Ogni lingua ha le sue particolaritá, va da sé. E ogni particolaritá rende ogni lingua unica nel suo genere. Certo, ci sono particolaritá che si ritrovano in altre lingue, su questo non ci piove, peró in genere ogni lingua è un “sistema” a parte (come De Saussure docet). E imparare a gestire un sistema linguistico non è solo segnare il corrispettivo italiano sopra i termini stranieri, ma è soprattutto imparare a gestire le particolaritá con successo nei piccoli intenti comunicativi di ogni giorno. Bon, dopo questa sproloquiata tecnica posso abbassare il tono accademico e tornare al mio stile pidocchioso.
Una della particolaritá del tedesco, oltre a quelle enumerate fino alla nausea (casi, verbi finali, generi, concordanze ecc ecc), è di suscitare nel poveraccio che si mette d´impegno a parlarlo ogni giorno, delle fluttuazioni di Flüßigkeit (scioltezza). Ovviamente come tutto quello che ha a che fare con il brodo germanico queste fluttuazioni non seguono uno schema preciso, delle regole preordinate, tipo “nei giorni di pioggia non ti ricorderai mai di accordare il dativo, ma userai l´accusativo sistematicamente”, “in caso di nevicate ti dimenticherai di mettere il verbo in fondo nelle subordinate” oppure “quando splende il sole il cervello ti si scalda e va a tutta birra al pari di una porsche, facendoti parlare tedesco fluente come non mai”. Fosse cosi, tutti gli espatriati un po´perfezionisti come il sottoscritto pregherebbero per un giorno di sole in cui poter parlare decentemente tedesco senza ridursi a comunicare a gesti. Peró ste manne non succedono e ognuno si salva come puó. A me capita cosi. Ma non solo sulle lunghe distanze, quando esprimo concetti complessi del tipo “è nato prima l´uovo o la gallina?”, ”il würtsel ce l´ha o no un inizio e una fine?”. Ecco li, sarebbe un caos trovare le parole appropiate pure in italiano, in tedesco mi arrendo per partito preso e sfrutto queste tavolate pitagoriche come esercizio d´ascolto.
Capita invece che da un giorno all´altro, parole che solo il giorno prima fluivano con disinvoltura dalla mia bocca il giorno dopo si incastrino in gola, tra i denti, sotto la lingua. Insomma fan di tutto per non uscire. Ste maledette. Soprattutto mi capita con il machen. So che è pazzesco, eppure oh raga non ce la posso fare. Per interi giorni questo verbo tuttofare esce volentieri dalla mia bocca, si fa una passeggiata per l´aere e poi scompare. Ogni tanto invece si inceppa, si intestardisce e non vuole sapere di uscire, resta li, imbronciato, oppure in alcune occasioni fa l´indeciso, esce solo per metá: mach….e basta. L´-en resta dentro, troppo timido per mostrarsi al mondo e io resto li, con il verbo sospeso, la bocca spalancata che ripeto trenta volte il suono “mach” senza portarlo in fondo. Il massimo dei massimi è quando mi si inceppa la A e anzi si tira come un elastico e mi ritrovo non so come a fare esercizi di sgorgheggi: maaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. So peinlich! (cosi imbarazzante).
Altra chicca sono le parole con il sch. Fresco di giornata è l´inceppamento con geschichte (storia). Anche questa parola amica-nemica esce di buzzo buono, fluida e naturale in alcuni giorni, smozzicata e tartagliata in altri. Einfach so (semplicemente cosi, senza ragione). E ti viene da porti delle domande. Cioè se fino a ieri riuscivo a pronunciarla senza problemi, perché oggi no?? E la risposta è un sonoro BHO! Succede esattamente lo stesso con i verbi. Nel mentre di certi discorsi, evidentemente particolarmente ispiranti, mi escono verbi come verhindern, durchführen e affini. Altre volte non mi vengono i verbi piú inflazionati come lassen, wollen, können. Il peggio dei peggi è quando vuoi dire una cosa, sai di sapere il verbo, ma il cervello non collabora. Al contrario va in sciopero, si spegne, fai per pensare alla parola e non ti viene manco in italiano. Nella testa c´è solo il vuoto siderale, una miriade di aria rarefatta. E finché ti rendi conto che non sai cosa vuoi dire in nessuna lingua, gli altri ti guardano sospesi, in attesa della parola che stai soppesando da millenni. Alla fine della fiera alzi un braccio, gesticoli come un cane morso da una zecca e ti fai capire in qualche modo.
Le fluttuazioni, dato il loro carattere assolutamente arbitrario, colpiscono a tradimento e in qualsiasi campo linguistico. Non puoi mai ritenerti davvero al sicuro. L´inversione verbo-soggetto che nelle domande ti riusciva cosi bene, oggi cola a picco e ti riduci a pensare “aspetta, sto facendo una domanda, dovrei fare l´inversione! Miseria me la sono dimenticata”. La posposizione del verbo in fondo alla frase che dopo tanti collaudi comincia a intrarti in automatico, oggi sballa e senza che te ne rendi conto per tempo azzardi un wenn sie kommt zu mir. E non appena ti figuri la frase nella testa, ecco che ti risuona l´allarme rosso “hai messo il verbo all´inizio con il wenn, no dico, ma sei tutto fuso???”. E ti vorresti masticare la lingua dal disdegno, ma ormai la frase l´hai lanciata e ciao, non la acchiappi piú.
Come si possono quindi sconfiggere le fluttuazioni a tradimento? Bella domanda. Io mi limito a prenderle come vengono, oggi va bene, domani chissá. Come i valori della borsa per intenderci. Bisogna buttarsi e prendere quello che viene. Oggi ti puoi tranquillamente spacciare per madrelingua dato lo speciale stato di grazia, domani torni nel limbo dei balbuzienti cronici. Tutto un su e giú. Spiccicato al Nasdaq e al Down Jones.
Oggi nevica. Di stamattina ho giá toppato il geschichte. Vediamo ora di sera quale altra fluttuazioni mi becco!
mercoledì 8 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Ponte bavaro-veronese
Opera in atti non pervenuti.
Personaggi principali: la Tutor, Torquitax, Gentile Signorina, Gentile Commerciante.
Luogo: Ufficetto Tedesco (UT) locato in Monaco di Baviera
Intro: è una giornata fredda (il termometro registra –5), ma soleggiata. L´azione si svolge al chiuso, nel sopracitato UT. Spazio temporale: due ore pressappoco. Il sipario si apre. Torquitax è seduto alla sua scrivania, intento a navigare in Internet. Dall´altro ufficio giunge una voce.
Tutor: Torquiiiiiiiiiiiiiiii
Torquitax: Siiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Tu: Puoi venire qua un momento?
To: Ceeeeeeeeeerto, volo!
Tu: Allora, siediti un momento che ti spiego cosa mi serve. Tra due settimane abbiamo il seminario sugli appalti pubblici in Italia e mi servirebbero delle informazioni specifiche. Purtroppo è da tre praticanti a sta parte che tentiamo di ottenere ste informazioni, ma senza successo. Le altre praticanti hanno mandato una catervata di mail, ma non ci ha mai risposto nessuno. Peró io ho veramente bisogno di chiarire questi dubbi, non solo per il seminario, ma anche in futuro. Mi serve infatti sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter ottenere la certificazione SOA in Italia che permetta di concorrere a un appalto pubblico anche in territorio italiano. Speriamo che stavolta sia la volta buona che ci rispondono o per lo meno risolviamo questa problematica. Ti invio il link sul tuo computer della Homepage con tutte le filiali registrate che rilasciano il documento. Vedi cosa riesci a fare.
To: Ok.
Tornato alla sua scrivania Torquitax apre il link e dopo una rapida occhiata alla lista scopre che una delle molte filiali sparse per lo Stivale è locata in Verona. Il nostro fu portato a pensare che aveva trovato il primo appiglio a cui aggrapparsi. “Veronese son veronese – pensa – gran fatti che non riusciamo a capirci???” Torna quindi dalla Tutor.
To: Tuti tuti ho avuto un´idea. Senza che stiam qua a mandare mail che magari cestinano non appena vedono un indirizzo straniero, che ne dici se li chiamiamo direttamente? Cosi almeno sono costretti a risponderci e se non sanno darci risposta per lo meno ci indirezzeranno a qualcuno di piú competente, no?
Tu: Tolle Idee!! Chiama dal mio telefono che è abilitato anche per l´estero.
… tuuuuuu tuuuuuuuu tuuuu (squillo di telefono)…
Gentile Signorina: Pronta Risposta buongiorno cosa posso fare per lei?
