copertina che è scattata la sessione psicanalitica. “Come devo fare con Golfista??? Mi dispiace che ci stia così male, ma era la cosa migliore da fare…bla bla bla…spero che riusciremo a restare amici…bla bla bla…che il nostro affetto si evolva…bla bla bla…”

“Dio mio, ma che ore sono??” penso tra me e con un’abile mossa sbircio l’orologio. Che??? Sono passati appena 15 minuti???!!! Qualcuno venga a salvarmiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

E in effetti qualcuno viene in mio soccorso. È Crocerossino che dopo un'abbondante nuotata torna a riva ad asciugarsi. Lui e Ipocondriaca iniziano a discutere e io ne approfitto per isolarmi nella lettura. Quando ne riemergo mancano pochi minuti a mezzogiorno. Con la scusa di andare avanti a mettere su il rancio per la truppa ritorno ai bungalow solo soletto (wuah che incredibile leggerezza!!) e ne approfitto per fare mente locale.

Mattina di presenza in spiaggia...Spuntata!

Continua…

venerdì 10 maggio 2013

Un'estate al mare - 3

Avevamo scaricato le valigie, avevamo ritirato le chiavi dei bungalow, ora non ci restava che risolvere il secondo problemino d’aritmetica della giornata e rispondere all’annosa questione: chi si prende la “camera” matrimoniale e chi si stringe nei letti a castello?? L’operazione di divisione dei materassi era resa ancor più delicata dalla recente rottura tra Ipocondriaca e Golfista dopo tre anni di tenera unione. Cosa saggia sarebbe stato che uno dormisse in un bungalow e l’altra nell’altro, ma il poveretto recentemente scaricato sperava ancora di riconquistare la sua faraona e s’era opposto con tenacia alla nostra diplomatica proposta (venata da gigantesco egoismo: chi avrebbe voluto stare in camera con due mollati freschi freschi??).

“Bhe una delle camere matrimoniali è nostra, siamo l’unica coppia, mica dormiamo nei letti a castello” rende subito chiaro Colombo. Sottotitolo: a noi il letto grande serve per fare il chupa, pensateci voi ad arrampicarvi come oranghi sugli altri.

“Io sono abituato a dormire con qualcuno se no non m’addormento” rende pubblico Neurone Solitario e nel dirlo indica Filosofo. “Dormo con lui che so che non allunga le mani”. Silenzio imbarazzante.

Single Ruspante, Infoiato Cronico e Crocerossino si squadrano, animati dallo stesso spirito di cameratismo e urlano in sincrono: “Noi dormiamo insieme”.

Quando realizzo che cosa mi aspetta mi guardo attorno, con una silenziosa preghiera negli occhi, in attesa di un aiuto insperato che non arriva. Anzi, Golfista lancia uno sguardo commosso prima a Ipocondriaca poi a me e se ne esce con un “Son contento di dormire con voi ragazzi”. Ecco, io no. Idem per Ipocondriaca che in un tentativo estremo di salvarsi pone le sue condizioni: “Vabbè, però noi nel bungalow con Colombo e Colomba, che almeno abbia un’altra donna sotto lo stesso tetto”. Andata. Tanto il peso dell’amato rifiutato ce lo saremmo gestito noi due. Maledetti loro e maledetta lei. Non poteva mollarlo sulla via del ritorno o appena tornati?? Proprio una settimana prima doveva realizzare che la storia era a uno stallo e che non aveva più senso continuare? Anche se in proposito c’era più di quello che era stata disposta ad ammettere e la vacanza presto si sarebbe tinta di giallo…

Ritemprato da una necessarissima doccia, ecco sorgere il terzo problemino d’aritmetica. Come ci dividiamo i letti?? Prima ancora che potessero accampare diritti ho detto tutto d’un fiato: “Uno dei letti sotto è mio”. “Io dormo sopra di te” mi ha seguito Ipocondriaca. “Vi voglio bene ragazzi” è stata la risposta di Golfista, segno che il caldo da alla testa. D’improvviso uno strano formicolio alle mani m’avvertì che il mio spirito da buon samaritano sarebbe stato messo a dura, no che dico, durissima prova. Cosa non avrei dato per poter essere a scalare il Gran Sasso coi gomiti!

Fortunatamente le due piazzole di nostra proprietà erano ombreggiate da un paio di favolosi salici (ombra benedetta!), sotto cui mangiavamo. Solo che da che mondo è mondo la roba non si cucina da sola. I baldi galletti della compagnia invece credevano ancora alla favola secondo la quale basta sedersi a tavola per vederla riempirsi di gustosi manicaretti e intingoli sopraffini. Di fronte a tanta pigrizia Colomba e Ipocondriaca furono categoriche: “Se noi cuciniamo sudando sette push-up, voi fate almeno la fatica di apparecchiare!!”. Si creò così una mirabile specializzazione della forza lavoro: Posatore di Bicchieri, Posatore di Posate in plastica, Posatore di Piatti, Posatore di Salviette, Posatore di Bottiglie e Posatore di Cibi. Una squisita e raffinata corte di nobili buzzurri. A me toccò la carica di Terzo Chef (sfigato il giorno in cui la Torquimamma m’aveva insegnato a far da mangiare) e Cameriere. I signori dei bungalow traevano infatti infinito piacere nell’essere serviti comodamente seduti al loro impeccabile desco. Il nostro compito era anche quello di prendere gli ordini e accontentare i difficili gusti dei nostri commensali. Niente sugo per l’uno, assolutamente vietato il pesto per l’altro, indigesto il melone a quell’altro ancora, indesiderato il prosciutto per il suo dirimpettaio.

