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mercoledì 5 marzo 2014

Monaco intima #1

Ci ho messo un po' per prendere il colpo di parlarne. Nascosti nel mio vaso di Pandora ci sono aspetti di Monaco che preferirei dimenticare. Ma forse questo è un buon modo per esorcizzarli, buttarli fuori e non parlarne più. Non si dice continuamente che la scrittura è terapeutica? E allora facciamo della sana terapia condivisa, va'.
Che le mie sfighe magari possono essere le fortune di altri. Sai mai.
Per restituire al meglio la genuinità (in bene e in male) di quei momenti, ho deciso di non affidarmi ai ricordi, ma pescare direttamente estratti delle vicende contenute nel mio diario di viaggio (aka Moleskine del Piccolo Principe). Sì, quando viaggio ho la fissa di tenere un mini diario di viaggio. Anche per i week end eh. Trieste, Torino, Milano sono ampiamente documentati. È sempre bello specchiarsi in qualche modo nelle emozioni del momento. 
Da ora lascio il testimone al Torqui di due anni fa. Appena arrivato a Monaco e alle prese con la tragica ricerca casa.
Buona lettura! 

15/11

Terzo giorno di caccia al tesoro. Qui si fa ricerca, ma case non se ne vedono né sugli annunci né davanti gli occhi. Per ora l'unica cosa che vedo è la casella di posta elettronica svuotarsi e riempirsi a intervalli regolari. Ormai penso di aver inviato mail a mezzi enti e istituti vari di Monaco. Sono tutti prodighi nel consigliare e reindirizzarmi a quei soliti che ormai sono stufo di tenere monitorati. Le offerte ci sarebbero anche, ma se non rispondono fissando un incontro, io mica posso andare a prenderli a casa. 

La giornata però è stata ricca di avventure. Stamattina ho fatto un salto all'Istituto Italiano di Cultura, ma non sapendo che dirmi mi hanno consigliato di mandare una mail smielata e implorante, così che potessero inoltrare la domanda a chi di dovere. Neanche avessi chiesto un mutuo o un finanziamento. 
Sulla scia dello stesso spirito ne ho mandata una simile anche al Goethe Institut, magari mi possono offrire un alloggio per qualche tempo nel loro residence. Domandare è lecito, rispondere è cortesia, no?
Per tentare tutte le opzioni possibili, papà ha domandato al suo amico se avesse qualche contatto utile. Ce ne ha dato uno con la solita raccomandazione "Scrivetegli una mail". Morale: altro giro, altra mail. Qua bisogna proprio tentarle tutte!

Più che un cacciatore di case mi sento un segretario. Non faccio che scrivere mail, girare siti a vuoto, reperire contatti sempre più nuovi e sbrigare faccende burocratiche. Mah. Forse mi sto attivando nel senso sbagliato o non mi sto impegnando abbastanza. Non lo so. Fatto sta che sto messo così. I miei dicono di sentirsi un po' inutili, dato che dopo due giorni di ricerca ancora non ho visto una casa che fosse una. Come se loro da là potessero farci qualcosa. Tant'è. 
Il periodo è orribile, il tempo quello che è, se deve accadere un miracolo che per favore accada presto. Eppure non sono insoddisfatto o deluso, perché comunque io ce la sto mettendo tutta e se continuo a essere sveglio e propositivo, la cosa si risolverà da sé. Voglio avere fiducia. 

Nessuno qui mi scambia per italiano. Ieri ben tre persone mi hanno chiesto informazioni sia per strada che in metro. Oggi un'altra signora mi ha chiesto informazioni appena fuori dalla metro e un'altra si è messa a parlare con me sui gradini delle Neue Pinakotek.
Strana forma di accoglienza la loro. Non saprei come altro chiamarla. 

Bhe, la giornata ormai è finita. Facciamo un bel respiro e accendiamo la speranza. 
Sperando, appunto, che domani sia un buon giorno!

Continua

venerdì 2 agosto 2013

Deutscher in Italien

La grande invasione ha raggiunto la sua fase di massima espansione. Il suo vertice assoluto. I veronesi lasciano le sponde dell’Adige in cerca di frescura sulla Riviera o sugli speroni delle Dolomiti, loro calano a frotte per colonizzare le rive del Lago di Garda e la città sguarnita dalle truppe locali. Il flusso migratorio è al culmine. Sono ovunque. Scorrazzano, entrano, li vedi, li senti parlottare, si siedono, mangiano. Ovunque. Almeno i bisognini vanno a farli nei posti giusti. Almeno quello dai.