To: Salve, chiamo dall`UT di Monaco di Baviera, volevo sapere alcune informazioni circa il rilascio delle certificazioni SOA.
GS: Oh…ah…si…ehm (voce ansiogena)…allora guardi le passo uno dei commerciali. Resti in linea.
…stagioni di Vivaldi di sottofondo…
GS: Pronto, è ancora li?
To: Si sono qui.
GS: Purtroppo ho tutti i commerciali occupati. Se mi lascia un numero e un nominativo la faccio prontamente richiamare.
To: D´accordo. Numero 0049….. Nominativo Torquitax.
GS: Grazie, appena possibile la faccio richiamare. Arrivederci.
Il nostro torna alla sua scrivania dopo aver spiegato alla Tutor di aspettarsi una chiamata dall´Italia e spera ardentemente che richiamino e non confermino l´orrida usanza italica di dimenticarsi di richiamare. Posate le chiappe sulla sedia resta vigile in attesa che il telefono trilli. Passano quindici minuti e il trillo eccheggia per l´UT.
GS: Pronto sono Penelope della Pronta Risposta, parlo con Torquitax?
To: In persona.
GS: Benissimo, le passo uno dei commerciali che si è appena liberato.
To: Grazie.
Gentile Commerciante: Maurizio Calpurotti, piacere!
To: Torquitax piacere!
GC: Ohhh scusi se glielo dico ma non sa che sollievo che lei parli italiano.
To: Aahahaha io sono italiano!!
GC: Ah siiiiiiiiii? Ah fantastico allora (grassa risata)
To: Guardi a dirla tutta sono pure veronese.
GC: Nooooooooooooooo davveroooooo? Non ci posso credere (grassissima risata). Allora mi dica come posso aiutarla, cosa posso fare per lei.
To: Le mie colleghe vorrebbero sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter avere un certificato SOA per concorrere in un appalto pubblico in Italia. Se ci sono determinati documenti da presentare, ecc ecc.
GC: Mah, in linea di massima è solo un problema di traduzione. Essendo membro dell´EU la Germania ha diritto a concorrere in Italia, ma deve presentare i documenti in italiano. Poi…..
To: …ah ok….mhmm capisco…ok. Ricapitolando: una ditta tedesca puó avere un certificato SOA in Italia basta che presenti i documenti in italiano e controlli nelle liste delle categorie a quale categoria appartiene.
GC: Esatto.
To: Perfettissimo e guardi, l´ultima cortesia. Le colleghe mi chiedono se da qualche parte, in Internet o sulla vostra pagina c´è una brochure riepilogativa. Anche in inglese va bene, non pretendiamo miracoli.
GC: Mah a dire il vero abbiamo un file PDF anche in tedesco.
To: Ah si??? Puó mandarmi tutto via mail?
GC: Certo, basta che mi dia un indirizzo mail a cui spedirlo e glielo spedisco volentieri.
To: Grazie mille millissime!!
To: Tuti tutiiiiiii ce l´ho fatta, ho le informazioni!
Tu: Oooohhhhhhhhh finalmente! Tu sei il praticante che ce l´ha fatta. Spiegami tutto.
To: Bla bla bla bla bla…
Tu: Pure la brochure in tedesco??? SUPER, WUNDERBAR!!!
Morale: il nostro non sapeva se ce l´avrebbe fatta. Questo era il suo primo incarico di responsabilitá e potete figurarvi la tremarella che aveva mentre parlava al telefono la prima volta.Sentiva pesare sulle sue spalle la consapevolezza di rappresentare l´unico ponte tra i bavari e i veronesi. Peró in una maniera del tutto inaspettata è riuscito a gestire la cosa. Senza tanti corsi preparatori, esperienze o seminari di trainig autogeno. Andando a naso, questo non l´ha tradito. Fiuuuuuuu. L´autostima lo lanciava in spazi siderali, facendogli accarezzare gli anelli di Saturno con le dita. Eh bhe, che dire…bavari e veronesi si intendono alla perfezione!
Personaggi principali: la Tutor, Torquitax, Gentile Signorina, Gentile Commerciante.
Luogo: Ufficetto Tedesco (UT) locato in Monaco di Baviera
Intro: è una giornata fredda (il termometro registra –5), ma soleggiata. L´azione si svolge al chiuso, nel sopracitato UT. Spazio temporale: due ore pressappoco. Il sipario si apre. Torquitax è seduto alla sua scrivania, intento a navigare in Internet. Dall´altro ufficio giunge una voce.
Tutor: Torquiiiiiiiiiiiiiiii
Torquitax: Siiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Tu: Puoi venire qua un momento?
To: Ceeeeeeeeeerto, volo!
Tu: Allora, siediti un momento che ti spiego cosa mi serve. Tra due settimane abbiamo il seminario sugli appalti pubblici in Italia e mi servirebbero delle informazioni specifiche. Purtroppo è da tre praticanti a sta parte che tentiamo di ottenere ste informazioni, ma senza successo. Le altre praticanti hanno mandato una catervata di mail, ma non ci ha mai risposto nessuno. Peró io ho veramente bisogno di chiarire questi dubbi, non solo per il seminario, ma anche in futuro. Mi serve infatti sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter ottenere la certificazione SOA in Italia che permetta di concorrere a un appalto pubblico anche in territorio italiano. Speriamo che stavolta sia la volta buona che ci rispondono o per lo meno risolviamo questa problematica. Ti invio il link sul tuo computer della Homepage con tutte le filiali registrate che rilasciano il documento. Vedi cosa riesci a fare.
To: Ok.
Tornato alla sua scrivania Torquitax apre il link e dopo una rapida occhiata alla lista scopre che una delle molte filiali sparse per lo Stivale è locata in Verona. Il nostro fu portato a pensare che aveva trovato il primo appiglio a cui aggrapparsi. “Veronese son veronese – pensa – gran fatti che non riusciamo a capirci???” Torna quindi dalla Tutor.
To: Tuti tuti ho avuto un´idea. Senza che stiam qua a mandare mail che magari cestinano non appena vedono un indirizzo straniero, che ne dici se li chiamiamo direttamente? Cosi almeno sono costretti a risponderci e se non sanno darci risposta per lo meno ci indirezzeranno a qualcuno di piú competente, no?
Tu: Tolle Idee!! Chiama dal mio telefono che è abilitato anche per l´estero.
… tuuuuuu tuuuuuuuu tuuuu (squillo di telefono)…
Gentile Signorina: Pronta Risposta buongiorno cosa posso fare per lei?
To: Salve, chiamo dall`UT di Monaco di Baviera, volevo sapere alcune informazioni circa il rilascio delle certificazioni SOA.
GS: Oh…ah…si…ehm (voce ansiogena)…allora guardi le passo uno dei commerciali. Resti in linea.
…stagioni di Vivaldi di sottofondo…
GS: Pronto, è ancora li?
To: Si sono qui.
GS: Purtroppo ho tutti i commerciali occupati. Se mi lascia un numero e un nominativo la faccio prontamente richiamare.
To: D´accordo. Numero 0049….. Nominativo Torquitax.
GS: Grazie, appena possibile la faccio richiamare. Arrivederci.
Il nostro torna alla sua scrivania dopo aver spiegato alla Tutor di aspettarsi una chiamata dall´Italia e spera ardentemente che richiamino e non confermino l´orrida usanza italica di dimenticarsi di richiamare. Posate le chiappe sulla sedia resta vigile in attesa che il telefono trilli. Passano quindici minuti e il trillo eccheggia per l´UT.
GS: Pronto sono Penelope della Pronta Risposta, parlo con Torquitax?
To: In persona.
GS: Benissimo, le passo uno dei commerciali che si è appena liberato.
To: Grazie.
Gentile Commerciante: Maurizio Calpurotti, piacere!
To: Torquitax piacere!
GC: Ohhh scusi se glielo dico ma non sa che sollievo che lei parli italiano.
To: Aahahaha io sono italiano!!
GC: Ah siiiiiiiiii? Ah fantastico allora (grassa risata)
To: Guardi a dirla tutta sono pure veronese.
GC: Nooooooooooooooo davveroooooo? Non ci posso credere (grassissima risata). Allora mi dica come posso aiutarla, cosa posso fare per lei.
To: Le mie colleghe vorrebbero sapere cosa deve fare una ditta tedesca per poter avere un certificato SOA per concorrere in un appalto pubblico in Italia. Se ci sono determinati documenti da presentare, ecc ecc.
GC: Mah, in linea di massima è solo un problema di traduzione. Essendo membro dell´EU la Germania ha diritto a concorrere in Italia, ma deve presentare i documenti in italiano. Poi…..