Non era trascorso nemmeno il primo giorno e ero già li a chiedermi chi me l’aveva fatto fare, ma soprattutto…come sarei riuscito a resistere fino all’alba del settimo giorno??

Continua…

lunedì 6 maggio 2013

25coseX25anni

6Trieste mi ispira. È così. Difatti mentre ero là mi è venuta un’idea. L’ennesima. Con il 24 aprile è cominciato il conto alla rovescia: solo sei mesi mi separano dal mio 25esimo compleanno. Una bella soglia, nevvero? Per questo ho deciso di festeggiarla degnamente. Come? Ecco l’intuizione fulminante che mi è venuta: nel mio venticinquesimo anno di vita voglio fare 25 cose che non ho mai fatto prima. Non mi riferisco per forza a cose pazzesche e/o plateali. Possono essere anche cose semplicissime. Gli unici requisiti sono che io non le abbia ancora fatte, che mi vada di farle e che creda siano cose che devo assolutamente fare prima di compiere 26 anni.

“Embhè, sai che idea ti sei fatto venire, altri l’han fatto prima di te!” esclamerete e c’avrete pure ragione. Allora diciamo che voglio aggiungere la mia partecipazione a questa “tradizione”. In effetti la prima volta che ne ho sentito parlare è stato leggendo Piperpenny (in caso non la conosceste andate a sbirciare il suo blog e non ne rimarrete delusi). La cosa che mi piacerebbe fare, oltre a lambiccarmi il cervello alla ricerca di ste 25 cose, è ascoltare voi lettori, le vostre proposte e le vostre idee sulle attività che potrei fare.

Ecco quindi la MIA proposta per voi. Se avete qualcosa da suggerirmi, qualcosa che secondo voi dovrei fare nel mio venticinquesimo anno di vita, non so, un film che dovrei assolutamente vedere, un libro che dovrei assolutamente leggere, un posto che dovrei assolutamente visitare, un cibo che dovrei assolutamente mangiare, un'esperienza che dovrei assolutamente fare... qualsiasi cosa vi venga in mente, potete suggerirmela! Mandatemi un'e-mail a torquitax@hotmail.it scrivendo come oggetto 25cose (se non lo fate c'è il rischio che le prenda per spam e le cestini) e le leggerò tutte.
Nei prossimi sei mesi vaglierò tutto e alla fine sceglierò le 25 cose che non ho mai fatto prima e che farò nel mio venticinquesimo anno di vita. Man mano che le idee/proposte arriveranno le pubblicherò nell’apposita pagina 25coseX25anni, così che anche voi potrete vedere cosa è stato già proposto e orientarvi (o anche solo per vedere quello che mi è arrivato sulla scrivania!).
Il giorno del mio venticinquesimo compleanno (24 settembre 2013) pubblicherò la lista definitiva e si comincerà! Che dite, vi stuzzica l’idea??

Giusto per darvi delle “regole” e mettere i puntini sulle i, vi posso già dire di astenervi dal proporre cose appartenenti alle seguenti categorie (che tanto non verranno prese in considerazione):
- commettere qualcosa di illegale
- compiere azioni estreme (bungee jumping e simili)
- cambiare religione
- fare figli (se mai ne farò posso dirvi con un ragionevole margine di certezza che non sarà ora...)
- compiere qualcosa di osceno o che offenda la morale
- mangiare cose schifose come tarantole o altro
Siete liberi di suggerirmi di farmi un tatuaggio, e anche cosa potrei farmi tatuare, ma non vi assicuro che la cosa poi venga presa in considerazione. In ogni caso ho 6 mesi per pensarci.
Sì, probabilmente ora di compiere venticinque anni la cosa più eccitante che potrò fare è vincere al gioco dell’oca, ma chissenefrega!

Per aiutarvi a darmi idee, vi riporto alcune cose che potreste volermi suggerire, ma che ho già fatto e che quindi non vale la pena suggerirmi:
- sono già andato una settimana al mare (e non lo rifarò mai più)
- ho fumato
- ho preso un aereo per andare a conoscere perfetti sconosciuti
- ho pattinato sul ghiaccio (e non vedo l’ora di rifarlo)
- ho fatto un paio di blogger incontri (e spero di farne ancora tanti)
- ho imparato a separare il bianco dal rosso d’uovo (so’ soddisfazioni!)

Per il resto sbizzarritevi con idee e proposte, io le aspetto con ansia!!

