giovedì 19 luglio 2012

Aneddoti da praticanti

Desidero ringraziare in anticipo Jane Pancrazia Cole per avermi dato l’idea di questo post grazie a un suo commento. E anche della stupenda trovata degli pseudonimi marcati in grassetto. Grazie Pancrazia!!!

Sulla scia del post precedente oggi parliamo di orrori. Di supremi orrori. Di quegli orrori che mentre li vivi ti fan scuotere il capo sconsolato e ti fan venire il groppo in gola, ma che quando li ricordi ti fan ridere come una iena pakistana. E ti chiedi come hai fatto a resistere e a non scappare via urlando. Oggi parliamo di quei supremi orrori che gli sfortunati praticanti italiani a Monaco devono sopportare in virtù dell’esperienza offertagli, dell’onore che gli si fa aprendogli le porte di qualche ufficio teutonico.

Forse a suo tempo non vi ho detto che noi praticanti (ex-praticanti ormai) costituivamo un discreto gruppetto di giovani di belle speranze che, oltre alla nostalgia per lo Spritz, condividevamo anche pro e contro dei nostri alloggi di fortuna. Dopo aver conosciuto LaBruna (ovvero l’altra collega praticante del P. Leonardo all’Ufficio Turistico) per i motivi che sapete, tramite voci di corridoio e sussurri da pausa caffè abbiamo scoperto che disseminati per i piani dell’Ufficio Turistico si annidavano altri connazionali. Ed è stata subito voglia di fare festa. Così abbiamo arruolato nelle nostre fila LaRiccia, IlBiondo e la Bolzanina.

Ricordo una sera di febbraio post lavoro in cui stanchi di masticare il tedesco abbiamo deciso di lasciar correre a briglia sciolta l’italianità che è in noi e scadere negli stereotipi più beceri di cui il nostro popolo è campione. Ecco allora che ci siamo sfondati di pessimo Spritz annacquato e allungato con la gassosa, ci siamo sbragati su un tavolo dell’Hofbräuhaus e tra una sorsata energica di birra, una forchettata di Kartoffelnsalat e un morso a un Bretzel, ci siamo raccontati le nostre tristi storie da accattoni immobiliari.

LaBruna viveva in un monolocale con vista mozzafiato su Karolinenplatz, appena rinnovato e completo di ogni aggeggio moderno. Anche l’arricciapeli per tappeti pelosi. Io l’ho invidiata finché non ci ha confessato che oltre alla grana che sborsava per la vista impareggiabile, almeno una volta a settimana il padrone di casa dormiva sul suo divano durante la sua permanenza a Monaco. Il suo Vermieter era un manager riccone che viveva in una villa sul Chiemsee, ma che almeno una volta a settimana passava in città per fare il punto della situation, essere aggiornato sugli andamenti dei profitti ecc e quando era troppo stanco per guidare fino alle sponde del suo lago, pernottava nel suo “loft”, per ripartire la mattina dopo fresco come un gladiolo. In generale a LaBruna la situazione non dispiaceva, pare che il manager fosse un gran pezzo di figliolo, peccato che fosse sposato e con 7 figli a carico. E che avvisasse LaBruna del suo arrivo al massimo un’ora prima, quando non le capitava in casa, così, per direttissima.

LaRiccia occupava la stanza del figlio erasmista di una collega. Raccontava di turni imposti dalla vecchina per usufruire del bagno e della doccia. Per ragioni di risparmio, va da sé. Quando le anziane amiche della collega passavano a chiamarla per andare a fare una passeggiata LaRiccia era costretta ad aggregarsi. Che non fa bene restare in camera e/o in casa tutta sola, viene la malinconia. Perciò infilati il cappotto, i guanti, il berretto e via che si va. Agghiacciante. E non solo per via delle temperature, ma anche per via dei discorsi. Le compagne di passeggiata erano molto interessate alla sua mensile regolarità e assai prodighe nell’elargire consigli sui flussi femminili, su come tenere i crampi sotto lo soglia di guardia del dolore e come eliminare certi odori intimi. LaRiccia era entrata nel racket del Vagisil tedesco. Il lato positivo però è che abbiamo imparato un sacco di espressioni intime “in codice” che le donne tedesche si scambiano dall’alba dei tempi nel periodo delle Cinque Lune Rosse.