To: …ah ok….mhmm capisco…ok. Ricapitolando: una ditta tedesca puó avere un certificato SOA in Italia basta che presenti i documenti in italiano e controlli nelle liste delle categorie a quale categoria appartiene.
GC: Esatto.
To: Perfettissimo e guardi, l´ultima cortesia. Le colleghe mi chiedono se da qualche parte, in Internet o sulla vostra pagina c´è una brochure riepilogativa. Anche in inglese va bene, non pretendiamo miracoli.
GC: Mah a dire il vero abbiamo un file PDF anche in tedesco.
To: Ah si??? Puó mandarmi tutto via mail?
GC: Certo, basta che mi dia un indirizzo mail a cui spedirlo e glielo spedisco volentieri.
To: Grazie mille millissime!!
To: Tuti tutiiiiiii ce l´ho fatta, ho le informazioni!
Tu: Oooohhhhhhhhh finalmente! Tu sei il praticante che ce l´ha fatta. Spiegami tutto.
To: Bla bla bla bla bla…
Tu: Pure la brochure in tedesco??? SUPER, WUNDERBAR!!!
Morale: il nostro non sapeva se ce l´avrebbe fatta. Questo era il suo primo incarico di responsabilitá e potete figurarvi la tremarella che aveva mentre parlava al telefono la prima volta.Sentiva pesare sulle sue spalle la consapevolezza di rappresentare l´unico ponte tra i bavari e i veronesi. Peró in una maniera del tutto inaspettata è riuscito a gestire la cosa. Senza tanti corsi preparatori, esperienze o seminari di trainig autogeno. Andando a naso, questo non l´ha tradito. Fiuuuuuuu. L´autostima lo lanciava in spazi siderali, facendogli accarezzare gli anelli di Saturno con le dita. Eh bhe, che dire…bavari e veronesi si intendono alla perfezione!
Etichette:
München,
Senza categoria
martedì 31 gennaio 2012
Paese che vai...
…usanze che trovi, recita il vecchio proverbio. E per un espatriato tale massima non potrebbe essere piú vera. Perché tra le due cugine che vivono al di qua e al di la delle Alpi, ci sono delle sostanziali differenze d´usanze. Il turista che si ferma qua una settimana avverte/vede solo quelle piú lampanti come per esempio lo strapotere dei ciclisti, il traffico intenso, ma scorrevole, la gente spaparanzata a ogni angolo della cittá, verde o grigio che sia e una certa tendenza all´ignoramento reciproco.
Ci sono tuttavia una miriade di altri piccoli accorgimenti quotidiani che l´espatriato è tenuto a notare e adottare il piú velocemente possibile, previo sgamamento del suo status di cittadino non-tedesco. Tali attenzioni sono state per il sottoscritto sia un´adorabile scoperta che una novitá del tutto inaspettata, perché usanze che da noi sono state del tutto, o quasi, dimenticate qui ho dovuto rispolverarle e impiegarle fin da subito. Senza star qua ad annoiarvi con tanti aneddoti (che magari lascio a un prossimo post), vi snocciolo una bella lista che scorre meglio e va dritta al punto:
-qua si saluta tutti. Stai chiudendo la porta di casa e sulle scale transita un perfetto sconosciuto? Si saluta! Hallo, Morgen, quello che volete, ma si saluta. Poi anche se ci si ritrova spalmati in metro non ci si guarda manco in faccia, peró si saluta.
-qui si chiede per favore, bitte. Alla mensa, allo sportello della DB, alla collega, chiunque. Se avete una richiesta è imperativo accompagnarla con il bitte. Non esiste che lo dimentichiate. Se lo fate gli state giá sul…avete capito…
-ringraziare non è buona educazione, è doveroso. Pagate al baracchino della stazione, ricevete una risposta dalla dirimpettaia, un vicino vi lascia aperto il portone, il danke ci sta. Sempre. Anche se non ne avete voglia, pinzatevi la lingua e tiratelo fuori. Che un sorriso non si nega a nessuno.
-qui non si dice all´ufficio che si va in bagno, ma ci si augura di tutto. Tipo: Morgen per quando si entra dalla porta alla mattina, guten appetit/lässt es dir schmecken (variante deutsch che piú deutsch non si puó) per quando si va in mensa, bis gleich se la collega va a mangiare a casa in pausa pranzo, bis morgen/schönen Feierabend durante la settimana e infine il schönes Wochenende per il fine settimana. Se abbandonate l´ufficio senza dire niente, siete sulla buona strada per la ghettizzazione immediata.
-al supermercato è buon costume augurare un buon proseguimento di giornata anche se sono le 7 di sera. Altrimenti rischiate che la cassiera vi faccia pagare una mela 5 euro perché non siete stati abbastanza educati.
-in metro non si fiata, non ci si lamenta, non si parla al telefono sguaiatamente. Assolutamente vietato. Si fanno cose piú edificanti come leggere, ascoltare musica o il meglio del meglio rimanere in silenzio. Quello sarebbe veramente il the best of!
-qui non si gira in compagnia, ma essenzialmente da soli. Se vi guardate attorno per la strada non vedrete i megagruppetti di sbarbine o galletti come da noi, ma una massa di individui slegati l´uno dall´altro che condividono momentaneamente lo stesso pezzo di marciapiede. Le cose si fanno il piú delle volte da soli. Avere compagnia è un lusso.
-il volume della voce va tenuto sempre medio-basso, altrimenti vi beccate di quelle occhiate agghiaccianti che manco un secondino vi refila. La pace pubblica è cosa sacrosanta e va rispettata.
-checché ne dicano neanche qua il rosso è un divieto osservato religiosamente. Se non vedono nessuna macchina o bus in arrivo, attraversano anche loro con il rosso. Quindi questa abitudine potete anche conservarla.
-l´ecologia è un valore basilare. Talmente basilare che quando andate a comprare le scarpe vi chiedono se volete anche la scatola oltre alle scarpe. Interrogando il circondario tedesco dell´UT ho scoperto che te lo chiedono per fare meno pattume possibile. Se tutti si portano a casa le scatole delle scarpe, hai voglia papier che sprechi? Allora è molto meglio che la smaltisca il negozio che poi andrá sicuramente reciclata. La prossima volta mi ricorderó di non accettare la scatola insieme alle scarpe.
-un po´di verdura al giorno è cosa buona e giusta. Una mela verso le 11, una ciotolina di insalata per accompagnare il piatto principale del giorno. Qua i finti salutisti non durerebbero un giorno. Sono tutti salutisti a oltranza!
-l´ombrello è un ingombrante orpello di cui si fa volentieri a meno. Molto meglio il cappuccio, il berretto da sciatori o il passamontagna. Tengono piú caldo, non si rompono a causa del vento e se i capelli si guastano basta farsi una bella doccia appena tornati a casa per riaverli come la pubblicitá della Pantene (perché io valgo).
Un´usanza per tutti i gusti insomma. Che a loro sembrano stupide faccenduole quotidiane, ma per l´espatriato catapultato qua sono questioni essenziali su cui interrogarsi. Io, dopo un ragionevole lasso di tempo, ho deciso di smettere di farmi domande, ma di tornare allo stadio di Tarzan: “io italiano, tu tedesco, tu insegnare me come vivere in tua terra, io insegnare te come cuocere pasta senza sembrare gomma da scarpe”.
Ci sono tuttavia una miriade di altri piccoli accorgimenti quotidiani che l´espatriato è tenuto a notare e adottare il piú velocemente possibile, previo sgamamento del suo status di cittadino non-tedesco. Tali attenzioni sono state per il sottoscritto sia un´adorabile scoperta che una novitá del tutto inaspettata, perché usanze che da noi sono state del tutto, o quasi, dimenticate qui ho dovuto rispolverarle e impiegarle fin da subito. Senza star qua ad annoiarvi con tanti aneddoti (che magari lascio a un prossimo post), vi snocciolo una bella lista che scorre meglio e va dritta al punto:
-qua si saluta tutti. Stai chiudendo la porta di casa e sulle scale transita un perfetto sconosciuto? Si saluta! Hallo, Morgen, quello che volete, ma si saluta. Poi anche se ci si ritrova spalmati in metro non ci si guarda manco in faccia, peró si saluta.
-qui si chiede per favore, bitte. Alla mensa, allo sportello della DB, alla collega, chiunque. Se avete una richiesta è imperativo accompagnarla con il bitte. Non esiste che lo dimentichiate. Se lo fate gli state giá sul…avete capito…
-ringraziare non è buona educazione, è doveroso. Pagate al baracchino della stazione, ricevete una risposta dalla dirimpettaia, un vicino vi lascia aperto il portone, il danke ci sta. Sempre. Anche se non ne avete voglia, pinzatevi la lingua e tiratelo fuori. Che un sorriso non si nega a nessuno.
-qui non si dice all´ufficio che si va in bagno, ma ci si augura di tutto. Tipo: Morgen per quando si entra dalla porta alla mattina, guten appetit/lässt es dir schmecken (variante deutsch che piú deutsch non si puó) per quando si va in mensa, bis gleich se la collega va a mangiare a casa in pausa pranzo, bis morgen/schönen Feierabend durante la settimana e infine il schönes Wochenende per il fine settimana. Se abbandonate l´ufficio senza dire niente, siete sulla buona strada per la ghettizzazione immediata.
-al supermercato è buon costume augurare un buon proseguimento di giornata anche se sono le 7 di sera. Altrimenti rischiate che la cassiera vi faccia pagare una mela 5 euro perché non siete stati abbastanza educati.
-in metro non si fiata, non ci si lamenta, non si parla al telefono sguaiatamente. Assolutamente vietato. Si fanno cose piú edificanti come leggere, ascoltare musica o il meglio del meglio rimanere in silenzio. Quello sarebbe veramente il the best of!
-qui non si gira in compagnia, ma essenzialmente da soli. Se vi guardate attorno per la strada non vedrete i megagruppetti di sbarbine o galletti come da noi, ma una massa di individui slegati l´uno dall´altro che condividono momentaneamente lo stesso pezzo di marciapiede. Le cose si fanno il piú delle volte da soli. Avere compagnia è un lusso.
-il volume della voce va tenuto sempre medio-basso, altrimenti vi beccate di quelle occhiate agghiaccianti che manco un secondino vi refila. La pace pubblica è cosa sacrosanta e va rispettata.
-checché ne dicano neanche qua il rosso è un divieto osservato religiosamente. Se non vedono nessuna macchina o bus in arrivo, attraversano anche loro con il rosso. Quindi questa abitudine potete anche conservarla.
-l´ecologia è un valore basilare. Talmente basilare che quando andate a comprare le scarpe vi chiedono se volete anche la scatola oltre alle scarpe. Interrogando il circondario tedesco dell´UT ho scoperto che te lo chiedono per fare meno pattume possibile. Se tutti si portano a casa le scatole delle scarpe, hai voglia papier che sprechi? Allora è molto meglio che la smaltisca il negozio che poi andrá sicuramente reciclata. La prossima volta mi ricorderó di non accettare la scatola insieme alle scarpe.
-un po´di verdura al giorno è cosa buona e giusta. Una mela verso le 11, una ciotolina di insalata per accompagnare il piatto principale del giorno. Qua i finti salutisti non durerebbero un giorno. Sono tutti salutisti a oltranza!
-l´ombrello è un ingombrante orpello di cui si fa volentieri a meno. Molto meglio il cappuccio, il berretto da sciatori o il passamontagna. Tengono piú caldo, non si rompono a causa del vento e se i capelli si guastano basta farsi una bella doccia appena tornati a casa per riaverli come la pubblicitá della Pantene (perché io valgo).
Un´usanza per tutti i gusti insomma. Che a loro sembrano stupide faccenduole quotidiane, ma per l´espatriato catapultato qua sono questioni essenziali su cui interrogarsi. Io, dopo un ragionevole lasso di tempo, ho deciso di smettere di farmi domande, ma di tornare allo stadio di Tarzan: “io italiano, tu tedesco, tu insegnare me come vivere in tua terra, io insegnare te come cuocere pasta senza sembrare gomma da scarpe”.
Etichette:
Germania,
München,
Senza categoria
giovedì 26 gennaio 2012
Reclam turistica 100/19
Siete venuti a Monaco per un week-end mordi e fuggi e vorreste vedere tutto quello che c´è da vedere? Siete amanti dell´arte e durante il tragitto vi siete scervellati a approntare un tour de force che comprenda tutte le meraviglie che la guida turistica snocciola? Vorreste ammirare i monumenti da vicino senza congelarvi d´inverno e squagliarvi d´estate? Avete scarpinato tutto il giorno ma vorreste ancora vedere qualcosina nonostante le gambe vi tirino a terra? Non preoccupatevi. Monaco puó soddisfare tutte le vostre richieste in una volta sola! E oggi, e solo per oggi, vi facciamo una proposta che non potrete rifiutare. Oggi il vostro ufficio turistico di fiducia vi consiglia la formula 100/19.
Questa fantastica opportunitá è a vostra completa disposizione 365 giorni l´anno, dalle 6 del mattino alle 12 di sera, al modico prezzo standard di una corsa in autobus. La municipalitá cittadina pensa anche a voi, miei cari turisti fai da te e si adopera per facilitare al meglio la vostra permanenza nella cittá ai piedi delle Alpi. Senza che dobbiate correre come formiche su e giú da una stazione della metro all´altra, nell´ansia di ottimizzare il tempo. Rilassatevi. Prendete la cartina in mano e recatevi alla fermata Bus/Tram Hauptbahnof Nord. E che il vostro tour abbia inizio!
Aspettate il bus numero 100. Questo favoloso autobus corre lungo la cosiddetta Museenlinie, la linea dei Musei, cosi chiamata perché tocca 21 dei 52 musei che Monaco offre. Ma non solo. Tocca anche punti cittadini le cui foto si trovano su qualunque guida turistica in commercio. Lasciandovi la stazione centrale alle spalle potrete ammirare dopo un paio di fermate la magnifica Königsplatz, la piazza tutta greca su cui si affacciano i Propilei (ideali porte di accesso alla cittá), la Gliptoteca e il Museo delle collezioni antiche. Giusto dietro ai Propilei vedrete sfilare la Lenbachhaus, al cui interno vengono ospitati quadri e incisioni dei primi anni del Novecento. Dopo aver costeggiato la Technische Universität comparirá alla vostra destra la Alte Pinakothek e alla vostra sinistra il Museo Egizio nuovo di zecca. Piú avanti sosterete di fronte alla Pinakothek der Moderne, futuristica pinacoteca per l´arte degli ultimi anni, da Andy Warhol in poi. Costeggiando il Siemens Forum (completo di museo al suo interno), svolterete quindi a destra per immettervi nell´arteria pulsante di Monaco, la Ludwigstraße, che percorrete fino in fondo, godendovi lo spettacolo della Theatinerkirche, della Loggia dei Generali, della Residenz e riuscirete anche a intravedere le guglie del Neues Rathaus e dell´Alte Peter. Risalendo un poco la Ludwigstraße svolterete di nuovo sulla destra e percorrete un lungo viale su cui si affacciano l´ambasciata americana, un piccolo squarcio di Englischer Garten (a sinistra), il governo della Baviera e il Prinz Carl Palais (a destra), piccolo attico tenuto sempre a disposizione per dare a qualche capo di stato in visita un letto in cui dormire. Proseguendo incontrete il gigantesco complesso dell`Haus der Kunst, seguito dall´altrettanto imponente complesso museale del Bayerisches Nationalmuseum. Dopo tanta esagerazione qualcosa di piú contenuto, ovvero la Schack Galerie, piccola collezione dell´omonimo barone. Finalmente l´Isar, oltrepassato il quale girerete attorno all´etereo Friedensengel, la colonna dell´Angelo della Pace, per finire in Europaplatz, una delle piazze circolari piú signorili di Monaco. Poco piú avanti sulla vostra destra comparirá Villa Stuck, pregevole villa liberty tutta in stile Art Nouveau, cosi come la collezione di capolavori che ospita, una sorta di Vittoriale monacense. Seguendo l´altra grande arteria della cittá, Prinzregentenstraße, (che in realtá state giá percorrendo dall´Haus der Kunst) arrivete davanti al Prinzregententheater, uno dei teatri piú rinomati di Monaco. Da qui il nostro tour comincia a impoverirsi, case e aziende in cemento e vetro invadono lo spazio e il paesaggio. Il bus n. 100 fa capolinea alla Ostbahnhof, cuore del “quartiere francese” al di la dell´Isar.