Grazie Piperpenny per avermi lasciato prendere spunto dalla tua pagina dedicata e dal lato organizzativo della cosa!!

giovedì 2 maggio 2013

Reportage - Trieste & Risposte

Ebbene si, la meta del mio viaggio è stata Trieste. Io credevo che l'avreste indovinata dubito, dato che è la location in cui ho ambientato Filippo e invece, se Eireen non si fosse intestardita nel voler indovinare a tutti i costi, nessuno l'avrebbe imbroccata. Bhe è bello vedere che non sono così prevedibile, dopotutto. Eireen ha gentilmente girato le tre domande "personali" in palio a Jane Pancri Cole che non ha perso tempo e me ne ha fatte 3 toste. Per ciò prima di passare alla galleria fotografica, Pancri, ecco le mie risposte:

1) Qual è il ricordo d’infanzia più antico che hai o, a tua discrezione, quello che ritieni più significativo?
Ho optato per il ricordo d’infanzia più significativo. La domenica mattina, specialmente in primavera, prima di alzare la tapparella, con la luce che filtrava dei buchi, giocavo con le lenzuola. Era un momento solo mio, in cui ero solo e potevo fare qualcosa di “proibito” prima di cominciare la giornata. Mi mettevo in piedi sul letto, con il lenzuolo in mano e poi mi lasciavo cadere a peso morto sul materasso. Pian piano il lenzuolo svolazzando cadeva e mi godevo quell’abbraccio “aereo”, carezzevole, leggero e tenero. Mi sentivo libero e euforico e ridevo sotto le coperte! Ne avevo fatta una delle mie ed ero l’unico a saperlo. Quando si dice divertirsi con poco…

2) Il momento più imbarazzante della tua vita?
C’ho dovuto pensare a lungo per trovare IL momento imbarazzante e tra tutti quelli riesumati il podio d’onore lo vince accompagnare la Super Genia in farmacia a comprare il lubrificante alla ciliegia. E voi direte “E non poteva andarci da sola??”. Si, se avessi saputo prima cosa andava a comprare. L’ho saputo quando eravamo davanti al bancone e lei scioltissima ha chiesto al farmacista “Ce l’avete ancora il lubrificante alla ciliegia o l’avete finito?”. “No, guarda, è dietro la colonna dei preservativi” ha risposto lui professionale. Poi ha guardato me e m'ha strizzato l’occhio. Io sono svampato come un personaggio dei cartoni animati, con la faccia che diventa rossa dal collo in su, gli occhi ridotti a due puntini neri e le orecchie che fumavano dalla vergogna. Quando siamo usciti in strada ho avuto solo la prontezza di chiederle “Perché proprio quello alla ciliegia?”. “Perché è il migliore provato finora –mi ha spiegato serafica – quello al limone lo rende troppo acido e quello basico non sa da niente. Questo qui invece ha un bel retrogusto fruttato”. In confronto lo smanazzamento al metal detector mentre m’imbarcavo per Francoforte è stato un check up di routine dal medico.

3) Il libro più brutto che hai letto? Ma non vale nominare un libro universalmente riconosciuto come tale. Io voglio sapere se ne hai uno, che tutti definiscono un “capolavoro” o un “grande classico”, e a te, invece, non è piaciuto per niente. Confessa! Anche qua Pancri mi hai messo in crisi e ho dovuto fare ore di mente locale. E ho scoperto che di libri da tutti definiti “capolavori”, ma che a me han fatto caghé ne ho letti parecchi. Per citarne alcuni: Morte a Venezia (Mann); Passaggio in India (Forster); Il giro del mondo in 80 giorni, Michele Strogoff (Verne); Fontamara (Silone); Il Grande Gatsby (Fitzgerald); Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Brizzi); Il giovane Holden (Salinger). Ma il libro più brutto in assoluto che ho dovuto leggere sono stati loro: I Malavoglia. Arrivarci in fondo è stato un autentico sforzo di volontà. E no, non potevo mollarlo li a metà perché era il libro di lettura della quarta liceo. Ironia del destino voleva che la mia prof di italiano portasse lo stesso cognome dell’autore. Nome omen!

E ora il Reportage!! Prima di lasciarvi alla galleria fotografica (che stavolta ho corredato di didascalie che vi torneranno utili per riconoscere i "luoghi" di Filippo), una piccola precisazione. A Trieste c'ero già stato in gita in terza media. Una gita massacrante di un giorno suddivisa nel seguente modo: mattina Miramare, primo pomeriggio velocissima scorrazzata per il centro, seguita dalla visita guidata alla Risiera di San Sabba di tristissima memoria. Ricordavo pochissimo di Miramare, niente della città e molto della Risiera che è stata un'esperienza sconvolgente che andava fatta, ma che non rifarò mai più (per questo non potrei mai andare a Dachau o Auschwitz, muoio prima). Ho rinfrescato i ricordi e scoperto una città bellissima e affascinante, un ideale incrocio tra Venezia, Vienna e Roma. Ho fatto tantissime foto che ho diviso in due gallerie apposite: Trieste...

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...e Miramare:

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Se hai voglia di farmi sapere che ne pensi di Trieste dalle foto proposte...lasciami un commento!!

venerdì 26 aprile 2013

Rieccomi!

Ma quanto bello è farsi un viaggetto ogni tanto?? La fibrillazione del riempire la valigia, di addormentarsi con il pensiero che domani si sarà da qualche altra parte, di vedere nuovi paesaggi scorrere sotto il nostro sguardo e i monumenti, le strade, le piazze sconosciute che vedremo al nostro arrivo. La gente per strada, i negozi, l'odore dell'aria, il viavai delle macchine. La guida in mano, la cartina nell'altra, la macchina fotografica in tasca e un panino da mangiare sulla panchina di qualche parco in borsa.