Non ti puoi sbagliare, li riconosci subito. Anche se non parlano ce l’hanno scritto in faccia. Li vedi a un miglio di distanza. Biondi, occhi spenti dalla calura, visi in fiamme ustionati dall’impietoso sole italiano, mascelloni, sciabattano per la città in infradito ridotte a sottilissimi listelli di gomma consunta, pantaloncini mini (unisex, si badi bene) più simili a costumi da bagno che veri indumenti civili, magliettine bianche slavate sostituite nelle ore più calde da canotte dalle scollature ombelicali o, nel peggiore dei casi, da pallidissimi petti nudi la cui vista offende il buon gusto e il minimo rispetto di sé. Avete già capito chi sono vero? I tedeschi. Come non riconoscerli!
Poi si stupiscono se, non appena chiedono indicazioni in inglese, invece di rispondere alla domanda, gli si chiede se sono tedeschi. Allora li vedi illuminarsi e annuire soddisfatti ja ja ja. Cioè è palese: chi può andare in giro per il centro a piedi nudi sui sanpietrini bollenti con il costume da bagno sotto la canotta?? Solo loro. Che subito si entusiasmano decantando la bellezza del luogo e svelando il vero motivo dietro il loro look da bordo piscina: sono qui in giornata dal Gardasee dove campeggiano in tutta allegria. Ma va’? Non s’era capito. Difatti quale veronese non sciama per la vie del centro in costume da bagno??

Sgomitano per entrare nei negozi dove si avventano sui capi in saldo come avvoltoi sulla carogna di un animale. Smanazzano, frugano, tastano, esibiscono, esclamano, confabulano, intasano i camerini di prova e corrono su e giù per il negozio a piedi nudi con nonchalance. Il tratto peculiare che li contraddistingue in queste occasioni, nonostante non aprano bocca, è la scelta infelice di scarpe e vestiti. Hanno infatti un vero dono, una dote rara, un metal detector innato per tutto quello che per noi è battonchic-trash. Scarpe con la zeppona e lustrini, borchie e pizzi sono loro. Le adorano. Le passano alla cassa e se le infilano per direttissima. Magliette unicolor nelle sfumature più tristi, dal giallo vomito al marrone fumé, trovano nelle loro mani degni padroni. Sbavano davanti alle vetrine con occhi sbarrati dalla meraviglia. Testimonianza eloquente del loro passaggio è lo stato in cui versano i negozi dopo la loro visita: uno tsunami vandalico. Lasciano dietro di sé cumuli di vestiti spiegazzati, gettati alla meno peggio sugli scaffali e scatole di scarpe esplose sul pavimento. La cosa che mi preoccupa è che quella roba, che noi ci chiediamo come possa esser stata messa in commercio, finisce poi nelle loro valigie e, una volta tornati in madrepatria, verrà esibita con gioia e immensa soddisfazione davanti ad amici e parenti  al grido di “Questa l’ho comprata in Italia!!”. E lì la nostra nomea di paese del buongusto e dell’eleganza per antonomasia, scivola tristemente giù per lo sciacquone.

Questo per quanto riguarda i giovin signori. Per i signori di una certa età cambia sia il look che l’atteggiamento. I tedeschi allampanati, quelli stagionati si muovono per le vie con fare stupito, calcando il suolo in shantosissimi e sempre di moda sandali marroni da escursionismo, accompagnati da imbarazzanti bermudine color sabbia multitascate, corredate a loro volta da camicie scozzesi a quadrati extra large, tipici dei boscaioli delle Montagne Rocciose che, diligentemente infilate nei pantaloncini, mettono così bene in mostra il fisico allenato da bevitore seriale. Il tutto è coronato da un cappello texano degno di una guida del deserto. Immancabile la macchina fotografica ultra professionale al collo e lo zainetto sportivo da camminata alpina a spalle. Un paio di gioviali baffoni bianchi dona al tutto quell’adorabile gusto retrò, un po’ vintage che fa tanto bavarese nostalgico.