Scendete alla banchina dei bus e attraversate la piazza semicircolare fino ad arrivare alla pensilina del tram. Li aspettate il numero 19, direzione Pasing. Una volta saliti vi guiderá attraverso le strade e le piazze del quartiere francese, elegante e raffinato come il nome lascia intendere. In un paio di fermate siete in Max-Weber-Platz, anticamera delle prossime meraviglie. Costeggiando un lungo muro circolare vi troverete alle spalle del gigantesco Maximilianeum, sede del Parlamento bavarese, affacciato sull´Isar e in perfetta linea retta con la Maximilianstraße, la via dello shopping sfrenato e internazionale. La Via Condotti d´Oltralpe. Rifatevi gli occhi ammirando estasiasti le vetrine di Valentino, Gucci, Armani, Ferragamo, Chanel, Vitton e tutto il poutpourri delle marche svuotaportafogli. In fondo alla via si aprirá sulla vostra destra la piazza del Teatro Nazionale, da cui vi occhieggerá la Residenz, sede dei duchi, principi elettori e sovrani bavaresi. Aguzzando la vista vi sará possibile vedere la cupola della Theatirnerkirche che avevate ammirato dal bus n. 100. Inoltrandovi nelle vie della cittá vecchia, costeggerete la facciata laterale del Neues Rathaus e sbucherete nella piazza del BayerischeHof Hotel, hotel piú in di Monaco, nonché piú caro in assoluto. Godendovi il dondolio del tram si aprirá davanti a voi la scenografica Lenbachplatz, corredata di fontana commemorativa, piccolo parco verde e il barocco Palazzo di Giustizia, tutto cupole e frontoni. Prima che il viaggio giunga alla fine peró sporgete il collo verso sinistra e memorizzate per bene l´elegante sobrietá della Rondell di Karlsplatz (Stachus), da cui si diparte la bellissima Füßgängerzone che culmina in Marienplatz. Ancora una fermata e siamo di nuovo in Stazione centrale. Purtroppo qui termina il nostro tour turistico a buon mercato. Potete restare alla banchina e aspettare il prossimo bus/tram che vi riporti in hotel o potete scendere in metro e prendere la vostra U/S-Bahn. Avete solo l´imbarazzo della scelta.
Prima di salutarvi vogliamo inoltre farvi presente che altri punti cittadini, sfuggiti al nostro tour, sono facilmente raggiugibili dalla stazione centrale. Sendlinger Tor, Isartor, il Deutsches Museum e il Gasteig sono lungo la linea 16, Schloß Nymphenburg è raggiungibile con il tram 17, Karolinenplatz e le Pinacoteche con il n. 27.
Gentili signori, speriamo di aver stuzzicato la vostra curiositá, non vediamo l´ora di avervi a bordo dei nostri mezzi pubblici. La Torquitax Travel Agency vi augura una buona giornata.
Questa fantastica opportunitá è a vostra completa disposizione 365 giorni l´anno, dalle 6 del mattino alle 12 di sera, al modico prezzo standard di una corsa in autobus. La municipalitá cittadina pensa anche a voi, miei cari turisti fai da te e si adopera per facilitare al meglio la vostra permanenza nella cittá ai piedi delle Alpi. Senza che dobbiate correre come formiche su e giú da una stazione della metro all´altra, nell´ansia di ottimizzare il tempo. Rilassatevi. Prendete la cartina in mano e recatevi alla fermata Bus/Tram Hauptbahnof Nord. E che il vostro tour abbia inizio!
Aspettate il bus numero 100. Questo favoloso autobus corre lungo la cosiddetta Museenlinie, la linea dei Musei, cosi chiamata perché tocca 21 dei 52 musei che Monaco offre. Ma non solo. Tocca anche punti cittadini le cui foto si trovano su qualunque guida turistica in commercio. Lasciandovi la stazione centrale alle spalle potrete ammirare dopo un paio di fermate la magnifica Königsplatz, la piazza tutta greca su cui si affacciano i Propilei (ideali porte di accesso alla cittá), la Gliptoteca e il Museo delle collezioni antiche. Giusto dietro ai Propilei vedrete sfilare la Lenbachhaus, al cui interno vengono ospitati quadri e incisioni dei primi anni del Novecento. Dopo aver costeggiato la Technische Universität comparirá alla vostra destra la Alte Pinakothek e alla vostra sinistra il Museo Egizio nuovo di zecca. Piú avanti sosterete di fronte alla Pinakothek der Moderne, futuristica pinacoteca per l´arte degli ultimi anni, da Andy Warhol in poi. Costeggiando il Siemens Forum (completo di museo al suo interno), svolterete quindi a destra per immettervi nell´arteria pulsante di Monaco, la Ludwigstraße, che percorrete fino in fondo, godendovi lo spettacolo della Theatinerkirche, della Loggia dei Generali, della Residenz e riuscirete anche a intravedere le guglie del Neues Rathaus e dell´Alte Peter. Risalendo un poco la Ludwigstraße svolterete di nuovo sulla destra e percorrete un lungo viale su cui si affacciano l´ambasciata americana, un piccolo squarcio di Englischer Garten (a sinistra), il governo della Baviera e il Prinz Carl Palais (a destra), piccolo attico tenuto sempre a disposizione per dare a qualche capo di stato in visita un letto in cui dormire. Proseguendo incontrete il gigantesco complesso dell`Haus der Kunst, seguito dall´altrettanto imponente complesso museale del Bayerisches Nationalmuseum. Dopo tanta esagerazione qualcosa di piú contenuto, ovvero la Schack Galerie, piccola collezione dell´omonimo barone. Finalmente l´Isar, oltrepassato il quale girerete attorno all´etereo Friedensengel, la colonna dell´Angelo della Pace, per finire in Europaplatz, una delle piazze circolari piú signorili di Monaco. Poco piú avanti sulla vostra destra comparirá Villa Stuck, pregevole villa liberty tutta in stile Art Nouveau, cosi come la collezione di capolavori che ospita, una sorta di Vittoriale monacense. Seguendo l´altra grande arteria della cittá, Prinzregentenstraße, (che in realtá state giá percorrendo dall´Haus der Kunst) arrivete davanti al Prinzregententheater, uno dei teatri piú rinomati di Monaco. Da qui il nostro tour comincia a impoverirsi, case e aziende in cemento e vetro invadono lo spazio e il paesaggio. Il bus n. 100 fa capolinea alla Ostbahnhof, cuore del “quartiere francese” al di la dell´Isar.
Scendete alla banchina dei bus e attraversate la piazza semicircolare fino ad arrivare alla pensilina del tram. Li aspettate il numero 19, direzione Pasing. Una volta saliti vi guiderá attraverso le strade e le piazze del quartiere francese, elegante e raffinato come il nome lascia intendere. In un paio di fermate siete in Max-Weber-Platz, anticamera delle prossime meraviglie. Costeggiando un lungo muro circolare vi troverete alle spalle del gigantesco Maximilianeum, sede del Parlamento bavarese, affacciato sull´Isar e in perfetta linea retta con la Maximilianstraße, la via dello shopping sfrenato e internazionale. La Via Condotti d´Oltralpe. Rifatevi gli occhi ammirando estasiasti le vetrine di Valentino, Gucci, Armani, Ferragamo, Chanel, Vitton e tutto il poutpourri delle marche svuotaportafogli. In fondo alla via si aprirá sulla vostra destra la piazza del Teatro Nazionale, da cui vi occhieggerá la Residenz, sede dei duchi, principi elettori e sovrani bavaresi. Aguzzando la vista vi sará possibile vedere la cupola della Theatirnerkirche che avevate ammirato dal bus n. 100. Inoltrandovi nelle vie della cittá vecchia, costeggerete la facciata laterale del Neues Rathaus e sbucherete nella piazza del BayerischeHof Hotel, hotel piú in di Monaco, nonché piú caro in assoluto. Godendovi il dondolio del tram si aprirá davanti a voi la scenografica Lenbachplatz, corredata di fontana commemorativa, piccolo parco verde e il barocco Palazzo di Giustizia, tutto cupole e frontoni. Prima che il viaggio giunga alla fine peró sporgete il collo verso sinistra e memorizzate per bene l´elegante sobrietá della Rondell di Karlsplatz (Stachus), da cui si diparte la bellissima Füßgängerzone che culmina in Marienplatz. Ancora una fermata e siamo di nuovo in Stazione centrale. Purtroppo qui termina il nostro tour turistico a buon mercato. Potete restare alla banchina e aspettare il prossimo bus/tram che vi riporti in hotel o potete scendere in metro e prendere la vostra U/S-Bahn. Avete solo l´imbarazzo della scelta.
Prima di salutarvi vogliamo inoltre farvi presente che altri punti cittadini, sfuggiti al nostro tour, sono facilmente raggiugibili dalla stazione centrale. Sendlinger Tor, Isartor, il Deutsches Museum e il Gasteig sono lungo la linea 16, Schloß Nymphenburg è raggiungibile con il tram 17, Karolinenplatz e le Pinacoteche con il n. 27.
Gentili signori, speriamo di aver stuzzicato la vostra curiositá, non vediamo l´ora di avervi a bordo dei nostri mezzi pubblici. La Torquitax Travel Agency vi augura una buona giornata.