Ripeto: quanto bello è tutto questo??

Curiosi di sapere dove sono andato?? Indovinatelo!! Il primo che indovina vince....la possibilità di farmi 3 (no dico ben 3) domande "personali".

Però siccome non sono un cuore di pietra, vi lascio due indizi:

Nr. 1) sono rimasto in Italia (perciò non andate a scervellarvi su un mio eventuale viaggio in Perù, restate nello Stivale);

Nr 2) ho facilmente raggiunto la città misteriosa con un treno diretto, sono salito a Verona e sono sceso a ...;

Se state pensate che sono indizi del piripicchio si, concordo, ma mica potevo rendervi le cose facili, no? No. Ecco, appunto.

Vi lascio al vostro spremimento di meningi!! Partecipate numerosiiiiiiiiiiiiiiiiii!

Nel prossimo post la soluzione dell'enigma con annessa carrellata di foto! Passo e chiudo!

martedì 16 aprile 2013

Un'estate al mare - 2

Chi ci mette la macchina guida, va da sé. Ovvero Golfista  e Crocerossino. Solo che se il primo aveva un comodissimo Touran, il secondo si portava appresso una Opel sportiva, cioè tutto il contrario della comodità. “Così posso fare colpo sulle pollastrelle, non voglio mica farmi beccare impreparato” si è giustificato l’impunito. Peccato che a chi toccò la somma sfortuna di viaggiare con lui si cuccò sedili sintetici in finta pelle e per di più obliqui (dopo 20 minuti di viaggio avevo già le chiappe umide e le gambe lucide), casse stereo ad altezza orecchio (all’arrivo sono sceso con l’orecchio ingigantito al 1000x1000 e il ciuffo pettinato a presa di corrente) e spazio inesistente per le gambe (viaggiando dietro insieme a Colombo e Colomba che, come se non bastasse hanno tubato per tutto il tempo, ho avuto le ginocchia piantate in gola).

Entrambi dotati di pratico e utilissimo TomTom ci siamo affidati a loro. La piatta e monotona Pianura Padana si apriva già ai nostri occhi quando il navigatore decide che no, per arrivare in Toscana non è il caso di farsi l’Appennino, per ciò niente Modena, ma svicoliamo per Pavia. Esci di lì, metti la freccia a sinistra, su per un raccordo, giù per un tornante filavamo verso la Liguria. “Ma poi imbocchiamo l’Aurelia e risolviamo tutto, è solo per evitare un po’ di coda” ha esordito il Crocerossino. Un occhio mi ballava la samba.

Difatti sull’Appennino ci siamo finiti lo stesso e ci siamo fatti pure una coda. I due autisti però, presi dalla fregola, si sono spazientiti e alla prima uscita abbiamo lasciato l’autostrada. “Facciamo un pezzo di strada normale e poi rientriamo, così ci evitiamo di andare avanti a passo d’uomo” hanno stabilito strizzandosi l’occhio i due furboni. Ci siamo persi in un bosco sperduto sulla montagna. Intorno a noi solo le fresche frasche. “Mi sa che abbiam sbagliato qualcosa…” Ma va?? Siamo tornati indietro, abbiamo girato a sinistra, poi a destra, all’incrocio dritto. Morale: siamo approdati in una strada laterale di un paesetto arroccato sull’Appennino, talmente minuscolo da non figurare nemmeno sul TomTom. Che si fa? “Eh niente, rientriamo in autostrada dove capita e da li andiamo avanti e basta”. Il gioco dell’oca per automobilisti della domenica: avanza di tre caselle, stai fermo per un turno, indietreggia di due, tira di nuovo il dado!

Ripresa l’autostrada ecco che capitiamo sulla nuova casella: il Touran sta per restare a secco di metano, indicaci caro TomTom dov’è il distributore di metano più vicino. La Spezia. “Ma uno più vicino no?” ho chiesto, forte della mia beata ignoranza. “Se il TomTom dice che è a La Spezia, andiamo a La Spezia”. E a La Spezia siamo andati. Era l’una del pomeriggio. 30 gradi all’ombra, stomaco vuoto, bocca riarsa, budella disidratate. Lasciatemi morire qui! Come un miraggio nel deserto ecco apparire un paninaro in un parcheggio abbrustolito dal sole!! Miracolo dei miracoli. Assalto alla diligenza!

Ritemprate le stanche membra ci siamo rimessi in viaggio. Io più che il mare o la spiaggia sognavo la doccia del bungalow perché ero in uno stato pietoso (e vi risparmio i dettagli). Scendi scendi scendi lungo l’Aurelia tocchiamo Carrara (e le montagne di marmo oramai sventrate), Pisa (si, quella colonnina bianca è proprio la torre pendente), Livorno, Rosignano. Finalmente, a noi pellegrini assetati nel deserto, apparì a scritte di fuoco ondulanti nell’afa estiva il cartello CECINA SUD. Mi sono commosso come gli ebrei all’ingresso nella terra promessa. Era fatta, eravamo arrivati. Non ci potevo credere. Non ho potuto piangere perché dovevo tenermi da conto la poca acqua interna rimasta (e ne avevo ben donde). Erano le 4 del pomeriggio.