Ma i migliori sono quelli che girano per le cittadine del lago ubriachi marci, sbronzi come una zampogna che, inneggiando alla Bella Italia armati di una bottiglia di birra, aspettano la corriera per la città sul ciglio della strada a mezzanotte.

Italia, parco divertimenti d’Europa. 

martedì 31 gennaio 2012

Paese che vai...

…usanze che trovi, recita il vecchio proverbio. E per un espatriato tale massima non potrebbe essere piú vera. Perché tra le due cugine che vivono al di qua e al di la delle Alpi, ci sono delle sostanziali differenze d´usanze. Il turista che si ferma qua una settimana avverte/vede solo quelle piú lampanti come per esempio lo strapotere dei ciclisti, il traffico intenso, ma scorrevole, la gente spaparanzata a ogni angolo della cittá, verde o grigio che sia e una certa tendenza all´ignoramento reciproco.

Ci sono tuttavia una miriade di altri piccoli accorgimenti quotidiani che l´espatriato è tenuto a notare e adottare il piú velocemente possibile, previo sgamamento del suo status di cittadino non-tedesco. Tali attenzioni sono state per il sottoscritto sia un´adorabile scoperta che una novitá del tutto inaspettata, perché usanze che da noi sono state del tutto, o quasi, dimenticate qui ho dovuto rispolverarle e impiegarle fin da subito. Senza star qua ad annoiarvi con tanti aneddoti (che magari lascio a un prossimo post), vi snocciolo una bella lista che scorre meglio e va dritta al punto:

-qua si saluta tutti. Stai chiudendo la porta di casa e sulle scale transita un perfetto sconosciuto? Si saluta! Hallo, Morgen, quello che volete, ma si saluta. Poi anche se ci si ritrova spalmati in metro non ci si guarda manco in faccia, peró si saluta.

-qui si chiede per favore, bitte. Alla mensa, allo sportello della DB, alla collega, chiunque. Se avete una richiesta è imperativo accompagnarla con il bitte. Non esiste che lo dimentichiate. Se lo fate gli state giá sul…avete capito…

-ringraziare non è buona educazione, è doveroso. Pagate al baracchino della stazione, ricevete una risposta dalla dirimpettaia, un vicino vi lascia aperto il portone, il danke ci sta. Sempre. Anche se non ne avete voglia, pinzatevi la lingua e tiratelo fuori. Che un sorriso non si nega a nessuno.

-qui non si dice all´ufficio che si va in bagno, ma ci si augura di tutto. Tipo: Morgen per quando si entra dalla porta alla mattina, guten appetit/lässt es dir schmecken (variante deutsch che piú deutsch non si puó) per quando si va in mensa, bis gleich se la collega va a mangiare a casa in pausa pranzo, bis morgen/schönen Feierabend durante la settimana e infine il schönes Wochenende per il fine settimana. Se abbandonate l´ufficio senza dire niente, siete sulla buona strada per la ghettizzazione immediata.

-al supermercato è buon costume augurare un buon proseguimento di giornata anche se sono le 7 di sera. Altrimenti rischiate che la cassiera vi faccia pagare una mela 5 euro perché non siete stati abbastanza educati.

-in metro non si fiata, non ci si lamenta, non si parla al telefono sguaiatamente. Assolutamente vietato. Si fanno cose piú edificanti come leggere, ascoltare musica o il meglio del meglio rimanere in silenzio. Quello sarebbe veramente il the best of!

-qui non si gira in compagnia, ma essenzialmente da soli. Se vi guardate attorno per la strada non vedrete i megagruppetti di sbarbine o galletti come da noi, ma una massa di individui slegati l´uno dall´altro che condividono momentaneamente lo stesso pezzo di marciapiede. Le cose si fanno il piú delle volte da soli. Avere compagnia è un lusso.

-il volume della voce va tenuto sempre medio-basso, altrimenti vi beccate di quelle occhiate agghiaccianti che manco un secondino vi refila. La pace pubblica è cosa sacrosanta e va rispettata.

-checché ne dicano neanche qua il rosso è un divieto osservato religiosamente. Se non vedono nessuna macchina o bus in arrivo, attraversano anche loro con il rosso. Quindi questa abitudine potete anche conservarla.