Etichette:
München,
Senza categoria
martedì 24 gennaio 2012
Vita in solitaria
Avere una casa vuota, tutta tua, è il massimo dei massimi. Spitze. Klasse.
Il mio cammino per l´indipendenza in realtá è cominciato quasi un anno e mezzo fa quando mia sorella ha annunciato che aveva trovato l´appartamento che faceva per lei e che dal primo del mese successivo si sarebbe trasferita. Nessun pianto strappalacrime o faccie da funerale. I miei genitori l´hanno presa sul filosofico e si sono limitati a commentare che “se te la senti di provare è giusto che provi, noi in ogni caso siamo qua se ti dovesse servire qualcosa”. Io riuscivo solo a pensare invece che a breve avrei avuto finalmente, dopo 22 anni di vita, una camera interamente mia, niente piú condivisione al 50%, ma padrone assoluto e indiscusso di tot metri quadri. Un sogno diventato realtá. Ora potevo smettere di chiedere a Santa Lucia la grazia di una camera mia, solo mia. E giá li ho assaporato gli indiscussi privilegi che una camera in proprio porta con sé: guardare i programmi alla Tv che ti intrippano, leggere fino a tarda sera senza disturbare quella che lavora e che deve alzarsi presto, guardare video su Youtube fino alle 3 della mattina senza che nessuno ti rimproveri perché ormai hai gli occhi a rana. E per circa un anno ho goduto di queste piccole libertá.
Poi il tirocinio a Monaco mi è capitato tra capo e collo e ho dovuto industriarmi. Ammetto che l´idea di andare in studentato non mi attirava per niente. Tornare a condividere la camera, avere il bagno e la doccia sul piano come in una stazione di servizio, il cucinone in comune e la lavatrice coi turni. Per caritá, pur di farmi sti sei mesi avrei lavorato anche come inserviente nella mensa dei poveri, peró se trovavo qualcosina di meglio non è che mi avrebbe fatto schifo. Quando tutti gli studentati mi hanno sbattuto la porta in faccia, ero deluso e sollevato nello stesso tempo. La vita in appartamento, ovviamente condiviso che non sono Creso, mi andava molto piú a genio. Preferibilmente con un tedesco/a come coinquilino, che con piú esercizio si fa, meglio é. Ma mai avrei immaginato che mi sarei ritrovato a gestire un appartamento tutto da solo. Con una credenza da riempire, un armadio tutto vuoto in cui impilare i miei vestiti e una libreria che pare dirmi “che aspetti a rifornirmi??? Non vedi come sono triste e vuota???”. Sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie.
Mi sono rimboccato le maniche e mi sono dedicato alla cura della casa.
Ho riempito la dispensa con tante di quelle schifezze che piú non si puó: nutella, ritter sport, pan di stelle, baiocchi, abbracci, Karamell-zauber. Si insomma da me non si mangia sano. Peró ho anche pasta, pane, cotolette, würstel di Norimberga, Kartoffelnsalat. Un misto diciamo. Il meglio dell´Italia e della Germania in un´unica credenza. Ed è stupenderrimo girare per gli scaffali del supermercato e ficcare nel cestello quello che ti va, senza udire voci in lontananza “no, basta cioccolata che a casa ne hai anche troppa”. La cioccolata nella vita non è mai troppa!! Tornare a casa dopo il lavoro è quanto di piú riposante ci sia. La casa si anima al tuo ingresso e a modo suo ti augura il bentornato. Appendi la giacca, ti togli le scarpe, se sai che non devi uscire di nuovo ti metti in pigiama e ti spaparanzi sul letto navicchiando in internet. Cioè cosa si puó chiedere di piú, mi chiedo? Altra cosa che amo alla follia, e scusate in anticipo i particolari sordidi, è avere una bagno mio. Un bagno che è sempre libero, a tua completa disposizione, senza limiti di tempo o gente fuori che aspetta di usufruirne. Puoi restare in ammollo in vasca per due ore che nessuno viene a bussarti “oh, ma quanto ne hai ancora, che io dovrei…” e via di questo passo. Se mi salta il picchio di farmi la doccia a mezzanotte, posso farmela senza disturbare nessuno o muovermi in punta di piedi. Posso permettermi il lusso di essere un elefante dentro dalla mia porta. Signore mio che oasi di piacere.
Specialmente alla mattina e specialmentissimamente le mattine del fine settimana, vivere una casa vuota è ancora piú rilassante, rigerenerante, rassicurante. Non corri il rischio né di essere svegliato da un padre sbadato che inciampa nel portaombrelli, né tantomeno di essere svegliato da una madre coscienziosa che comincia a preparare il polpettone della domenica il sabato mattina alle 8.30. Non si sente niente. Tu apri gli occhi sul mondo e non c´è nessuno a disturbarti. Se gli occhi non ti stanno proprio aperti puoi restare a letto a goderti il calduccio ancora una mezz´oretta. Alzarti con tutta calma, farti un bel thé e guardarti fino a ora di pranzo puntate delle tue serie preferite. Esci, non esci sono affari tuoi. Oddio, che pace stupenda.
E vogliamo parlare del mangiare? Niente piú obblighi di primo e secondo. Non hai maroni di mettere su l´acqua per una pasta? Puoi farti fuori un´intera confezione di abbracci davanti alla tv. Voilá il tuo pranzo. Alle 6 hai voglia di un po´di pane con il Kräuterfrischkäse? Ti basta aprire l´anta della credenza e fartelo. Senza udire rampogne “ma dai, sono le 6, tra un´ora metto su la pasta, non star li a rovinarti l´appetito”. Si si si e ancora si. La vita in solitaria mi piace un sacchissimo. Quasi quasi va a finire che se mi ci abituo troppo, poi non sono piú capace di tornare indietro. Rischio di viziarmi troppo. Anche se è cosi bello…
Difatti non ho mai capito quelle persone che dicono “no no non potrei mai vivere da solo, troppo silenzio, nessuno con cui parlare, mi deprimerei subito, ho bisogno di un riscontro quando torno a casa”. Per caritá, parlo tutto il giorno in tedesco, sento parlare tutto il giorno in tedesco. Quando torno a casa ho bisogno di un momento di decompressione, silenzio e pace. Sto bene anche in mezzo alla gente, ma il contatto con me stesso è essenziale.
Bhe cosa potrei dire in piú?
Naja…toll!
Il mio cammino per l´indipendenza in realtá è cominciato quasi un anno e mezzo fa quando mia sorella ha annunciato che aveva trovato l´appartamento che faceva per lei e che dal primo del mese successivo si sarebbe trasferita. Nessun pianto strappalacrime o faccie da funerale. I miei genitori l´hanno presa sul filosofico e si sono limitati a commentare che “se te la senti di provare è giusto che provi, noi in ogni caso siamo qua se ti dovesse servire qualcosa”. Io riuscivo solo a pensare invece che a breve avrei avuto finalmente, dopo 22 anni di vita, una camera interamente mia, niente piú condivisione al 50%, ma padrone assoluto e indiscusso di tot metri quadri. Un sogno diventato realtá. Ora potevo smettere di chiedere a Santa Lucia la grazia di una camera mia, solo mia. E giá li ho assaporato gli indiscussi privilegi che una camera in proprio porta con sé: guardare i programmi alla Tv che ti intrippano, leggere fino a tarda sera senza disturbare quella che lavora e che deve alzarsi presto, guardare video su Youtube fino alle 3 della mattina senza che nessuno ti rimproveri perché ormai hai gli occhi a rana. E per circa un anno ho goduto di queste piccole libertá.
Poi il tirocinio a Monaco mi è capitato tra capo e collo e ho dovuto industriarmi. Ammetto che l´idea di andare in studentato non mi attirava per niente. Tornare a condividere la camera, avere il bagno e la doccia sul piano come in una stazione di servizio, il cucinone in comune e la lavatrice coi turni. Per caritá, pur di farmi sti sei mesi avrei lavorato anche come inserviente nella mensa dei poveri, peró se trovavo qualcosina di meglio non è che mi avrebbe fatto schifo. Quando tutti gli studentati mi hanno sbattuto la porta in faccia, ero deluso e sollevato nello stesso tempo. La vita in appartamento, ovviamente condiviso che non sono Creso, mi andava molto piú a genio. Preferibilmente con un tedesco/a come coinquilino, che con piú esercizio si fa, meglio é. Ma mai avrei immaginato che mi sarei ritrovato a gestire un appartamento tutto da solo. Con una credenza da riempire, un armadio tutto vuoto in cui impilare i miei vestiti e una libreria che pare dirmi “che aspetti a rifornirmi??? Non vedi come sono triste e vuota???”. Sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie.