Scaricate le valigie, parcheggiate le carrozze, toccava la suddivisione dei letti. Chi si accaparra la camera matrimoniale e chi i letti a castello?! Soprattutto tenendo presente che…

Continua…

NdA: causa assenza giustificata il Projekt Dresden e Filippo vanno in ferie una settimana (giorno più giorno meno). Al ritorno ricchi premi e cotillons!

venerdì 12 aprile 2013

Un'estate al mare

Alè alè il gran giorno è arrivato e io mi sento un filo mareato.

Ce l’avevamo fatta. Dopo tre mesi infernali, bollenti, divisi tra la preparazione dei primi esami in università e riunioni pitagoriche in cui svisceravamo temi esistenziali quali: meglio bungalow o albergo, meglio costa Tirrenica o costa Adriatica, mangeremo più pesce o più carne, macchina o treno? avevamo organizzato la settimana al mare con la compagnia. Certo, sarebbe stato meglio se il Siggi e la Ste, coppietta un po’ tirchia, non c’avessero tirato il pero tre giorni prima, lasciandoci sprovvisti di una macchina, ma tant’è. Il mare chiamava!!

Immaginate la mia noia. Una settimana, sette giorni, 168 ore, 10080 minuti da passare su una spiaggia, piantato sotto un ombrellone, in costume, attorniato da marmocchi urlanti e lucertole umane ricoperte da vero cuoio con cui foderare una suola da scarpe. Al solo pensiero mi saliva dalle profondità dello stomaco il rigurgito del mio primo omogeneizzato. Vabbè mi consolavo, andiamo in Toscana, mica staremo tutti e sette i giorni piantati in spiaggia no? Siamo a 30km scarsi da Volterra e San Gimignano, un’escursioncella ci scapperà no? Tsè, campa cavallo che l’erba cresce.

La valigia era pronta, ben studiata, a incastro, un tetris di vestiti e asciugamani su due ruote.

“Mamma vado che ci troviamo al solito piazzale”.

Labbro tremulo della bionda genitrice: “Mi raccomando andate piano e ogni tanto mandami un messaggio per dirmi a che punto siete, che con ste code in autostrada si sa quando si parte e mai quando si arriva”.

“Si mamma…”

Al piazzale sono il primo ad arrivare, sono le 9 di mattina di un giorno qualsiasi di luglio e già mi sto soffriggendo come una cipolla. Alla spicciolata arrivano tutti gli altri: Colombo e Colomba, Single Ruspante, Infoiato Cronico, Crocerossino, Ipocondriaca, Filosofo, Neurone Solitario e Golfista. E qui si pone il primo problemino facile facile d’aritmetica: “Se la compagnia è composta da 10 crani, dieci personalità diverse e ci sono 15 valigie da smistare tra 2 macchine con 5 posti a sedere ciascuna, chi si prende la valigia di chi? (Tenendo conto che le ragazze sono due e le loro valigie hanno un volume doppio di quello dei maschi –in effetti sembrano più da volo intercontinentale).”

Svolgimento e Indicazione. Calcolo la capienza in mc di tutte le valigie confrontandola con la capienza totale dei bagagliai delle macchine a disposizione.

Calcolo. 15 valigie divise x 2 bagagliai = 1 bagagliaio solo per le valigie delle ragazze.

“Siamo donne e siamo previdenti” si difendono Colomba e Ipocondriaca.

“Si ma amore, cosa ti sarai mai portata dietro? Andiamo al mare, mica nelle zone inesplorate del Tanganica” fa eco Colombo.

“Cose che possono servire” snocciola Colomba “del tipo: doppie federe in pizzo macramè per le notti un po’ più rigide, decespugliatori, antitarmico, paraorecchie per zanzare, olio per risciò, caveau portatile in cui custodire i soldi comuni, minipimer nel caso volessimo farci una spremuta in quattro e quattr’otto e tre pacchi di biscotti da kilo per il viaggio”.

Stipate le valigie, stipati noi nelle macchine comincia l’avventura. Destinazione Cecina.

“Uh vedrai” aveva detto Torquipapà “ in tre, massimo quattro ore ci sei, non è mica la Puglia!”

Noi ce ne impiegammo sette.

Continua…

mercoledì 3 aprile 2013

Freddura

Torquimamma: E quindi?

Torquipapà: Quindi che?

Torquimamma: Com'è andato a finire?

Torquipapà: Nel solito modo...

Torquimamma: Cioè??

Torquipapà: Mah, niente, che hanno crocifisso anche Barabba.

Torquimamma: Gesù!

lunedì 18 marzo 2013

Che genialata!

Qualcuno sa dirmi chi è stato quell'illuminato che ha detto che "le rivelazioni accadono nella vita reale"? No perchè il tipo la sapeva lunga. É quello che mi capitato sabato in centro. Mi è stata rivelata una grande verità. E cioè che può capitare che, nei momenti di congiunzione astrale favorevole, un pubblicitario si alzi con l'idea giusta. E che, miracolo, trovi anche il capo intelligente che gliel'appoggi. No perchè dai, diciamocelo francamente: ultimamente le pubblicità vanno tutte nella stessa direzione. In pratica si riducono a un solo criterio: lo smignottamento. Che almeno lì la parità dei sessi è rispettata: smignotta tanto l'uomo quanto la donna. Ma torniamo a quello di cui stavo parlando. Dicevo della nuova campagna pubblicitaria di Piazza Italia, che, come da copione, è stata seppellita da una catervata e mezza di critiche: populista, sfacciata, patetica e alè, andante con brio. Per una volta tanto che i pubblicitari ci ascoltano, non va bene. É proprio vero che chi ha il pane non ha i denti.