-l´ecologia è un valore basilare. Talmente basilare che quando andate a comprare le scarpe vi chiedono se volete anche la scatola oltre alle scarpe. Interrogando il circondario tedesco dell´UT ho scoperto che te lo chiedono per fare meno pattume possibile. Se tutti si portano a casa le scatole delle scarpe, hai voglia papier che sprechi? Allora è molto meglio che la smaltisca il negozio che poi andrá sicuramente reciclata. La prossima volta mi ricorderó di non accettare la scatola insieme alle scarpe.

-un po´di verdura al giorno è cosa buona e giusta. Una mela verso le 11, una ciotolina di insalata per accompagnare il piatto principale del giorno. Qua i finti salutisti non durerebbero un giorno. Sono tutti salutisti a oltranza!

-l´ombrello è un ingombrante orpello di cui si fa volentieri a meno. Molto meglio il cappuccio, il berretto da sciatori o il passamontagna. Tengono piú caldo, non si rompono a causa del vento e se i capelli si guastano basta farsi una bella doccia appena tornati a casa per riaverli come la pubblicitá della Pantene (perché io valgo).

Un´usanza per tutti i gusti insomma. Che a loro sembrano stupide faccenduole quotidiane, ma per l´espatriato catapultato qua sono questioni essenziali su cui interrogarsi. Io, dopo un ragionevole lasso di tempo, ho deciso di smettere di farmi domande, ma di tornare allo stadio di Tarzan: “io italiano, tu tedesco, tu insegnare me come vivere in tua terra, io insegnare te come cuocere pasta senza sembrare gomma da scarpe”.

giovedì 8 dicembre 2011

Travaglio immobiliare

Stimolato da un recente (e spero continuativo) lettore che mi ha esposto le sue difficoltá nel trovare casa a Monaco, mi sono deciso a offire ai prossimi fortunati/sfortunati espatriati italiani che si recano nella cittá dei Weisswürst, alcune dritte per cercare casa e/o uno straccio di appartamento

Nota bene, benissimo: si avvisa la gentile clientela che non si garantiscono risultati immediati, ma si vuole solo offrire un vademecum minimo di risorse, iniziative o spunti per non impazzire nella giungla immobiliare monacense:

  • Quando vi dicono che cercare una casa a Monaco è difficile credeteci senza remore, a meno che non siate persone dalla fortuna sfacciata che allora trovate la sistemazione ideale: vicino a una stazione della metro, completamente ammobigliata e a un prezzo ridicolo. Ridete sguaiatamente e senza vergogna in faccia a quella brillante persona che vi dirá che cercare casa qui non è poi cosi difficile. O state parlando con il fortunello di cui sopra oppure con un cretino che apre la bocca solo per darle aria.

  • Prima di partire conducete una ricerca giá da casa. Trasformatevi in segretari di voi stessi e inviate quante piú e-mail potete. Siate preparati al fatto che se invierete 200 mail, non riceverete 200 risposte, 90 tutt´al piú, a meno che non siate il Fortunato di turno che allora le cose cambiano.

  • Per una ricerca preliminare affidatevi al sito della cittá di Monaco (muenchen.de). Li alla voce Wohnheime troverete un pratico documento formato PDF con tutti i dormitori, studentati per ragazzi, ragazze, sessualmente confusi, indigenti e alcolisti anonimi di Monaco. Se siete il Fortunato troverete una camera vuota che aspetta solo voi, se siete il Normale spedite una mail chiedendo la disponibilitá. Ci sará sicuramente una lista d´attesa o un periodo minimo di soggiorno richiesto per avere la camera (di solito due mesi). Se la disponibilitá che vi hanno dato va a nozze con il vostro periodo di soggiorno qui, dovrete riempire un pratico formulario “di presentazione” a cui dovrete allegare un fascio di documenti, referenze e foto. A questo punto penserete che è fatta, siete dentro. Sbagliato! Tutta questa documentazione vale come presentazione, ovvero non è per niente automatico che voi, presentando le carte, abbiate la camera a partire dalla data che vi serve. Aspettate e sperate di andare a genio alla direzione. Stesso discorso vale per lo studentato gestito dalla Caritas, dove addirittura il principio base di selezione è l´indigenza. Anche i poveri hanno un loro circolo esclusivo.

