lunedì 5 dicembre 2011

Vita da metro

Uno degli aspetti piú esaltanti e fantastici dell´espatrio a Monaco è stata ed è la metro, questo affascinante sferragliare sotto terra da un capo all´altro della cittá, senza dipendere da semafori, traffico, precedenze o altre frignacce. Nel momento in cui sali in metro sai di non avere tempi morti. Tutt´al piú quei cinque miserrimi secondi in cui la metro si ferma alla fermata per permettere alla gente di salire e scendere. Con la metro è tutto movimento, puro viaggio, dieci, venti, trenta minuti di dolce dondolio nelle profonditá dellá cittá.


Poi anche li, c´è metro e metro. Si perché qui non c´è la metro pura e semplice come la intendiamo noi in Italia e che fa la sua timida comparsa solo in cittá del calibro di Roma, Milano o Torino. Qua le metro si distinguono in due tipi: le U-Bahn, che sono delle metro di superficie cosí dette, perché dopo un tot di fermate sottoterra al buio escono alla luce del giorno per continuare il loro viaggio sotto il benigno sole, e le S-Bahn, metro sia di superficie che di “profonditá” ma che si distinguono dalle U-Bahn perché percorrono tratte in media piú lunghe e perché nelle stazioni metro scorrono a un livello ancora piú basso delle U-Bahn. Si, sono differenze lievi, ma fondamentali. Che se sbagli a prendere la S7 invece della U4 chissá dove vai a finire, quindi occhio quando si consulta la cartina.


Per me, atterrato da Buslandia, dove oltre ai bus non esistono altri mezzi di trasporto pubblico, Monaco mi sembrava la patria dei mezzi pubblici: tram appena fuori dalla Hauptbahnhof, bus per ogni direzione e due tipi di metro a una scala mobile di distanza! C´era di che ubriacarsi. Cioè quando si dice passare da niente a troppo. In piú non ero per nulla preparato al meraviglioso “effetto collaterale” della metro: il guadagno in materia di tempo. In dieci minuti si va dalla Hauptbahnhof alla Hostbahnhof e in cinque in Marienplatz che sta nel mezzo tra le due stazioni. Ammetto che i primi giorni ero disorientato. Io ero abituato a prendere il bus delle 9 alla mia fermata per essere in centro alle 9.30 e magari da li prendere una coincidenza per arrivare puntuale a un eventuale appuntamento fissato per le 10.30 e riuscire quindi a essere a casa per le 12.30 quando i bus arrivavano con pochi minuti di ritardo. Praticamente per un impegno di 20 minuti scarsi io ci impiegavo ore di strada. Qua tutto d´un colpo avevo una marea di tempo a disposizione che mi avanzava grazie alle metro. E vogliamo dire che qui gli autobus passano ogni dieci minuti e le U-Bahn e le S-Bahn ogni tre???Quando da me l´unico autobus che mi portava a casa passava tre volte l´ora ossia ogni venti minuti (sperando che fosse in orario, chiaro no?). Passata la sorpresa iniziale mi sono convertito subito. E credetemi non rimpiango per niente i bus veronesi. Benedetta sia la metro di Monaco, cosi come gli autobus e i tram (specialmente i tram sono super!!!).