Io invece la trovo geniale. E vera. Perchè quello che pubblicizzano è, più o meno, quello che pensiamo tutti!! Godetevela in questa foto gallery! E se vi va fatemi sapere che ne pensate, se condividete la mia opionion o no...

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mercoledì 13 marzo 2013

Per un Torqui più serio...

..."si riparte da qui", come canta la Pausini.


E precisamente dal guest post sulla Pozione Magica di Eireen.


Torqui si getta in una nuova avventura dagli esiti imprevedibili.


Siete tutti invitati! Cliccate qui per atterrare nel mondo parallelo del Projekt Dresden:


«Blog misterioso»


Oppure cliccate sull'apposito link nella barra laterale di destra!


Vi aspetto! :)


Torqui


Ps: a scanso di equivoci sia chiaro, il Projekt Dresden non chiude. Ha solo un fratello su Blogger!

lunedì 11 marzo 2013

La città conta?

$T2eC16dHJFoE9nh6ph8DBQC9u5jK5w~~60_12Secondo il mio prof di religione del liceo, una parte del nostro carattere è dato anche dalla città in cui si nasce. E oggi riflettevo: se non fossi nato a Verona quanto sarei diverso? E in che cosa il nascere qui mi ha influenzato. Sempre stando al prof di religione, le vicende storiche segnano il carattere degli abitanti di una città. Se questo è vero noi veronesi siamo tutti dei militari in borghese. Verona è stata da sempre città militarizzata, con una massiccia presenza dell'esercito dai romani, passando per gli austriaci (che ne avevano fatto la città-fortezza del Quadrilatero), fino agli americani che qui hanno stabilito il Quartiere Nato del Sud Europa. In effetti in città le tracce di questo passato ci sono ancora: l'Arsenale, numerose caserme, il tribunale militare e il palazzo della Nato. Sarà per questo che ai tedeschi piacciamo così tanto? Eh si perchè se la testimonianza del prof di Rel è vera (lui era bresciano e perciò esterno al carattere dei veronesi), noi siamo gente -e lo cito testualmente- "fredda, diffidente, di poche parole, rigida, con l'etica del lavoro stampata in testa, intransigenti, di difficile amicizia e, per certi versi, dalle idee ristrette". Se siamo veramente così non posso dirlo, sono veronese, sarei di parte.

Ma quello che mi chiedo appunto oggi è: se fossi nato a Torino, per dire, o a Vicenza o a Treviso, quanto sarei diverso e in che cosa? Come avrebbe influito il nascere a Parma anzichè a Verona? Avrei idee diverse? Avrei fatto scelte diverse nella mia vita? Magari avrei che so, studiato scienze della comunicazione, anzichè lingue? La cosa certa è che parlerei con un altro accento! E anche in fatto di gusti, quanto sono stato influenzato? Se ci fate caso, quello che piace in una città è schifato in un'altra. La nostra città influenza anche la nostra moda o è il carattere degli abitanti a fare la moda di una città? Le domande sarebbero infinite. Ma a mio parere vale la pena di porsi questa domanda. Siamo abituati a pensare che il nostro carattere venga formato dalla famiglia, dalla scuola, da quello che ci capita nella vita. Ma mai dalla città.

Non so, mi sembrava uno spunto interessante da sottoporre.

martedì 5 marzo 2013

Folgorazione

Un momento qualsiasi di una giornata qualsiasi di una settimana qualsiasi

Super Genia: hai letto il nuovo libro della Tamaro, "Ogni angelo è tremendo"?

Torqui: No oddio no, la Tamaro non è proprio il mio genere.

SG: Ma hai letto almeno uno dei suoi libri?!

T: Mia mamma a casa ha Va' dove ti porta il cuore e non sono mai riuscito a leggerlo.

SG: Bhe allora comincia da questo ultimo! É diverso da tutti gli altri!!

T: Non so, non sono convinto...

SG: Facciamo così, te lo presto e tu leggi i primi 3 capitoli. Se ti piace vai fino in fondo, se no me lo ridai e amen.

T: Mmmmmh va bene...vada per il compromesso...

Tre giorni dopo

T: É bellissimo!!

SG: Te l'avevo detto...

T: In un paio di sere l'ho mandato giù come acqua e preso dalla frenesia ho divorato Va' dove ti porta il cuore!

SG: Io ne ho altri della Tamaro se ti interessa.

T (con la bava alla bocca): Siiiiiiiiiiii, dammeli tutti, li voglio leggere TUTTIIIIIIIIIIIIII

SG (inorridita dall'improvvisa trasformazione): O...o...ok...

Morale: se non l'avete già letto, leggetevi Ogni angelo è tremendo della Tamaro. É me-ra-vi-glio-so. Ora ho capito perchè la Tamaro è la Tamaro. Grazie alla Super Genia e alla sua biblioteca privata sto recuperando le puntate perdute. Mi sento un pellegrino assetato nel deserto. Acqua fresca a meeeeeeeeeee!

martedì 26 febbraio 2013

Perseguitato

Al supermercato di quartiere...