  • Dopo aver bussato virtualmente alla porta di ogni studentato, rivolgetevi a internet. Qui i siti che offrono case e appartamenti si sprecano. I piú gettonati sono wg-gesucht, immobilien-wg, easy-wg, immobilienscout24, statthotel e infiniti altri che ora non mi ricordo. Ce ne sono talmente tanti... Quando rispondete agli annunci in internet, scremate con molto buon senso. Diffidate degli annunci scritti in inglese o di quelli che vi rispondono in inglese. Alle vostre richieste di un appuntamento per poter visitare la casa vi risponderanno che al momento non sono a Monaco o in Germania, ma in un altrove non ben definito. A me personalmente hanno risposto “tedeschi” che rispondevano in inglese perché al momento in Scozia, Repubblica Ceca, Guatemala o altri posti improbabili. Cestinate per direttissima risposte di questo tipo. Risparmiate tempo e salute. Diffidate anche di coloro che offrono affitti troppo bassi (sui 200euro per capirci): o non vi rispondono o la maggior parte delle volte sono quelli che sono all´estero. Va da sé che anche se gli annunci sono muniti di foto chiedete di visitare sto sedicente appartamento. In genere le truffe sono meno frequenti che da noi, ma i furbi ci sono ovunque. Qui amano le presentazioni, quindi quando scrivete la mail di risposta all´annuncio scrivete vita, morte e miracoli di voi, il numero di scarpe che portate e il colore della montatura degli occhiali. Loro apprezzano. Se ci sono numeri di telefono chiamate, chiamate, chiamate. Alla piú disperata vi diranno che la camera è giá presa anche se l´annuncio è di due ore prima.

  • Parrá impossibile, ma le camere ammobigliate sono piú difficili da vedere (nel senso che riceverete meno risposte di quello che sperate), mentre quelle vuote sono quasi quasi piú abbordabili. Se siete il Fortunato troverete una camera ultra ammobigliata con anche l´angolo bar dietro la testiera del letto, se siete il Normale fate prima a portarvi dietro la camera da casa e piazzarla nella prima camera vuota che vi mostrano, cercando di incastrare i mobili nei metri quadrati che siete riusciti a trovare.

  • Noi italiani amiamo rivolgerci alle agenzie immobiliari, perché da noi spuntano come funghi e perché preferiamo delegare a un gigio adeguatamente cravattato lo scazzo e lo stress della ricerca. Noi stiamo comodamente a casa, nell´attesa che il telefono squilli e il cravattato ci dica esultante che ha trovato l´appartamento che fa per noi. Qui le agenzie immobiliari le conti sulle dita della mano. Vendono case dagli affitti astronomici (per un monolocale di 30 m2 chiedono 900euro al mese) e chiedono garanzie ancora piú stellari. Se possedete una galassia da qualche parte nell´universo, è il momento buono per ipotecarla. Se avete il portafogli gonfio e volete allegerirlo rivolgetevi alla MrLodge, alla mitwohnzentrale.de e un´altra che ora non mi ricordo. Ah, come garanzia vi chiederanno sicuramente di pagare con carta di credito. Tedesca. Quelle italiane non valgono il materiale su cui sono stampate.

  • Infine, per tutti voi poveracci che vi hanno comunicato dall´oggi al domani che dovete fare i bagagli e partire (come è successo pressappoco a me), utilizzate il tempo con saggezza, trovate la prima sistemazione temporanea (hotel, ostelli o che so io) da qui potete monitorare il mercato immobigliare e rompete le palle a chiunque vi sembri quello con l´offerta migliore. In fondo non avete nulla da perdere no?

  • Come ultima dritta vi consiglio con tutto il cuore di non perdere la speranza e l´ottimismo. Saranno i vostri migliori alleati di fronte alla difficoltá del cercar casa a Monaco. Non smettete di chiedere, sul lavoro, ai primi sprovveduti alle fermate dell´autobus o mentre salite in metro. Non si sa mai dove si puó annidare la vostra occasione!


L´imperativo che vi lancio peró resta quello: non abbandonate la speranza! Quando meno ve lo aspettate le cose si risolveranno. Dovete solo portare pazienza (so che puó sembrare un consiglio trito e ritrito peró è cosi che succede).

Mi raccomando non spaventatevi! E non sto parlando con te Fortunato, parlo con te Normale! Come in ogni cosa ci vuole un po´di rodaggio e quando sarete qui le cose vi sembreranno meno terribili che non dall´Italia. Siete sul posto e avete una visione piú ampia della problematica.

Non mi resta che augurarvi tanta fortuna! O come dicono qui Viel Erfolg bei der Suche!!!!

Ps: se avete altri accorgimenti da aggiungere, non esitate a farlo! Posso venire utili a me come a tutti i lettori! Grazie!

mercoledì 7 dicembre 2011

Adventskalender-mania

Sono arrivato in questo meraviglioso angolo di Baviera chiamato Monaco a metá novembre e giá c´era nell´aria una certa sensazione di attesa per il Natale imminente. In Marienplatz alcuni banchetti erano in via di allestimento, altri li stavano costruendo, altri ancora non c´erano, ma sono arrivati nel frattempo.

Per me tutta questa atmosfera calda e colorata, fatta di luci e decorazioni in legno, di Glühwein e Würst natalizi è qualcosa di assolutamente nuovo. Da godere, da osservare, da vivere e sperimentare. E fin qua tutto bene. Da noi, in Italia, prima del Natale non si festeggia niente, forse la vigilia si fa una sorta di anteprima di quello che sará il banchetto del giorno dopo, assaggiando una fetta di pandoro immersa nello zabaione o sgranocchiando un cioccolatino al rum e tante altre belle cose. Dagli anni del catechismo ci si ricorda vagamente che il Natale è prededuto dal periodo d´Avvento, cioè quelle quattro domeniche precedenti il 25 Dicembre, in cui anche la Madonna ha sopportato il peso dell´essere incinta, come ogni altra donna su questa terra. Ok l´Avvento, ma il nostro binocolo culturale è essenzialmente focalizzato sul Natale e li non ci piove, tutt´al piú ci nevica!

Qua invece è tutta un´altra storia. Forse perché qua le cose si fanno una alla volta e bene o forse perché qua con la scusa del freddo ogni scusa è buona per far baldoria, prima del Natale bisogna festeggiare adeguatamente il periodo d´Avvento (Adventszeit), altrimenti Natale sa un po´ meno da Natale. E allora come si festeggia degnamente tutto questo mese di coscienziosa attesa? Chiaro no? Con l´immancabile Adventskalender! E cos´è sto calendario dell´Avvento vi starete chiedendo voi? Sicuramente l´avrete visto almeno una volta nella vostra vita, peró vi spiego lo stesso di che si tratta. Il calendario d´Avvento è una scatola fine di cartone contrassegnata da tante caselline, numerate dall´1 al 24, sparse tutte a caso e ogni mattina si apre una finestrina con il numero corrispondente (tipo oggi che è il 7 di dicembre, si apre la casellina numero 7) e all´interno il bimbo, i grandi, gli anziani trovano un cioccolatino o una piccola sorpresa, oppure anche un´immagine tipica del periodo invernale (un pupazzo di neve, la slitta, la candela con l´agrifoglio e cose cosi). Anche i cioccolatini hanno impresso queste forme, quindi ogni giorno ci si sveglia e ci si chiede “cosa troveró oggi nell´Adventskalender???”. Per noi, o per me, questa è un´usanza veramente tenera e dolce (approfitto di qualunque scusa per ingollare dosi extra di cioccolata anche quando mi ero ripromesso di resistere), peró non fa parte del nostro bagaglio culturale.

Al contrario qui è una moda e un´usanza che è dovere sacrosanto rispettare. Gli Adventskalender impazzano, sono ovunque, ce li hanno tutti, in qualsiasi formato, di qualsiasi materiale, grandezza o stile. Se non ne hai uno sei OUT, se ne hai uno o piú di uno, diciamo uno per ogni membro della famiglia cosi nessuno litiga, sei SUPER IN, ECHT COOL! Totalmente impreparato a partecipare a questo rito quotidiano, ci hanno pensato le CT a convertirmi.

Da noi in ufficio, giusto di fronte alla porta d´entrata, sulla parete di fondo, troneggia l´Adventskalender dell´ufficio e ci tengo a sottolineare che è quello della RitterSport. Meraviglia delle meraviglie. In classico stile tedesco, perché tutti abbiano uguale diritto a usufruire di questo magico dispensatore di gioia e delizie, abbiamo provveduto a dividere i numeri disponibili per il nostro numero di colleghi, li abbiamo poi tirati a sorte, cosi che ognuo si è ritrovato con tre numeri in mano e il conseguente diritto di aprire la casellina quei tre giorni pescati. Una pratica equa e democratica.

Non contento, nel giro di due giorni ne ho ricevuto altri due. Uno mi è stato regalato dall´ente ospitante, come regalo di Natale, che ora tengo in camera e scarto ogni mattina come augurio di buongiorno e il secondo mi è arrivato per posta. L´adorabile, tenerissima, stellare Dresdnerin ha pensato ancora una volta a me e ci teneva che io avessi qualcosa da Dresda, in questo momento d´Avvento. Se prima non ne avevo manco uno, me ne ritrovo due tutti miei e uno in condivisione con le colleghe. Troppa grazia Sant´Antonio. E certo non sto qua a rifiutarla…prendo tutto quello che arriva.

Insomma, anche questo fa tutto parte dell´espatrio, dell´acclimatarsi agli usi locali, far vedere che si è gente volenterosa che vuole abbracciare i buoni costumi locali e che si è pronti a una veloce e felice integrazione (mantenendo peró un pizzico di buon senso, scegliendo quali abitudini adottare e quali no).

Come prima esperienza all´estero non mi posso lamentare, eccezion fatta per il cronico problema dell´alloggio, ma questa è un´altra storia e dovrá essere raccontata un´altra volta.

lunedì 5 dicembre 2011

Vita da metro

Uno degli aspetti piú esaltanti e fantastici dell´espatrio a Monaco è stata ed è la metro, questo affascinante sferragliare sotto terra da un capo all´altro della cittá, senza dipendere da semafori, traffico, precedenze o altre frignacce. Nel momento in cui sali in metro sai di non avere tempi morti. Tutt´al piú quei cinque miserrimi secondi in cui la metro si ferma alla fermata per permettere alla gente di salire e scendere. Con la metro è tutto movimento, puro viaggio, dieci, venti, trenta minuti di dolce dondolio nelle profonditá dellá cittá.


Poi anche li, c´è metro e metro. Si perché qui non c´è la metro pura e semplice come la intendiamo noi in Italia e che fa la sua timida comparsa solo in cittá del calibro di Roma, Milano o Torino. Qua le metro si distinguono in due tipi: le U-Bahn, che sono delle metro di superficie cosí dette, perché dopo un tot di fermate sottoterra al buio escono alla luce del giorno per continuare il loro viaggio sotto il benigno sole, e le S-Bahn, metro sia di superficie che di “profonditá” ma che si distinguono dalle U-Bahn perché percorrono tratte in media piú lunghe e perché nelle stazioni metro scorrono a un livello ancora piú basso delle U-Bahn. Si, sono differenze lievi, ma fondamentali. Che se sbagli a prendere la S7 invece della U4 chissá dove vai a finire, quindi occhio quando si consulta la cartina.


Per me, atterrato da Buslandia, dove oltre ai bus non esistono altri mezzi di trasporto pubblico, Monaco mi sembrava la patria dei mezzi pubblici: tram appena fuori dalla Hauptbahnhof, bus per ogni direzione e due tipi di metro a una scala mobile di distanza! C´era di che ubriacarsi. Cioè quando si dice passare da niente a troppo. In piú non ero per nulla preparato al meraviglioso “effetto collaterale” della metro: il guadagno in materia di tempo. In dieci minuti si va dalla Hauptbahnhof alla Hostbahnhof e in cinque in Marienplatz che sta nel mezzo tra le due stazioni. Ammetto che i primi giorni ero disorientato. Io ero abituato a prendere il bus delle 9 alla mia fermata per essere in centro alle 9.30 e magari da li prendere una coincidenza per arrivare puntuale a un eventuale appuntamento fissato per le 10.30 e riuscire quindi a essere a casa per le 12.30 quando i bus arrivavano con pochi minuti di ritardo. Praticamente per un impegno di 20 minuti scarsi io ci impiegavo ore di strada. Qua tutto d´un colpo avevo una marea di tempo a disposizione che mi avanzava grazie alle metro. E vogliamo dire che qui gli autobus passano ogni dieci minuti e le U-Bahn e le S-Bahn ogni tre???Quando da me l´unico autobus che mi portava a casa passava tre volte l´ora ossia ogni venti minuti (sperando che fosse in orario, chiaro no?). Passata la sorpresa iniziale mi sono convertito subito. E credetemi non rimpiango per niente i bus veronesi. Benedetta sia la metro di Monaco, cosi come gli autobus e i tram (specialmente i tram sono super!!!).


Abituato alla cagnara indegna che regnava sui miei autobus, qui mi sembra tutto un altro mondo, A Verona i bus sono bar su due ruote: c´è chi strilla a squarciagola gli affari suoi al telefonino, italiani cosi come stranieri, c´è chi ha l´Ipod a tutto volume e ci lascia indovinare che musica sta ascoltando, ci sono i gruppetti di adolescenti ormonati che si lasciano andare al bollore del momento e persone di tutte le etá e di tutti i tipi che fanno semplicemente gossip. Qui, tranne rare eccezioni, nessuno fiata. In metro si sta in religioso silenzio e si bada bene a non disturbare il vicino. Difatti qui la metro piú che altro è considerata, credo io, come una zona neutra, grigia, in cui ognuno puó fare quello che vuole, basta che non si metta a ballare il tango sulle balle altrui. E alla mattina, mentre con la U-Bahn vado al lavoro ne ho viste di scene buffe! In metro si puó fare praticamente tutto. Si va dalle cose piú comuni tipo restare in silenzio e fissare il finestrino, leggere un libro o il giornale, mandare messaggi fino a cose bislacche o del tutto inusuali. Tipo una mattina il signore cravattato seduto di fronte a me meditava: aveva una Bibbia in mano e a momenti alterni la apriva e la chiudeva, poi mormorava qualcosa facendo il labiale, chiudeva gli occhi, mormorava di nuovo e quindi riapriva il libro dei libri al segno per ricominciare da capo la pratica meditativa. Un´altra mattina mi è capitato di vedere una ragazza che con suprema tranquillitá ha aperto lo zaino, ha tirato fuori un enorme gomitolo di lana, ha ravanato nel fondo per trovare i ferri e con inaudita concentrazione si è messa li a fare la calza, sferruzzando in silenzio e fermandosi a contare di quando in quando. Per poi scatafrattare via tutto nel cestino che sta giusto sotto ogni finestrino. Ma come, mi son detto, sei stata qua a sferruzzare per quasi un quarto d´ora per poi buttare via tutto???Mah, contenta te. Ci sono immancabili quelle che si truccano con estrema perizia rimirandosi nei finestrini oppure armate di pratico specchietto portatile. Ci sono le mamme che tornano dalla passeggiata pomeridiana e si infilano in metro con il passeggino, indisturbate e serafiche, cosi anche gli invalidi che qui non si muovono con la sedia a rotelle, ma con minimacchine da marciapiede, atte a renderli del tutto autonomi. Non è la prima volta che tornando dall´ufficio ne incontro qualcuno che sta tornando dal supermercato, munito di borsetta adagiata sul cestello anteriore. Da noi si parla tanto di barriere architettoniche per invalidi e neonati. Qua il problema è del tutto inesistente.


Decisamente un altro mondo.


Le metro portano tanti, tantissimi privilegi e comoditá. Ma causano anche impazienza nei biondi tedeschi, di solito cosi compassati. Appena avvertono il suono di una metro in arrivo, sono presi come da una frenesia e pur di prendere quella metro, si scapicollano giú da scale mobili e non, travolgendo tutti quelli che si trovano sfortunatamente sul loro cammino. E´quindi buon constume lasciare il passaggio libero sulla destra sulle scale mobili, per permettere a loro di correre in libertá nel tentativo di prendere la metro e per permettere a voi di non essere spintonati senza motivo.


Questa cattiva abitudine di frenesia non intendo adottarla. C´è una metro ogni tre minuti. Prenditela comoda cugino teutonico. Pensa alla sciagura di avere un solo autobus ogni venti minuti e vedrai come te la prendi comoda la prossima volta che senti cigolare una metro in arrivo!