I) I teutoni impazziscono per il bio e la forma fisica, ma poi si sbragano di birra e würstel finendo per diventare panzoni. Insomma un minuto prima affollano i Bioladen, ficcando nel carrello qualsiasi cosa a tiro purchè bio, spendendo a cuor leggero il doppio dei prodotti normali non bio e un minuto dopo mollano la spesa a casa e vanno in qualche Biergarten a ingollare chissà quanti ettolitri di birra. Secondo me si strafogano di bio per scaricarsi la coscienza: torno a casa olfo e con l’alitosi da crauti, ma almeno ho le fragole 100% bio che mi aspettano. Come se il bio fosse una garanzia ultrasicura che la tua salute resterà come quella di un quindicenne fino agli 80 anni. Per ridurre l’accumulo di tossine e di adipe loro praticano sport, sono ossessionati dallo sport: corrono, fanno jogging, pedalano da un lato all’altra della città, fanno persino surf sull’Isar. Come ricompensa si concedono però un litro di birra e dai oggi dai domani non mi stupisce che finisca per crescerti la panza da birra, caro cugino d’Oltralpe.
II) I tedeschi non sono un popolo pruriginoso come noi: loro praticano il nudismo. Prima di entrare in camera o toccarti però chiedono il permesso. Piuttosto chiedimi il permesso per denudarti davanti a me. Sei in riva all’Isar in pausa pranzo che addenti il tuo panino e vedi 60enni disinibiti che si lanciano in acqua come mamma li ha fatti. Immagini che ti restano impresse nella retina e tornano a tormentarti di notte. Così, dal nulla tu mi sventoli sotto il naso il tuo ciondolame (di zona alta per le donne e di zona bassa per gli uomini) con totale naturalezza e io dovrei restare indifferente?! Per favore copriti. Copriti e basta. No. Loro si infilano gli slippini. Capita quindi che tu ti sorbisca pure uno spettacolo integrale in prima fila di chiappe flaccide senza aver comprato il biglietto. Orrore. Che dico, fossero disinibiti solo in riva all’Isar ok, lo eviti e sei a posto. No. Loro si snudano anche nei parchi pubblici, si mettono in costume (i più vergognosi) e si brustolano come fossero su una qualsiasi delle nostre spiagge. Da un lato, lo ammetto, li ammiro: io mi scaverei la fossa al solo pensiero. Dall’altro però sono un popolo patologicamente timido. Quando cammini per strada raramente ti guardano dritto negli occhi. Guardano il compagno, la vetrina, il marciapiedi, frugano nella borsa, ma mai chi ti viene incontro. Se in Italia ero quello schivo, qui sono quello sfacciato. Bel capovolgimento di ruoli eh?
III) Noi li giudichiamo sbrigativamente freddi e scostanti, eppure vivono in appartamenti sovraffollati fregandosene di chi dorme nella camera accanto e con chi condividono il bagno. Questione per noi del tutto impensabile. Se sul lavoro riusciamo assai raramente a chiudere un occhio e collaborare con chi non sopportiamo, in casa la regola è tassativa: niente rompic***i. I coinquilini devono essere amici del cuore, persone a cui raccontare la nostra giornata in lacrime o in estasi, certi di ricevere sostegno e comprensione. Quando questo non accade scoppiano guerre fredde e nascono vere e proprie faide tra clan: la stanza 3 e 6, alleate con la 1 e 4, contro la 2 e 5. Chi fa i bagagli per primo perde. E noi siamo un popolo notoriamente amichevole e estroverso, portato al contatto e rinomato per la sua proverbiale accoglienza. Sarà merito della loro riservatezza se loro riescono a far funzionare così bene le cose e vivere in un dato appartamento incu
IV) Evitano il contatto con lo sconosciuto, eppure sul treno ti attaccano bottone finché non smonti. Questa è in assoluto la contraddizione meno razionale della lista. Stringere amicizia o stabilire per lo meno un contatto con gli autoctoni è notoriamente la parte più dura dell’avventura. Sono cortesi, alquanto gentili, incredibilmente educati, ma ferrei. Salutano sulle scale, al supermercato, ti augurano il meglio, ma in U-Bahn ognuno guarda fisso i propri piedi. Non appena metti piede sul treno però la loro ferma gentilezza scompare e non resistono all’istinto di fare quattro chiacchere. Anche più di quattro dato che se non invii chiari segnali di interruzione rispondendo al cellulare o estraendo un libro ti frastornano di osservazioni e aneddoti fino alla tua stazione. Cinque minuti fa in metro ti ho dato una spallata per farmi spazio e non mi hai considerato di striscio e ora mi racconti con che regolarità la tua cocorita depone? Amico crucco mio un po’ di misura non ti guasterebbe sai. Almeno dal mio punto di vista. Non che non mi faccia piacere che mi attacchi la pezza, per carità, per una volta che succede me la godo (soprattutto quando arrivano i complimenti su come parlo “bene” tedesco), ma se lo facessi un po’ di più anche a casa tua io mi sentirei meno messo alla porta. Che dici, puoi considerare l’idea?
Conclusione: noi italiani saremmo pure additati come il popolo più macchietta dell'intero continente. I giullari della gran corte d’Europa. Ma anche i tedeschi sono strani forte eh!