Vecchietto: Ma no Marco, ora defi setguire la lista della mamma.

Marco: Abbiamo preso tutto nonno, cosa ci resta da fare?

Vecchietto: Prenfdere il carrelo, andare alla cazza e pagare. O vuoi che te lo dica come ditciamo noi tedeski?

Marco: Perchè voi come dite?

Vecchietto: Wir müssen bezahlen, ja?

"Ahhhhhhhhhhhh liberatemi" disse isterico il nostro eroe Torqui prendendo a testate lo scaffale dei biscotti.

venerdì 22 febbraio 2013

Mi descrivo con i libri

Peregrinando in internet ho trovato questa figherrima iniziativa di descriversi coi libri. Cioè mica che me la faccio scappare sta occasione, no? No. Perciò ecco qua.

1) Sei maschio o femmina?
IL CONTE DI MONTECRISTO di Alexandre Dumas

2) Descriviti
LA STORIA INFINITA di Michael Ende

3) Cosa provano le persone quando stanno con te?
L’OMBRA DEL VENTO di Carlos Ruiz Zafón

4) Descrivi la tua relazione precedente
L’ULTIMA LEGIONE di Valerio Massimo Manfredi

5) Descrivi la tua relazione attuale
SOLO/A COME UN GAMBO DI SEDANO di Luciana Littizzetto

6) Dove vorresti trovarti?
L’ALBERO DEI GIANNIZZERI di Jason Goodwin

7) Come ti senti nei riguardi dell’amore?
CARMI di Gaio Valerio Catullo

8) Come descriveresti la tua vita?
CAMERA CON VISTA di Edward M. Foster

9) Cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?
GLI OCCHI DI VENEZIA di Alessandro Barbero

10) Dì qualcosa di saggio
TUTTO SOTTO IL CIELO di Matilde Asensi

11) Una musica
SILENZI E SUSSURRI di Deanna Raybourn

12) Chi o cosa temi?
IL SIGNORE DELLE MOSCHE di William Golding

13) Un rimpianto
MRS DALLOWAY di Virginia Woolf

14) Un consiglio per chi è più giovane
VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE di Susanna Tamaro

15) Da evitare accuratamente
FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury

Va da sé che chi vuole si può descrivere con i film, le serie televisive, le opere d'arte, i personaggi famosi e via di questo passo. Se l'idea vi è piaciuta buttatevi e descrivetevi!

lunedì 18 febbraio 2013

Gordone e i suoi allegri compari

gÈ una vera pestilenza. Sto seriamente pensando di andare a farmi il vaccino. Cioè dovunque ti giri loro ci sono. Non fai in tempo a cambiare canale che di programmi simili ce ne sono a dozzine. Vanno in coppia come le salsicce o le ciliegie: una tira l’altra e alla fine fai indigestione. Uguale. Secondo me hanno fondato una congrega segreta alla Robin Hood & Co. Solo che non si nascondono nella foresta di Sherwood per rubare al ricco e donare al povero. Questi sono ricchi che fanno venire l’acquolina in bocca al povero.

Parlo dell’onnipresente Gordon Ramsey e dei cuochi suoi pari.

L’amico Gordon (Gordone per gli amici), è peggio del prezzemolo. Bazzica su qualunque canale, a qualsiasi orario e su qualsiasi ambito lontanamente imparentato con la cucina. Il ragazzo li mica si accontenta di avere trenta ristoranti pluristellati sparsi per il globo (praticamente una costellazione). Macchè, lui il globo lo gira anche per risollevare le sorti dei diseredati e degli afflitti. Il vostro ristorante va male? Chiamate Gordone! Il vostro albergo è vuoto e pronto per la demolizione? Chiamate Gordone! Avete le pezze al culo e non sapete come pagare i fornitori? Chiamate Gordone! Lui arriverà sulla sua Chrysler nuova nuova e schioccando la lingua trasformerà la vostra bettola in un resort della guida Michelin e il vostro locale in un ristorante di lusso dove dovrete lasciare giù un rene a mo’ di saldo conto. In men che non si dica i vostri conti correnti scoppieranno talmente tanto di soldi che in fondo all’anno non saprete che farvene. Probabilmente userete le banconote da 100 per raccogliere la pupu del cane.

Lasciate le faccende di ordinaria amministrazione, Gordone risale in macchina, intenzionato a scovare il migliore ristorante di Gran Bretagna. Zompetta così per i quattro cantoni dell’isola, assaggiando tutti i tipi di cucina etnica che gli capitino a tiro. Storce il naso, tira giù qualche santo del paradiso (l’amico è scozzese ed è risaputo che gli uomini delle Highlands non te le mandano a dire), si indigna, diventa paonazzo, ingolla, mastica, giudica. Che dopo il cucinare è la cosa che gli riesce meglio. Come fa in qualità di giudice nell’edizione americana di Master Chef. Dall’alto del suo podio scruta i poveri concorrenti che si affannano ai fornelli come zitelle impazzite, sperando di far colpo e aver preparato il nuovo piatto del secolo. Sincero fino al limite della brutalità Gordone è pronto a lodare chi lo merita o a criticare chi ha toppato. Il più delle volte il poverino tornerà al proprio posto in lacrime. Lasciata la carica di giudice torna dietro i fornelli, ma solo per far vedere a venti aspiranti capocuochi i sorci verdi (e anche per metterli di fronte alla loro totale incapacità). Ecco quindi che voleranno parole grosse, espressioni colorite e complimenti ambigui. Insomma diventerà il cuoco più str***o di sempre nei panni di Hell’s Kitchen.

