Desidero ringraziare in anticipo Jane Pancrazia Cole per avermi dato l’idea di questo post grazie a un suo commento. E anche della stupenda trovata degli pseudonimi marcati in grassetto. Grazie Pancrazia!!!Sulla scia del post precedente oggi parliamo di orrori. Di supremi orrori. Di quegli orrori che mentre li vivi ti fan scuotere il capo sconsolato e ti fan venire il groppo in gola, ma che quando li ricordi ti fan ridere come una iena pakistana. E ti chiedi come hai fatto a resistere e a non scappare via urlando. Oggi parliamo di quei supremi orrori che gli sfortunati praticanti italiani a Monaco devono sopportare in virtù dell’esperienza offertagli, dell’onore che gli si fa aprendogli le porte di qualche ufficio teutonico.
Forse a suo tempo non vi ho detto che noi praticanti (ex-praticanti ormai) costituivamo un discreto gruppetto di giovani di belle speranze che, oltre alla nostalgia per lo Spritz, condividevamo anche pro e contro dei nostri alloggi di fortuna. Dopo aver conosciuto
LaBruna (ovvero l’altra collega praticante del P. Leonardo all’Ufficio Turistico) per i motivi che sapete, tramite voci di corridoio e sussurri da pausa caffè abbiamo scoperto che disseminati per i piani dell’Ufficio Turistico si annidavano altri connazionali. Ed è stata subito voglia di fare festa. Così abbiamo arruolato nelle nostre fila
LaRiccia,
IlBiondo e la
Bolzanina.
Ricordo una sera di febbraio post lavoro in cui stanchi di masticare il tedesco abbiamo deciso di lasciar correre a briglia sciolta l’italianità che è in noi e scadere negli stereotipi più beceri di cui il nostro popolo è campione. Ecco allora che ci siamo sfondati di pessimo Spritz annacquato e allungato con la gassosa, ci siamo sbragati su un tavolo dell’Hofbräuhaus e tra una sorsata energica di birra, una forchettata di
Kartoffelnsalat e un morso a un Bretzel, ci siamo raccontati le nostre tristi storie da accattoni immobiliari.
LaBruna viveva in un monolocale con vista mozzafiato su Karolinenplatz, appena rinnovato e completo di ogni aggeggio moderno. Anche l’arricciapeli per tappeti pelosi. Io l’ho invidiata finché non ci ha confessato che oltre alla grana che sborsava per la vista impareggiabile, almeno una volta a settimana il padrone di casa dormiva sul suo divano durante la sua permanenza a Monaco. Il suo Vermieter era un manager riccone che viveva in una villa sul Chiemsee, ma che almeno una volta a settimana passava in città per fare il punto della situation, essere aggiornato sugli andamenti dei profitti ecc e quando era troppo stanco per guidare fino alle sponde del suo lago, pernottava nel suo “loft”, per ripartire la mattina dopo fresco come un gladiolo. In generale a LaBruna la situazione non dispiaceva, pare che il manager fosse un gran pezzo di figliolo, peccato che fosse sposato e con 7 figli a carico. E che avvisasse LaBruna del suo arrivo al massimo un’ora prima, quando non le capitava in casa, così, per direttissima.
LaRiccia occupava la stanza del figlio erasmista di una collega. Raccontava di turni imposti dalla vecchina per usufruire del bagno e della doccia. Per ragioni di risparmio, va da sé. Quando le anziane amiche della collega passavano a chiamarla per andare a fare una passeggiata LaRiccia era costretta ad aggregarsi. Che non fa bene restare in camera e/o in casa tutta sola, viene la malinconia. Perciò infilati il cappotto, i guanti, il berretto e via che si va. Agghiacciante. E non solo per via delle temperature, ma anche per via dei discorsi. Le compagne di passeggiata erano molto interessate alla sua mensile regolarità e assai prodighe nell’elargire consigli sui flussi femminili, su come tenere i crampi sotto lo soglia di guardia del dolore e come eliminare certi odori intimi. LaRiccia era entrata nel racket del Vagisil tedesco. Il lato positivo però è che abbiamo imparato un sacco di espressioni intime “in codice” che le donne tedesche si scambiano dall’alba dei tempi nel periodo delle Cinque Lune Rosse.
IlBiondo, il piccolo della cucciolata, la nostra mascotte appena ventenne, era riuscito a reperire una stanza in uno studentato a Oberschleißheim (ovvero un bel po’ fuori la cintura urbana). Era l’unico italiano su un piano di soli cinesi. Descriveva odori penetranti e nauseabondi, scorci di camere in cui erbe sconosciute galleggiavano in strani liquidi giallognoli e esalazioni mefitiche provenire dal bagno in fondo al corridoio. Anzi, a quanto pare questi studenti cinesi usavano i servigi igienici come reparto coltura funghi radioattivi. Narra infatti la leggenda che di notte non fosse necessario accendere la luce, ma che si potessero tranquillamente usare i funghi fosforescenti del water accanto come illuminazione. La giungla tossica però cresceva a ritmo vertiginoso e IlBiondo, che non voleva morire avvelenato in un bagno lontano 600km da casa, fece presente la cosa alla direzione. Due giorni dopo era in opera la disinfestazione. Da quel giorno quel maledetto italiano venne soprannominato dai cinesi dello studentato Il Demone dell’Igiene.
La
Bolzanina era stata sballottata fin da subito da una sistemazione all’altra. Prima in uno studentato, poi sbattuta in strada aveva dormito in un ostello lercio, in seguito era finita in un mega appartamento in cui coesistevano 6 persone alla volta, sovraffollato e dalla cucina anarchica, quindi era riuscita a trovare una camera in un appartamento. La sua coinquilina però era un’amante alquanto rumorosa. O il suo ragazzo sapeva maneggiare il manganello con impareggiabile perizia o lei era semplicemente un’esibizionista. Chissà. Fatto sta che la Bolzanina ha passato parecchie ore insonni. E che stanca di urla e sospiri si sia munita di pratici tappi per orecchie.
Infine ci sarei io, ma su di me non spendo parole. Sapete già tutto, anche degli ultimi aggiornamenti.
Vi chiederete che fine abbiano fatto ora questi ammirevoli compagni di sventure. Terminati i rispettivi tirocini c’è stata la diaspora. Sono tornati a casa. Chi per finire l’università, come
IlBiondo, chi per riprendere il lavoro sospeso per fare l’esperienza, come
LaBruna, chi per tornare a casa e basta, come
LaRiccia e la
Bolzanina. E poi c’è chi è rimasto a Monaco, come
Torquitax, che, inguaribile sognatore, resta a guardia della città, anche se questa fa un po’ la stronza e si lascia desiderare.