Mi sono rimboccato le maniche e mi sono dedicato alla cura della casa.
Ho riempito la dispensa con tante di quelle schifezze che piú non si puó: nutella, ritter sport, pan di stelle, baiocchi, abbracci, Karamell-zauber. Si insomma da me non si mangia sano. Peró ho anche pasta, pane, cotolette, würstel di Norimberga, Kartoffelnsalat. Un misto diciamo. Il meglio dell´Italia e della Germania in un´unica credenza. Ed è stupenderrimo girare per gli scaffali del supermercato e ficcare nel cestello quello che ti va, senza udire voci in lontananza “no, basta cioccolata che a casa ne hai anche troppa”. La cioccolata nella vita non è mai troppa!! Tornare a casa dopo il lavoro è quanto di piú riposante ci sia. La casa si anima al tuo ingresso e a modo suo ti augura il bentornato. Appendi la giacca, ti togli le scarpe, se sai che non devi uscire di nuovo ti metti in pigiama e ti spaparanzi sul letto navicchiando in internet. Cioè cosa si puó chiedere di piú, mi chiedo? Altra cosa che amo alla follia, e scusate in anticipo i particolari sordidi, è avere una bagno mio. Un bagno che è sempre libero, a tua completa disposizione, senza limiti di tempo o gente fuori che aspetta di usufruirne. Puoi restare in ammollo in vasca per due ore che nessuno viene a bussarti “oh, ma quanto ne hai ancora, che io dovrei…” e via di questo passo. Se mi salta il picchio di farmi la doccia a mezzanotte, posso farmela senza disturbare nessuno o muovermi in punta di piedi. Posso permettermi il lusso di essere un elefante dentro dalla mia porta. Signore mio che oasi di piacere.
Specialmente alla mattina e specialmentissimamente le mattine del fine settimana, vivere una casa vuota è ancora piú rilassante, rigerenerante, rassicurante. Non corri il rischio né di essere svegliato da un padre sbadato che inciampa nel portaombrelli, né tantomeno di essere svegliato da una madre coscienziosa che comincia a preparare il polpettone della domenica il sabato mattina alle 8.30. Non si sente niente. Tu apri gli occhi sul mondo e non c´è nessuno a disturbarti. Se gli occhi non ti stanno proprio aperti puoi restare a letto a goderti il calduccio ancora una mezz´oretta. Alzarti con tutta calma, farti un bel thé e guardarti fino a ora di pranzo puntate delle tue serie preferite. Esci, non esci sono affari tuoi. Oddio, che pace stupenda.
E vogliamo parlare del mangiare? Niente piú obblighi di primo e secondo. Non hai maroni di mettere su l´acqua per una pasta? Puoi farti fuori un´intera confezione di abbracci davanti alla tv. Voilá il tuo pranzo. Alle 6 hai voglia di un po´di pane con il Kräuterfrischkäse? Ti basta aprire l´anta della credenza e fartelo. Senza udire rampogne “ma dai, sono le 6, tra un´ora metto su la pasta, non star li a rovinarti l´appetito”. Si si si e ancora si. La vita in solitaria mi piace un sacchissimo. Quasi quasi va a finire che se mi ci abituo troppo, poi non sono piú capace di tornare indietro. Rischio di viziarmi troppo. Anche se è cosi bello…
Difatti non ho mai capito quelle persone che dicono “no no non potrei mai vivere da solo, troppo silenzio, nessuno con cui parlare, mi deprimerei subito, ho bisogno di un riscontro quando torno a casa”. Per caritá, parlo tutto il giorno in tedesco, sento parlare tutto il giorno in tedesco. Quando torno a casa ho bisogno di un momento di decompressione, silenzio e pace. Sto bene anche in mezzo alla gente, ma il contatto con me stesso è essenziale.
Bhe cosa potrei dire in piú?
Naja…toll!
giovedì 19 gennaio 2012
Imparare tedesco é...
...é sedere in mensa con la Tutor e venire a sapere che:
-la sonnolenta Bella Addormentata nel bosco è Dornröschen
-Biancaneve è la dolce Schneewittchen attorniata dai sieben Zwerge
-l´indifesa Cappuccetto Rosso è Rotkäppchen
Per le mie orecchie il gruppo fonetico “Rotkäppchen” evocava una traduzione volgare del termine.
Ma proprio dove credi di aver trovato qualche affinitá tra la volgaritá italiana e il lessico tedesco, ti devi ricredere. Perché la Putenfleisch non è “carne di bagascia”, ma semplicissima carne di tacchino. Italiano malizioso…
-la sonnolenta Bella Addormentata nel bosco è Dornröschen
-Biancaneve è la dolce Schneewittchen attorniata dai sieben Zwerge
-l´indifesa Cappuccetto Rosso è Rotkäppchen
Per le mie orecchie il gruppo fonetico “Rotkäppchen” evocava una traduzione volgare del termine.
Ma proprio dove credi di aver trovato qualche affinitá tra la volgaritá italiana e il lessico tedesco, ti devi ricredere. Perché la Putenfleisch non è “carne di bagascia”, ma semplicissima carne di tacchino. Italiano malizioso…
Etichette:
Senza categoria
martedì 17 gennaio 2012
Sottili ma sostanziali differenze!
Lo studente che intraprende lo studio del tedesco deve farlo o con tanto amore o con tanta ingenuitá. Purtroppo in questo caso non ci sono mezze misure. O ci si butta o si resta sul bordo della piscina. Non ci sono storie. Sia io che Eireen abbiamo parlato nei nostri post delle difficoltá contro cui ci si scortica il naso nel difficile cammino di padroneggiamento della lingua teotisca: gli articoli arbitrari che nel 90% dei casi non corrispondono a quelli italiani, i plurali altrettanto arbitrari con cui non si sa mai come comportarsi, i casi che si scambiano spesso e volentieri (dativo o accusativo? Questo è il problema…), i verbi delle secondarie che vanno tutto in fondo e ti mettono in pausa il pensiero e le parole dai suoni ancestrali che hanno il magico potere di intorcolarti la lingua. Ma oltre a tutto questo mare magnum grammaticale, stando qui ho scoperto che il tedesco ti mette in croce anche e soprattuto per via di significato.
Spiego: quando si parla si lanciano informazioni, informazioni veicolate da quelle unitá senza sostanza e incorporee chiamate parole. Le parole portano significato, il significato porta un parere, un parere è frutto di un particolare punto di vista: il nostro. Quindi quando vogliamo esprimere qualcosa usiamo del tutto inconsapevolmente verbi, aggettivi, espressioni della nostra lingua madre che rendono al meglio ció che vogliamo esprimere. La comunicazione è immediata. Quando invece ci esprimiamo in una lingua straniera, eh, li il discorso cambia. La lingua si inceppa, parlare diventa difficoltoso, si usano quei quattro verbi tuttofare sperando che almeno il ciuccio del messaggio arrivi a destinazione. Il piú delle volte si finisce per fare figure da dementi o dire “peperoni” per “formaggio”. Peró va bhe, fa parte del gioco.
Imparare il significato delle parole non è solamente guardare la traduzione trovata sul vocabolario, è soprattutto interiorizzare cosi tanto quella parola da utilizzarla nei contesti adatti. Ecco, qua il tedesco mi fa andare in paranoia. Ora che ho acquistato un minimo di sicurezza in piú nel parlare ho pensato che fosse il momento di perfezionare il mio lessico. Ho il naso giá scorticato. E per rendere l´idea di quello che voglio dire faccio pratici esempi.
Akzeptieren/Annehmen significano entrambi accettare, ma…
-annehmen si usa per accettare qualcosa che ti viene materialmente dato nella realtá (tipo “accetto la spilla che vuoi darmi”);
-akzeptieren si usa per accettare qualcosa di immateriale, che mi è arrivato chissá come (tipo “accetto la mail che mi è arrivata”. Questo esempio lo ripeto para para come me l´ha spiegato l´Ugolatrice);
Mitnehmen/Mitbringen significano entrambi portare con sé, ma…
-mitnehmen si usa per dire che la roba te la porti appresso, ma solo addosso a te (tipo: “la borsa la porto con me”);
-mitbringen si usa per indicare qualcosa che porti si con te, ma che poi darai a qualcun´altro, è un portare con sé per uno scopo preciso (tipo “ho portato con me il tuo regalo”. L´azione sottintesa è che voglio dartelo, quindi qua è tassativo usare il mitbringen);
-Beratung/Empfhelung significano entrambi consiglio, ma…
-beratung è un consiglio teorico, campato in aria, senza riscontro nella realtá. Io lo tradurrei con consulenza, anche se la Secondina ci ha tenuto a farmi presente che la differenza non sta tanto nella professionalitá o meno del consiglio, ma dall´esito di quest´ultimo. Comunque Beratung è un consiglio teorico (tipo “io ti consiglio di pulire casa”);
-empfhelung è qualcosa di molto piú pratico e deciso. L´Empfhelung è il tipico consiglio dopo il quale ti trovi un libro in mano se te l´hanno consigliato o indirizzo e numero di telefono di un nuovo ristorante indiano in centro. Ecco, questo è un Empfhelung. Un consiglio con riscontro (tipo “ieri sono andato in un nuovo supermercato straeconomico, questo è l´indirizzo, vai a farci un salto se puoi”);
Dürfen/müssen/sollen significano tutti e tre dovere, ma…
-dürfen è il dovere dopo aver ottenuto il permesso(tipo “posso guardare la Tv? Posso chiudere la finestra?”);
-müssen è il dovere categorico, improrogabile e indiscutibile (tipo “domani devi studiare! Devo lavorare per avere uno stipendio”);
-sollen è il dovere ordinato per conto terzi o il dovere impartito da autoritá superiori (tipo “mia mamma dice che devo riordinare la camera” o “l´anmeldung deve essere presentata entro tre mesi”);
Dopo questa minispiegazione capirete anche voi come il mio pensiero ogni tanto si inceppi di fronte al desiderio di poter esprimere il mio significato secondo la corretta sfumatura linguistica. Alcune volte ci riesco, altre mi limito a farmi capire e tanti saluti. A pensarci bene c´è del traumatico in tutto questo perché l´italiano si fonda essenzialmente su dei verbi chiave che vogliono dire tutto e niente, vedi fare, dovere, dire ecc ecc. Qua invece esiste un verbo adatto per ogni contesto, per ogni azione precisa.
Ulteriori esempi:
-fare una ricerca puó essere reso con ich habe eine Recerche gemacht, ma vi sgameranno subito. Dovreste invece dire ich habe eine Recerche durchgeführt. Io a livello teorico so che sarebbe cosi, poi peró uso ancora il gemacht…
-fare uno schema è eine Skizze anfertigen…
-fare da gnorri è sich unwissend stellen…
-ricordarsi si traduce con erinnern se ci si riferisce a un ricordo del passato. Ma se lo si usa con il significato di “me lo ricorderó” sarebbe piú esatto dire sich merken.
In una parola: un casino. I primi tempi mi ricordavo abbastanza, ora che il vocabolario aumenta e di conseguenza le differenze lessicali aumentano in maniera esponenziale, mi sono dovuto fare un Deutsche Lexicon, altrimenti non ne esco piú.
Inutile dire che le differenze e gli esempi che potrei fare sono infiniti, ma spero che questi siano bastati per farvi capire cosa volevo dire! Se conoscete altre differenze siete pregati di lasciare un commento qua sotto, che tutto fa brodo (alles macht Brühe)!!
Il vecchio adagio dice il vero: Deutsche Sprache, schwere Sprache!
Spiego: quando si parla si lanciano informazioni, informazioni veicolate da quelle unitá senza sostanza e incorporee chiamate parole. Le parole portano significato, il significato porta un parere, un parere è frutto di un particolare punto di vista: il nostro. Quindi quando vogliamo esprimere qualcosa usiamo del tutto inconsapevolmente verbi, aggettivi, espressioni della nostra lingua madre che rendono al meglio ció che vogliamo esprimere. La comunicazione è immediata. Quando invece ci esprimiamo in una lingua straniera, eh, li il discorso cambia. La lingua si inceppa, parlare diventa difficoltoso, si usano quei quattro verbi tuttofare sperando che almeno il ciuccio del messaggio arrivi a destinazione. Il piú delle volte si finisce per fare figure da dementi o dire “peperoni” per “formaggio”. Peró va bhe, fa parte del gioco.
Imparare il significato delle parole non è solamente guardare la traduzione trovata sul vocabolario, è soprattutto interiorizzare cosi tanto quella parola da utilizzarla nei contesti adatti. Ecco, qua il tedesco mi fa andare in paranoia. Ora che ho acquistato un minimo di sicurezza in piú nel parlare ho pensato che fosse il momento di perfezionare il mio lessico. Ho il naso giá scorticato. E per rendere l´idea di quello che voglio dire faccio pratici esempi.
Akzeptieren/Annehmen significano entrambi accettare, ma…
-annehmen si usa per accettare qualcosa che ti viene materialmente dato nella realtá (tipo “accetto la spilla che vuoi darmi”);
-akzeptieren si usa per accettare qualcosa di immateriale, che mi è arrivato chissá come (tipo “accetto la mail che mi è arrivata”. Questo esempio lo ripeto para para come me l´ha spiegato l´Ugolatrice);
Mitnehmen/Mitbringen significano entrambi portare con sé, ma…
-mitnehmen si usa per dire che la roba te la porti appresso, ma solo addosso a te (tipo: “la borsa la porto con me”);
-mitbringen si usa per indicare qualcosa che porti si con te, ma che poi darai a qualcun´altro, è un portare con sé per uno scopo preciso (tipo “ho portato con me il tuo regalo”. L´azione sottintesa è che voglio dartelo, quindi qua è tassativo usare il mitbringen);
-Beratung/Empfhelung significano entrambi consiglio, ma…
-beratung è un consiglio teorico, campato in aria, senza riscontro nella realtá. Io lo tradurrei con consulenza, anche se la Secondina ci ha tenuto a farmi presente che la differenza non sta tanto nella professionalitá o meno del consiglio, ma dall´esito di quest´ultimo. Comunque Beratung è un consiglio teorico (tipo “io ti consiglio di pulire casa”);
-empfhelung è qualcosa di molto piú pratico e deciso. L´Empfhelung è il tipico consiglio dopo il quale ti trovi un libro in mano se te l´hanno consigliato o indirizzo e numero di telefono di un nuovo ristorante indiano in centro. Ecco, questo è un Empfhelung. Un consiglio con riscontro (tipo “ieri sono andato in un nuovo supermercato straeconomico, questo è l´indirizzo, vai a farci un salto se puoi”);
Dürfen/müssen/sollen significano tutti e tre dovere, ma…
-dürfen è il dovere dopo aver ottenuto il permesso(tipo “posso guardare la Tv? Posso chiudere la finestra?”);
-müssen è il dovere categorico, improrogabile e indiscutibile (tipo “domani devi studiare! Devo lavorare per avere uno stipendio”);
-sollen è il dovere ordinato per conto terzi o il dovere impartito da autoritá superiori (tipo “mia mamma dice che devo riordinare la camera” o “l´anmeldung deve essere presentata entro tre mesi”);
Dopo questa minispiegazione capirete anche voi come il mio pensiero ogni tanto si inceppi di fronte al desiderio di poter esprimere il mio significato secondo la corretta sfumatura linguistica. Alcune volte ci riesco, altre mi limito a farmi capire e tanti saluti. A pensarci bene c´è del traumatico in tutto questo perché l´italiano si fonda essenzialmente su dei verbi chiave che vogliono dire tutto e niente, vedi fare, dovere, dire ecc ecc. Qua invece esiste un verbo adatto per ogni contesto, per ogni azione precisa.
Ulteriori esempi:
-fare una ricerca puó essere reso con ich habe eine Recerche gemacht, ma vi sgameranno subito. Dovreste invece dire ich habe eine Recerche durchgeführt. Io a livello teorico so che sarebbe cosi, poi peró uso ancora il gemacht…
-fare uno schema è eine Skizze anfertigen…
-fare da gnorri è sich unwissend stellen…
-ricordarsi si traduce con erinnern se ci si riferisce a un ricordo del passato. Ma se lo si usa con il significato di “me lo ricorderó” sarebbe piú esatto dire sich merken.
In una parola: un casino. I primi tempi mi ricordavo abbastanza, ora che il vocabolario aumenta e di conseguenza le differenze lessicali aumentano in maniera esponenziale, mi sono dovuto fare un Deutsche Lexicon, altrimenti non ne esco piú.
Inutile dire che le differenze e gli esempi che potrei fare sono infiniti, ma spero che questi siano bastati per farvi capire cosa volevo dire! Se conoscete altre differenze siete pregati di lasciare un commento qua sotto, che tutto fa brodo (alles macht Brühe)!!
Il vecchio adagio dice il vero: Deutsche Sprache, schwere Sprache!
Iscriviti a:
Post (Atom)