Abituato alla cagnara indegna che regnava sui miei autobus, qui mi sembra tutto un altro mondo, A Verona i bus sono bar su due ruote: c´è chi strilla a squarciagola gli affari suoi al telefonino, italiani cosi come stranieri, c´è chi ha l´Ipod a tutto volume e ci lascia indovinare che musica sta ascoltando, ci sono i gruppetti di adolescenti ormonati che si lasciano andare al bollore del momento e persone di tutte le etá e di tutti i tipi che fanno semplicemente gossip. Qui, tranne rare eccezioni, nessuno fiata. In metro si sta in religioso silenzio e si bada bene a non disturbare il vicino. Difatti qui la metro piú che altro è considerata, credo io, come una zona neutra, grigia, in cui ognuno puó fare quello che vuole, basta che non si metta a ballare il tango sulle balle altrui. E alla mattina, mentre con la U-Bahn vado al lavoro ne ho viste di scene buffe! In metro si puó fare praticamente tutto. Si va dalle cose piú comuni tipo restare in silenzio e fissare il finestrino, leggere un libro o il giornale, mandare messaggi fino a cose bislacche o del tutto inusuali. Tipo una mattina il signore cravattato seduto di fronte a me meditava: aveva una Bibbia in mano e a momenti alterni la apriva e la chiudeva, poi mormorava qualcosa facendo il labiale, chiudeva gli occhi, mormorava di nuovo e quindi riapriva il libro dei libri al segno per ricominciare da capo la pratica meditativa. Un´altra mattina mi è capitato di vedere una ragazza che con suprema tranquillitá ha aperto lo zaino, ha tirato fuori un enorme gomitolo di lana, ha ravanato nel fondo per trovare i ferri e con inaudita concentrazione si è messa li a fare la calza, sferruzzando in silenzio e fermandosi a contare di quando in quando. Per poi scatafrattare via tutto nel cestino che sta giusto sotto ogni finestrino. Ma come, mi son detto, sei stata qua a sferruzzare per quasi un quarto d´ora per poi buttare via tutto???Mah, contenta te. Ci sono immancabili quelle che si truccano con estrema perizia rimirandosi nei finestrini oppure armate di pratico specchietto portatile. Ci sono le mamme che tornano dalla passeggiata pomeridiana e si infilano in metro con il passeggino, indisturbate e serafiche, cosi anche gli invalidi che qui non si muovono con la sedia a rotelle, ma con minimacchine da marciapiede, atte a renderli del tutto autonomi. Non è la prima volta che tornando dall´ufficio ne incontro qualcuno che sta tornando dal supermercato, munito di borsetta adagiata sul cestello anteriore. Da noi si parla tanto di barriere architettoniche per invalidi e neonati. Qua il problema è del tutto inesistente.


Decisamente un altro mondo.


Le metro portano tanti, tantissimi privilegi e comoditá. Ma causano anche impazienza nei biondi tedeschi, di solito cosi compassati. Appena avvertono il suono di una metro in arrivo, sono presi come da una frenesia e pur di prendere quella metro, si scapicollano giú da scale mobili e non, travolgendo tutti quelli che si trovano sfortunatamente sul loro cammino. E´quindi buon constume lasciare il passaggio libero sulla destra sulle scale mobili, per permettere a loro di correre in libertá nel tentativo di prendere la metro e per permettere a voi di non essere spintonati senza motivo.


Questa cattiva abitudine di frenesia non intendo adottarla. C´è una metro ogni tre minuti. Prenditela comoda cugino teutonico. Pensa alla sciagura di avere un solo autobus ogni venti minuti e vedrai come te la prendi comoda la prossima volta che senti cigolare una metro in arrivo!

venerdì 2 dicembre 2011

Soddisfazioni, ringraziamenti e saluti

Non voglio passare per esagerato, ma questa è la terra della cuccagna. Qua al posto della neve (che non si è neanch´ora vista, Gott sei dank), fioccano gratificazioni.
Ieri ero li che mi facevo gli affari miei, quando è entrato in ufficio un poraccio pieno zeppo fino al collo di pacchi. “Saranno i pacchi per l´ufficio arrivati per DHL” ho pensato. E invece no! Erano i regali di Natale che la IHK mandava ai suoi dipendenti, di qualsiasi sezione, affiliato, ufficio indipendente e affini. Cioè mercoledí lo stipendio e ieri il regalo di Natale. Una sorpresa dopo l´altra. Sopresa delle sorprese. Appena l´omino è entrato dalla porta le mie colleghe hanno urlato estasiate Geschenkeeeeeeeeeeeeee (Regaliiiiiiiiiiiiii) e io che le fissavo stranito. Regali??? Quali regali???? Per farla breve ognuno ha aperto il suo pacchetto rosso e ci ha trovato dentro un pensiero diverso. A me è toccato un Adventskalender! Oh che tenerezza. La finestrella del primo dicembre aveva dento un cioccolatino con la luna, quello di oggi un angelo. Che emozione cercare la porticina con il numero, aprirla con un misto di apprensione e fretta e scoprire poi la figura o il simbolo nascosto. Ora capisco perché qui il Natale è osannato. Se uno viene su con tutte ste tradizioni meravigliose, ovvio che quando arriva Natale si gasa. Per i tedeschi è l´equivalente di Santa Lucia per noi veronesi o Babbo Natale e la Befana per gli altri.
Una soddisfazione dopo l´altra. Ora di maggio chissá quante cose meravigliose arriveranno ancora che nemmeno oso immaginare. Di fronte a tanta grazia ti viene voglia di essere una persona migliore, di sorridere di piú e essere piú disponibile. O almeno a me tutte queste gratificazioni fanno questo effetto. Perché tutto questo commuove e intenerisce e chi non ne vorrebbe sempre di piú? Io si!
C´è un peró. E un ringraziamento ancor piú grande da fare. Se Eireen non mi avesse aiutato offrendomi un posto letto e io avessi rinunciato, salendo sul treno, quanto di tutto questo avrei avuto? Quante di queste sensazioni avrei perso? Dove sarei ora e cosa farei? Sicuramente non sarei qui a Monaco a godermi tutta quest´atmosfera e sperimentare questa crescita interiore. Per cui il ringraziamento piú grande va a lei.
GRAZIE.
Prima di chiudere vi lascio con una comunicazione importante.
Poiché Splinder sta per scatafrattere via tutti i blog, mi sono deciso a trasferirmi su Wordpress. Il nuovo indirizzo blog è:

http://torquitax.wordpress.com/

Abbiate pietá, la grafica è quello che é. La sistemazione del blog è ancora in corso d´opera. I prossimi post, diciamo da lunedi in poi, li troverete li.
Grazie per l´ascolto e ci rivediamo su Wordpress.

Tschüüüüüüüüüüüüüüüüüüüüüüßßßß

giovedì 1 dicembre 2011

Natale, tredicesima e compatrioti

Ieri pomeriggio la Secondina non c´era e sono potuto uscire prima dal lavoro e andare a farmi un giro in libertá in Marienplatz a godermi i mercatini, prima che vengano presi d´assalto dai turisti.
La Secondina è una delle CT che sta al di lá della pianta, io le vedo la parte posteriore del computer, siamo vis-a-vis, come ama ripetere lei. Non fatevi ingannare dal nome, in realtá è molto simpatica e si interessa molto alla mia integrazione. La chiamo cosí solo perché ogni volta che restiamo in ufficio solo io e lei, è fiscalissima per l´orario d´uscita. Quando c´è lei, prima delle 16.30 non posso abbandonare la postazione, anche se non ho niente da fare. Preferisce che tiri fuori la Storia Infinita, ma fino a che non scattano i 30, il culo dalla sedia non lo alzo. In piú si è meritata questo nome in virtú del fatto che se mi vede li a rigirarmi i pollici, trova subitissimo qualcosa da farmi fare. Voilá un nuovo personaggio. Oltre alla Mangiona e alla Tutor, anche la Secondina arricchisce l´universo del UF in continua espansione.
Infatti non piú tardi di martedi ho avuto il sommo piacere di incontrare il capo formale dell´UF, anche se alla fine della fiera chi manda avanti la baracca è la Tutor. Questo sedicente capo passa una volta a settimana, mi hanno spiegato, giusto per far vedere che c´è e per fare una sorta di breefing solo per assicurarsi che l´ufficio non stia andando a remengo.
Poi, giusto per snocciolare altre CT che mi impegno a studiare nei prossimi giorni, ho individuato la Centralinista Ridens, chiamata cosí perché tra una telefonata e l´altra spara battute a tutto l´ufficio e ride, ride, ride in continuazione e poi c´è l´Ugolatrice che si è meritata questo appellativo perché ogni volta che ride, ride di gola e sembra che le si sia bloccato qualcosa in gola. Praticamente ha una risata asmatica che mi mette i brividi. Appena avró studiato ulteriormente questo universo mondo non mancheró di esporre i risultati dei miei studi.
Tornando al tema principale, ieri l´Ugolatrice mi ha gentilmente invitato ad andarmene quando avessi voluto. Alle 15.30 ho messo via baracca e burattini e ho infilato la porta. Ohhhhhhhhhhhh che belli i mercatini senza la calca dei turisti! Che ogni anno giungono a ondate e soffocano l´atmosfera e rendono impossibile passeggiare con tranquillitá tra le bancarelle e farsi contagiare dalle luci, gli odori, i colori e sorridere al vicino mentre ti sorseggi una tazza di Glühwein. Che poi sti mercatini ogni anno crescono in maniera esponenziale. Quando li ho visitati io c´erano solo in Marienplatz e un paio lungo la Kaufingerstraße, ma li c´era solo roba da mangiare. Quest´anno i mercatini raggiungono Stachus (Karlsplatz). dove nella famosa rondell è stato allestito anche una sorta di bar in legno a due piani, proseguono quasi fino a Odeonsplatz e alla Teatinerkirche, per giungere fin quasi dietro al Viktualienmarkt e a Jacobsplatz. Praticamente non sono piú mercatini, sono diventati un Villaggio di Natale piazzato nel pieno centro di Monaco. Oh si, poi ne hanno allestito uno nel cortile interno del Rathaus (meraviglioso) e un secondo, unicamente per i bambini, con una sorta di Legoland, con tanto di palchetto esagonale da cui una banda in classico vestito nazionale bavarese suona tipiche musiche natalizie. Tutto questo ben di Dei mi ha confermato nella mia decisione di non lasciare piú questa cittá. Mentre passeggiavo ieri pensavo che non vorrei essere in nessun altro posto al mondo se non qui. E CI SONO!
Come direbbe la Super Genia: robe mai viste.
E per sottolineare quanto ieri sia stata una giornata favolosa, a mia completa insaputa, ho ricevuto anche il mio primo stipendio. 65 Euro simbolici, ma che per me valgono milioni. Ci hanno tenuto a farmi sapere peró che me li daranno solo a fine mese. Ma che mi frega??? E´ il valore implicito, simbolico quello che conta, mica la cifra che mi mettono in mano. Ogni giorno una sopresa dopo l´altra.
Altra cosa che non puó mancare in questo periodo dell´anno a Monaco sono i connazionali che si fanno riconoscere. All´altezza della Residenz una signora berciava al telefonino “siiiiiiiiiiii, sono qui a Monaco, si si non ti preoccupare, salutami la Carla e stai tranquillo che ci risentiamo sai???”. Ecco, li ho driblato alla grande e ho fatto finta di niente. Percorsi pochi metri, giusto di fronte all´entrata dell´Hofgarten, incappo in una scolaresca che si fa le foto come fossero sotto la Tour Eiffel e mi è bastato aguzzare l´orecchio per udire il galletto di turno urlare “ma dai mongolo, cosa ti ho detto??il file lo devi salvare! cioè ma ascolta cavolo, non so”…
Non ho fiatato e come ogni “monachese” li attorno, ho fatto finta di niente e con molta no chalance mi sono infilato in metro.
Italiani…come non riconoscerli…

mercoledì 30 novembre 2011

Primi passi per l'integrazione

Facendo un rapido conto die giorni sono qui a Monaco da due settimane e mezzo. Sembrerá incredibile, ma non ero mai stato lontano da casa per cosí tanto tempo. Mi ero assentato dal mio bel quartiere adagiato tra le colline al massimo per una settimana, otto giorni dandogliela tutta. Con oggi invece fanno 18 giorni tondi tondi che ho preso la valigia, ho salutato tutti e sono salito sul treno.
18 giorni che mi sembrano una vita, tutta una quotidianitá. La qualitá del tempo, delle esperienze hanno alterato il tempo reale. Misuro tutto secondo un mio tempo interiore. Io sono qui da anni. Anni che mi hanno donato un´assuefazione a un nuovo ambiente che ora armeggio abbastanza bene. Le metro, gli autobus, passeggiare da Marienplatz fino a Stachus o sedermi pensieroso su una delle mille panchine che affollano il giardino della Residenz. E stare semplicemente li. Tutto mi è familiare, come se qui ci fossi nato. Magari le vere sfide sono ancora da venire, ma fin´ora non ho ricevuto grossi traumi (tranne la ricerca alloggio su cui ho speso giá un milione di parole). La metro è facilissima da girare, la sua efficienza piacevolissima. La gente silenziosa, finalmente si puó pensare in santa pace anche per strada o alla fermata dell´autobus. Qui si legge e non si parla al cellulare. Questo è un costume che ammiro e stimo senza riserve. Ogni tanto se sono di buona si mettono a fare conservazione, ma poi non ti attaccano la pezza per tutto il tragitto, non appena arriva la metro o il bus ognuno si fa gli affari suoi. Dio ti ringrazio di tanta grazia.
Considerando tutta questa increibile amalgama di positivitá, accoglienza e immediata familiaritá, è stato per me del tutto naturale cercare di adattarmi il piú possibile agli usi degli autoctoni. Non piú tardi di mercoledí o giovedí scorso mi sono recato da Hugendubel a Marienplatz (sei piani di libri è il paradiso in terra per il sottoscritto) e ho girato tutta la libreria con la ferma intenzione di non uscire da li senza non aver comprato un libro da poter leggere in metro e tramite cui migliorare il mio tedesco. Insomma qua o un giornale, o un e-book o un libro vero e proprio è richiesto per cominciare bene la giornata. A tale meraviglioso, educativo e commovente costume dovevo adattarmi. Cioè loro leggono e io no??? Non sia mai. Gira che ti rigira ho trovato il libro che fa per me. Appena l´ho visto sullo scaffale ho pensato che era li che mi aspettava. Curiosi di sapere che libro è? Facile, ve lo dico subito. La Storia Infinita di Michael Ende. Anzi, meglio detta Die Unendliche Geschichte. Ora alla mattina prendo la metro e quando riesco a sedermi la tiro fuori dalla mia tracolla e mi metto li a leggere. Cominciare cosí ogni singolo giorno è una sinfonia. In questo modo arrivo in ufficio giá con qualche infarinatura di tedesco e mi sento meno arruginito del giorno prima.
Alta cosa che non mi ha creato alcun problema di adattamento è farmi bellamente colazione alla scrivania. Il primo giorno sono arrivato a digiuno, guardandomi attorno per studiare un po´l´atmosfera e capire come ci si muove in un ufficio non italiano. Dopo aver visto che tutti mangiavano e trangugiavano come luridi comodamente seduti alla scrivania, mi sono semplicemente adattato. La mattina dopo nella Ostbahnhof ho adocchiato un baracchino self-service con cornetti di tutti i tipi a 50cent, ne ho preso uno e me lo sono mangiato alla scrivania. Nessuno ha fiatato, anzi, la mia tutor mi ha augurato buona colazione. Da quella mattina li io mi compro la brioche in stazione e me la magno alla scrivania. Semplice e tranquillo.
Qui non frega a nessuno dove vai. Da noi devi avvertire se vai in bagno, se vai a bere, se vai a mangiare, se vai a prendere una boccata d´aria. Insomma avverti per qualsiasi cosa che non credano che te ne vai e scappi in Guatemala. Qui no. Devi andare in bagno? Senza fiatare o avvertire nessuno, ti alzi, infili la porta e vai in bagno. Punto. Quando hai fatto torni e tutti felici come prima. A questa felice usanza mi sono acclimatato dal primo giorno. E meno male che qui funziona cosí.
I languorini spopolano. Come detto ieri a mezzogiorno cascasse il mondo si fa in mensa, si augura Mahlzeit ai colleghi, e ci si rivede tra una mezz´ora. Rientrati dalla mensa peró lo stomaco non è ancora del tutto a posto. Ecco allora comparire i RitterSport o, non piú tardi di ieri, la torta di noci e cannella con rivestimento di pastafrolla. Si mette sul bancone a disposizione di tutti e quando se ne vuole un pezzo, senza tante cerimonie ci si serve. E nessuno fiata.
O giá come l´impressione che finiti i sei mesi mi fermeró qui…
Adoro stare qui. Monaco non ti lascio piú.

martedì 29 novembre 2011

Vita da ufficio

Dopo avervi ragguagliato con il post precedente sulla mia attuale situazione, penso sia venuto il tempo di parlarvi del mio ufficio e delle colleghe che mi circondano.
Poiché non mi è permesso fare pubblicitá al mio ente ospitante o quant´altro d´ora in poi il mio posto di lavoro si chiamerá UF (ovvero Ufficetto Tedesco) e le mie colleghe CT (Colleghe Tedesche), magari nel corso del tirocinio le differenzieró se no non ci capite piú niente voi e neanche io!
Per la prima volta nella mia vita ho una scrivania tutta mia, un computer tutto mio e pure un telefono personalizzato che ancora non mi sono azzardato a utilizzare nel timore di fare figure di pero e spaventare la persona all´altro capo con il mio tedesco avvinazzato. Per me è una cosa del tutto nuova poiché non ho mai lavorato in vita mia. Ebbene si signori, sono uno di quei classici polentoni che fanno una cosa alla volta. Fino a quattro mesi fa sgobbavo sui banchi dell´universitá, ora mi do da fare comodamente seduto alla scrivania. Sono un tipo da una cosa alla volta!
Immaginate la mia ansia e le mille e mille aspettative che avevo il primo giorno di lavoro. Fantasticavo colleghe super efficienti, burbere, silenziose, con sempre qualche pratica in mano da sbrigare, riservate e attente. Temevo i loro sguardi accigliati mentre mi esprimevo nel mio tedesco masticato, vedevo giá le loro menti lavorare a pieno ritmo nel tentativo di decifrare il mio pensiero. Pregavo per non fare brutte figure il primo giorno o, roba ancora peggiore, tipo grippargli la fotocopiatrice o fargli fumare il fax.
Le mie paure sono rimaste tali. Nessuna di queste catastrofi si è avverata. Al contratrio. Dopo una settimana e mezza (abbondiamo va´) di lavoro qui, mi sono fatto l´idea di essere atterrato nell´ufficio piú italiano di tutta Monaco. Qui si fa tranquillamente colazione alla scrivania appena si arriva e nessuno ti dice niente, anzi ti invogliano a mangiare augurandoti buona colazione. I momenti di silenzio sono pochi. Le CT si berciano da una scrivania all´altra i fatti loro. Dove sono andate nel fine settimana, cosa hanno fatto, ma soprattutto ridono. Qui si ride un botto. Io non capisco ancora la loro comicitá. A dirla tutta capisco ancora tre parole su venti. Quindi il piú delle volte vado a senso, oppure mi faccio mostrare con esempi quello che devo fare. Capire è un conto, eseguire un altro. Per il momento peró tutto fila lascio. L´atmosfera è rilassata, oserei dire svaccata al massimo. Le CT mangiano di tutte le ore e di tutto. C´è quella che io chiamo la Mangiona perché dal momento che mi siedo alla scrivania (circa alle 9) non la vedo mai riposare le mandibole. Oggi quando sono arrivato era li che si lavorava una carota annaffiata da una tazza gigante di latte freddo. Nel corso della mattina (dovete sapere che la Mangiona fa il part-time quindi a mezzogiorno leva le tende) poi, in media si fa fuori minimo un´alltra carota, passa quindi alla mela, verso le 11 ha un languorino diverso e allora ammazza un bicchiere di yogurt da 300grammi per finire in bellezza, prima di salutarci, con una tazza di thé aromatizzato seguita da un mandarino. Secondo me mette via il grasso come gli orsi in previsione dell´inverno. Oppure non ha voglia di farsi da mangiare quando arriva a casa e allora mangia come una disperata cosí quando arriva a casa è giá piena e non deve mettersi su un padella di Würstel. Anche se non scommetterei molto sulla seconda opinione. Mi sa che quando arriva a casa vuota comunque la dispensa.
A differenza invece di noi italiani, o mia non so, qua le verdure cavalcano l´onda. In mensa appena entri, subito dietro la lavagnetta con il menú del giorno, c´è l´angolo verdura-insalata fai da te, che io bazzico solo in caso sia disponibile la sgavettata di Kartoffelnsalat. Se no mi dirigo spedito all´angolo dolci/dessert, zuppe e piatto del giorno. Loro invece se non accompagnano la carne o la “pasta” o qualsiasi altra cosa con una terrinetta di verdura non son contenti. Difatti il primo giorno in mensa mi hanno chiesto sfrasato: perché non hai preso la verdura. Ehm….io non la mangio….
Domanda seguita subito dopo dalla constatazione: ma mangi cosí poco??? Certo che mangio cosí poco, la vostra kleine Portion è una media delle nostre. In piú io ho lo stomaco della capienza di un uovo di quaglia. Va da sé che io a confronto loro mangio come un cardellino. Tenendo poi ulteriormente conto che qui la pausa pranzo dura una mezz´oretta scarsa, ovvio che non mi abbotto di roba, se no poi finisce che mi appisolo sulla scrivania. Ah e mi raccomando tenete bene a mente che qui la pausa è a mezzogiorno spaccato. Né un minuto di piú, né un minuto di meno. Il primo giorno ci sono rimasto come uno scemo quando alle 12 precise mi hanno trascinato in mensa. Io ero li che tiravo le 13, come è buon costume in Italia. Neeeeeeeeeeeeeeeee. Qui siamo in Germania, qui si mangia prima. All´una è giá mezz´ora che io sto di nuovo alla scrivania a fare quello che devo fare.
Quando torni in ufficio peró c´è sempre una sorpresa. Una sorpresa chiamata RitterSport. Ogni giorno una delle CT ne porta una tavoletta e la “regala” all´ufficio. Questo è un costume che devo ammettere di gradire molto. E visto che il secondo giorno giá m´ero adattato a mangiarmi bellamente la mia brioche al cioccolato alla scrivania, ho deciso che a breve mi doteró di una tazza tutta mia cosí da potermi anch´io fare i thé o le cioccolate calde.
Dopotutto siamo nell´Unione Europea, sono qui per studiare da vicino la popolazione germanica e cercare di adattarmi il piú possibile ai loro usi e costumi. E allora che adattamento sia!
PS: anticipo giá che alcuni tentativi mossi in questa direzione sono stati coronati da successo, ma questa è un´altra storia e deve essere raccontata in un altro post!

lunedì 28 novembre 2011

Incredibili sviluppi

Cari lettori, eccomi di nuovo tra voi.
Dopo una settimana e piu´ di silenzio vi posso ragguagliare sugli ultimi sviluppi dell´avventura-disavventura monachese.
Prima di tutto come avrete capito sono ancora qui. Anzi al mio attivo ho giá una settimana di lavoro nel mio bel ufficetto tedesco e oggi é il secondo lunedi che passo qui. Praticamente un sogno! So che starete morendo dalla curiositá e vorrete sapere come ho risolto il problema sistemazione, dannatissimo alloggio. Non ci crederete mai, ma domenica quando ormai avevo perso ogni speranza e stavo di nuovo impacchettando la valigia, pronto e rassegnato ormai a tornarmene a casa, l´angelo Eireen é venuto in mio soccorso e mi ha salvato offrendomi un posto letto nella sua schiccosissima casetta di marzapane dal tetto a punta e le finestre piccine picció. Quando mi ha offerto tanto posto letto io ho visto la luce in fondo al tunnel. Mentre mi offriva cotanta ospitalitá, fidatevi non sto esagerando, mi tremavano le gambe. Lei ha salvato il mio sogno. Tutt´ora non so come ringraziarla né come sdebitarmi. Con il suo aiuto mi ha regalato questa meravigliosa esperienza e soprattutto mi ha dato l`opportunita di godere a pieno dell`occasione a cui stavo rinunciando per cronica mancanza di alloggi.
Fermi tutti peró. Non pensiate che la mia ricerca sia finita. Tutt´altro. Eireen mi ha offerto una sistemazione temporanea, diciamo cosí una base d´appoggio da cui proseguire con un attimo di respiro la ricerca dell´agognata casa/camera o quello che é. E difatti, altra incredibile news di questo post, è che sabato sono finalmente riuscito a ottenere un appuntamento per andare a vedere una casa. E questa benedetta casa l´ho vista! Non ci potevo credere! Finalmente sono riuscito a vedere una casa qui a Monaco. Ora che la via è aperta niente piú e nessuno mi potrá fermare. Se dovessi riassumere l´esperienza la definirei con due parole: una soddisfazione. Premetto che me la facevo sotto all´idea eh. Voglio dire io sono qui solo, non ho nessuno che mi possa indirizzare, offrire un´indicazione o mi indichi quello che potenzialmente non va o va in una casa. Per non parlare poi dell´annosa questione: come farsi capire in queste situazioni. Il mio tedesco è quello che è e anche in italiano avrei difficoltá a capire di contratti, postille, cauzioni e compagnia briscola. Invece per fortuna l´affittuario era un ragazzo molto simpatico, paziente e disponibile e mi ha spiegato tutto per bene e ha sorvolato alla grande sui miei eventuali strafalcioni nella lingua teotisca. Ce l´ho fatta. Questo è quello che conta, per ora. Se vi state chiedendo se la prenderó sta casa vi dico per direttissima che ci sto pensando. Ho inviato anche altre richieste e voglio tenermi aperte piú porte possibili. Ora che la cosa si è sbloccata, meglio approfittarne no?
Lasciando da parte questo argomento so anche che state morendo dalla curiositá di sapere com´è lavorare nel mio ufficetto tedesco, come sono le mie colleghe (perché vi anticipo giá che sono circondato da sette donne), come me la cavo con il tedesco e come si svolge la mia attivitá di praticante. Bhe, sono spiacente, ma per oggi dovrete attendere. In fondo avete giá ricevuto una valangata di nuove, succosissime informazioni no? Direi che per oggi puó bastare. Nel caso non lo fosse abbastanza chiedo venia in anticipo.
Ultimo pensiero del post di oggi: in vari blog si parla tanto di incontri tra blogger…qui siamo invece giá al passo successivo, la convivenza. Se tra le vostre mille domande c´è anche quella “ma come sará per Eireen avere in casa Toquitax”, posso solo dirvi di chiedere direttamente a lei no? Sono sicuro che soddisferá con piacere la vostra curiositá.
Tschüß an alle!!!!!!!!!!

sabato 19 novembre 2011

Riassunto del disastro

Oggi è sabato e praticamente la settimana di ricerca alloggio è finita. Domattina devo liberare la camera alle 10 e poi sono in mezzo ad una strada. Se volete un riassunto breve, conciso ed esatto della ricerca mi bastano due parole: un disastro.
Le ho provate tutte e tutti i miei tentativi sono naufragati alla grande. Non ho piu idee, non so più cosa provare nè tentare. Ho mandato almeno una quarantina di mail e nessuno mi ha risposto. Sono andato ancora due volte in mensa a cercare annunci e niente di fatto. Ho provato a chiamare un tizio e la camera era da arredare, per cui niente. Ho chiamato un'altra e dopo una specie di trattativa mi ha liquidato dicendo che i praticanti sono una fonte insicura di entrata d'affitto e quindi ciao. Ho mandato messaggi convulsi a chiunque potesse aiutarmi. Ho chiesto aiuto all'istituto di Cultura Italiana, al Goethe Zentrum di Monaco, sono andato personalmente allo studentato della Caritas per sentirmi dire che si può fare richiesta, ma hanno precedenza i più bisognosi. E quindi bisognava allegare tutta una trafila di carte, referenze, presentazioni da parte della scuola, del prete e altro. Un buco dopo l'altro. Le ho provate veramente tutte. Ho scomodato la gentilissima Eireen che si è offerta di appendere un annuncio a mio nome nella bacheca della sua azienda. Sono sfiduciato e stanco di urlare nel deserto. I siti ormai mi si accavallano davanti gli occhi e gli annunci li conosco quasi a memoria.
Ieri poi c'è stata la ciliegina sulla torta. L'ultima batosta finale che mi ha tolto la speranza e il respiro. Dopo tutti sti tentativi ho gettato la spugna. Ho pensato che se con i miei mezzi non riuscivo a trovare uno straccio di stanza, camera, divano, materasso pulcioso, era ora che scendesse in campo l'artiglieria pesante. Sono andato in una delle tre agenzie immobiliare in croce di Monaco. Quando ho spiegato il mio problema la signorina dietro il bancone mi ha detto che si può fare e mi ha illustrato già un paio di offerte. Tutto bene. Quasi idilliaco. Mi mette in mano una sorta di contratto in italiano, una richiesta scritta di mediazione diciamo. Le dico che mi serve tempo per visionarlo che, disperato si, ma non fesso. Prima lo volevo visionare per bene. Tornato in camera me lo sono letto e riletto. Nella parte relativa alle modalità di pagamento c'era un continuo tira e molla tra IBAN e non IBAN, carta di credito, bonifico, bancomat. Insomma era ambiguo e il mio sesto senso di italiano si è messo in allarme. Qua mi son detto bisogna chiedere. Torno in agenzia e chiedo. Subito sembrava che non ci fossero problemi. Poi la donnina ossigenata ha dato una virata vigorosa e la storia risultata è che: accettano solo carte di credito rilasciate da una banca tedesca presso cui hai aperto un conto corrente. Niente carte di credito italiane, niente bancomat, non c'erano bonifici che tenevano. O così o pomì. Bene, grazie e arrivederci. Ho infilato la porta e buonanotte ai suonatori. Sono uscito che il mio muso toccava terra. Cestinata pure questa ultima sottilissima speranza, io do forfè.
Oltre al danno la beffa.Ttorno in camera, controllo la posta e vedo che uno mi ha risposto alla mail. Stavo quasi per gridare al miracolo. Lo leggo e vedo che non c'entra una mazza con quello che avevo chiesto. Mah. Bho. Non capisco. Tempo dieci minuti e me ne arriva un'altra di mail in cui lo stesso tizio mi diceva che la mail non era per me, di scusarlo che mi aveva confuso con un altro "candidato". Bang, mazzata sul collo.
Mi sarei messo a piangere. Ero come dire annientato. Lo so che posso risultare piagnone, arrendevole e moscio. Ma io sono fatto così e qui mi sto scontrando con i miei limiti. Più di così non so che altro fare. A meno che non accada un miracolo, io sono pronto a chiudere la valigia, salutare i miei mancati colleghi e salire sul primo treno della mattina per Verona.
Si perchè ieri mattina in sé la giornata era cominciata anche bene. Ero andato a presentarmi in azienda per portare a firmare le carte del Learning Agreement. E allora li mi hanno presentato allo staff, mi hanno mostrato la mia scrivania e il mio computer. Tante belle cose. La Super Genia mi ha detto di resistere, di trovare comunque una soluzione alternativa. Vorrei darle ascolto e so che da un lato ha ragione. Oggi voglio stare in raccoglimento, ho tanto da elaborare e metabolizzare, ma soprattutto tanto da accettare.
Spero che qualcosa cambi, altrimenti domattina dopo aver liberato la stanza dovrò andare in stazione a fare il biglietto di ritorno a casa.
Che schifo.