IlBiondo, il piccolo della cucciolata, la nostra mascotte appena ventenne, era riuscito a reperire una stanza in uno studentato a Oberschleißheim (ovvero un bel po’ fuori la cintura urbana). Era l’unico italiano su un piano di soli cinesi. Descriveva odori penetranti e nauseabondi, scorci di camere in cui erbe sconosciute galleggiavano in strani liquidi giallognoli e esalazioni mefitiche provenire dal bagno in fondo al corridoio. Anzi, a quanto pare questi studenti cinesi usavano i servigi igienici come reparto coltura funghi radioattivi. Narra infatti la leggenda che di notte non fosse necessario accendere la luce, ma che si potessero tranquillamente usare i funghi fosforescenti del water accanto come illuminazione. La giungla tossica però cresceva a ritmo vertiginoso e IlBiondo, che non voleva morire avvelenato in un bagno lontano 600km da casa, fece presente la cosa alla direzione. Due giorni dopo era in opera la disinfestazione. Da quel giorno quel maledetto italiano venne soprannominato dai cinesi dello studentato Il Demone dell’Igiene.

La Bolzanina era stata sballottata fin da subito da una sistemazione all’altra. Prima in uno studentato, poi sbattuta in strada aveva dormito in un ostello lercio, in seguito era finita in un mega appartamento in cui coesistevano 6 persone alla volta, sovraffollato e dalla cucina anarchica, quindi era riuscita a trovare una camera in un appartamento. La sua coinquilina però era un’amante alquanto rumorosa. O il suo ragazzo sapeva maneggiare il manganello con impareggiabile perizia o lei era semplicemente un’esibizionista. Chissà. Fatto sta che la Bolzanina ha passato parecchie ore insonni. E che stanca di urla e sospiri si sia munita di pratici tappi per orecchie.

Infine ci sarei io, ma su di me non spendo parole. Sapete già tutto, anche degli ultimi aggiornamenti.

Vi chiederete che fine abbiano fatto ora questi ammirevoli compagni di sventure. Terminati i rispettivi tirocini c’è stata la diaspora. Sono tornati a casa. Chi per finire l’università, come IlBiondo, chi per riprendere il lavoro sospeso per fare l’esperienza, come LaBruna, chi per tornare a casa e basta, come LaRiccia e la Bolzanina. E poi c’è chi è rimasto a Monaco, come Torquitax, che, inguaribile sognatore, resta a guardia della città, anche se questa fa un po’ la stronza e si lascia desiderare.

domenica 15 luglio 2012

Qui mi si prende per u culo

Non ho forse appena detto che amo la città? Ecco non dovevo dirlo troppo presto. Perché la sfiga non aspettava che il momento giusto per colpire. Quando tutto sembrava sorridere è arrivata lei, la Vermieterin, che d’ora in poi ribattezzo Cornacchia visto che ogni volta che mi viene in casa non mena altro che sfiga.

Ma prima un breve stacchetto musicale per darvi un'idea di com'era il mio umore prima della visita dell'Innominata:







Ecco. Un paio di settimane fa mi ha suonato (cattivo segno) e per la prima volta ha aspettato che fossi io ad aprire la porta, senza usare le sue chiavi. E già da li me la sono intagliata che qualcosa non andava. C’è del marcio in Danimarca. Entra in casa contando i passi, si guarda attorno pensierosa e mi fissa. Ha gli occhi dei cani bastonati, dei bastardini abbandonati sulla tangenziale. È lo sguardo da stronza patentata che mi refila quando mi notifica l’arrivo di un ospite. Chi sarebbe stato stavolta?! Chiede come sto, come non sto, come va la ricerca del lavoro, se ogni tanto esco ad aerare il cervello. E a questo punto io ormai odoravo puzzo da arrosto carbonizzato. La carineria con lei è sempre una trappola. Non aspettava altro che il momento giusto per infilarmelo in quel posto. E infatti.

“Quanto pensi di restare ancora a Monaco?”

“Eh bhe ancora un altro po’. Devo ancora trovarmi un lavoro. