Giusto per farvi un riassunto ho già reso noto che: non bevo caffè, sono cioccolata-dipendente (in particolare dalle Gocciole), la mia migliore amica è una pazza furiosa nonché mente eccelsa (con lei il detto “genio e sregolatezza” è più che mai vero), mi piace malignare su come è vestita la gente (in Italia tutti giudicano come ci si veste, perché non dovrei farlo anch’io?), sono filobavarese (e continuo ad esserlo nonostante le batoste ricevute), non sono una persona vendicativa (anche se ci sono volte in cui vorrei esserlo), il mio sport preferito è lo sport del divano (se lo includessero nel novero degli sport olimpici, mi darei allo sport anima e corpo), sono un feticista dei libri (regalatemene uno e solleverete il mio mondo). Se trovate altre briciole che non ho raccattato notificatemelo.
Ma oggi mi spingo oltre. Rivelerò alcune cose di me altamente imbarazzanti (ma forse anche no). Così. Che oggi mi gira bene e c’ho il friccicorio dell’animo sincero.
I – Ho la patente, ma non mi piace guidare. Guidare mi manda fuori dai gangheri, mi esaspera, mi pezza le ascelle in un batter d’occhio. Tempo 10 minuti e tutte le ore di meditazione del giorno prima vanno a farsi benedire. Guidare non mi da gioia, né tantomeno delirio di onnipotenza. Anzi. Mi annoia da matti. Freud sarebbe deluso da me: non potendo essere la macchina l’estensione della mia terza gamba, mi manderebbe in analisi per direttissima. Sorry Siegmund. Mi sposto in autobus. Così posso godermi il viaggio senza farmi venire i calcoli biliari ed evito lo stress dal cercare parcheggio. Potessi permettermi un autista lo assumerei domani.
II – Il mare mi fa cagarissimo. Odio tutto del mare. La spiaggia affollata, le temperature elevate (o afa insopportabile che dir si voglia), i marmocchi che ti tirano i palloni in testa, le panze flaccide e le tette mosce che ti tocca vedere, i marmocchi over forty che si aggirano famelici alla ricerca di qualcuna da abbordare, la sabbia tra i piedi che ti finisce pure tra i denti, il mare caldo come brodo, lavarsi di continuo il costumino, puzzare di salsedine, i capelli ridotti a spago per candele, la risacca sulla battigia, le discoteche in cui si ammucchia e ci si pesta i piedi a suon di tecno music, le persone unte come polli di olio abbronzante. Resisto due ore poi tiro di matto. Portatemi invece su un prato di montagna. Lasciatemi li con un libro e una sdraio sotto un pino e io mi sentirò talmente in armonia con l’universo da scrivere I monologhi dell’ago di pino.
III – Il mio eroe non è Batman, non è Spiderman, non è Wolverine, non è Ironman. È Jean Claude. Non Van Damme. Il Jean Claude di Sensualità a Corte interpretato da Marcello Cesena. Quello oppresso da Madre, schiavizzato dalla vogliosa Cassandra e dalla dubbia identità sessuale. Ecco, quello è il mio eroe. Non me ne perdo una puntata. E da quando ho scoperto che da Mai dire martedì lo hanno trasferito a Quelli che il calcio lo seguo anche li. Senza guardarmi la trasmissione ovvio. Lo cerco su YouTube il giorno dopo.
IV – Se il calcio non esistesse sarebbe un mondo migliore. Almeno per me. Lo trovo lo sport più stupido, se non inutile dell’intero pianeta. Firmerei qualsiasi petizione pur di farlo sparire. Da piccolo gli sfottimenti cadevano a pioggia perché non lo praticavo e non riuscivo proprio a farmelo piacere. Io volevo fare tennis. Ma guarda un po’ te.
V – Il mio sogno più grande è incontrare Luciana Littizzetto. Ho tutti i suoi libri, tutti i cofanetti dei suoi interventi a Che tempo che fa e mentre ero in Germania la seguivo da YouTube. Poterla vedere in diretta la domenica sera è uno dei pochi vantaggi riacquisiti con il reimpatrio. Tenetevi pure Angelina Jolie, Zoe Saldana e la Scarlett Johannson. Datemi la Littizzetto!!
VI – Da piccolo sapevo tutte le canzoni di Tutti insieme appassionatamente a memoria. Quando ancora esistevano le cassette video e i DVD e i Blu-Ray erano solo murmugli da infanti io ho sbindato il videoregistratore a forza di fare rewind e ascoltare le canzoni ancora una volta. Ero un’anima semplice infarcita di idee romantiche e fiducia nel supremo bene. La mia preferita era quella della capretta nella scena del teatrino (“Una capretta che pascolava…”). Quando vedevo il Comandante e Maria ballare il Ländlei in terrazza piangevo come un lattante. Avevo il cuore tenero.
VII – Amo così tanto Scrat da averne pure il peluche. È una delle mie molte manie. Anche se questa devo dire è stata un puro caso. Non sono andato apposta al Disney Store a comprarlo. No no. L’ho vinto per puro culo alla macchinetta con il gancio meccanico alla modica cifra di 1 euro. Scrat è il mio maestro di tenacia e perseveranza. Trovatemi qualcun altro che si smazzi così pur di inseguire una misera ghianda e che non si arrenda mai all’evidenza. Chiamasi avere degli obiettivi ben chiari in mente.
E voi non avete niente da confessare al buon vecchio Torquitax? Non abbiate timore, eventuali segreti imbarazzanti rimarranno tra me e voi…e qualche lettore! Ehehehehehe