In soldoni: sto uomo da solo tiene su il format della cucina internazionale. La domanda sorge spontanea: ma sto uomo a casa c’è mai? I figli sanno chi è suo padre? Sua moglie si ricorda vagamente che è sposata o ha ceduto alle lusinghe del giardiniere? Lo vorrei incontrare solo per fargli ste domande qua. Altroché la cottura dell’anatra ripiena, queste son le cose che noi, gente comune, vogliamo sapere e che non si leggono sui suoi libri di cucina. Eh si perché Gordone sforna libri di ricette alla velocità con cui cuoce un arrosto in forno. Dopo Suor Germana è lui il grande consolatore delle Desperate Housewife.

Intorno a questa Supernova, a questo GGG (grande gigante gentile), ruota un intero universo di volti noti e meno noti di cui ormai, al pari di Gordone, abbiamo gli zebedei pieni. Giusto per citarli: Alessandro Borghese, Joe Bastianich, Carlo Cracco, Bruno Barbieri, Gianfranco Vissani, Simone Rugiati ecc ecc. Ragazzi un piacere vi chiedo: liberateci. Che tanto il mondo ha mangiato per secoli anche senza di voi. Voi preparate i vostri manicaretti che noi ci mangiamo la nostra sbobba. Eh? E tutti contenti.

venerdì 15 febbraio 2013

Reportage - Venezia

L'anno scorso ho festeggiato il Carnevale alla tedesca (il Fasching), quest'anno invece Carnevale veronese. E veneto. E per un veneto qual'è il Carnevale per eccellenza? Quello di Venezia. Maschere in giro ne ho viste poche, ma c'era la città ad affascinarmi. Che, per inciso, adoro. Non so se fin'ora l'avevo mai messo in chiaro. Perciò ecco qua un piccolo reportage della mia scappata in Laguna (le foto sono un po' miste, ho fatto un collage tra le mie e quelle di altri: se vedete doppioni siete avvisati!).

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lunedì 11 febbraio 2013

Post in trasferta

Il post di oggi ha traslocato. Eh si. Sto giro il post è andato in trasferta su La Pozione Magica di Eireen. Per ciò se volete leggere che cosa avevo ideato per l'ennesimo dei miei monologhi balenghi, fate un salto di là!! Ci conto eh!!

Tranquilli, dalla volta prossima tutto torna alla normalità. Credo...

venerdì 8 febbraio 2013

The Crowd

A Momo. E a tutti i giovani che si fanno venire un fegato così.


Les-Miserables-PosterDo you hear the people sing?


Singing the song of angry men?


It is the music of a people who will not be slaves again.


When the beating of your hearth echoes the beating of the drums


There is a life about to start when tomorrow comes.


Will you join in our crusade?


Who will be strong and stand with me?


Beyond the barricade there is a word you long to see?


Then join in the fight that will give you the right to be free!


Will you give all you can give so that our banner may advance?


Some will fall and some will live


Will you stand up and take your chance?


Do you hear the people sing?


Lost in the valley of the night?


It is the music of the people who are climbing to the light.


For the wretched of the earth there is a flame that never dies


Even the darkest nights will end and the sun will rise


They will live again in freedom in the garden of the Lord


They will walk behind the ploughshare, they will put away the sword


The chain will be broken and all men will have their reward!


Will you join in our crusade?


Who will be strong und stand with me?


Somewhere beyond the barricade is there a world you long to see?


Do you hear the people sing?


Say, do you hear the distant drums?


It is the future that they bring when tomorrow comes!


…Tomorrow comes!


LesMiserablesSenti la gente cantare?


Cantare la canzone degli uomini indignati?


É la canzone di persone che non saranno di nuovo schiave.


Quando il battito del tuo cuore rieccheggia il battito dei tamburi


C'è una vita che sta per cominciare quando il domani arriva.


Vuoi unirti alla nostra crociata?


Chi sarà forte e si ergerà con me?


Dietro la barricata c'è un mondo che vuoi vedere?


Allora unisciti alla battaglia che ti darà il diritto di essere libero!


Darai tutto quello che puoi perchè la nostra bandiera possa avanzare?


Alcuni cadranno e alcuni vivranno


Ti ergerai e coglierai la tua occasione?


Senti la gente cantare?


Persa nelle valle della notte?

È la musica di persone che stanno salendo verso la luce.

Per gl’infelici della terra vi è una fiamma che non muore mai

Anche le notti più buie finiranno e il sole sorgerà

Vivranno di nuovo in libertà nel giardino del Signore

Cammineranno dietro il vomere, riporranno la spada

La catena si spezzerà e tutti avranno la loro ricompensa!

Vuoi unirti alla nostra crociata?

Chi sarà forte e si ergerà con me?

Da qualche parte oltre la barricata c’è un mondo che desideri vedere?

Senti la gente cantare?

Dimmi, senti i tamburi lontani?

Questo è il futuro che portano quando il domani arriverà!

…Il domani arriva!

Les Misérables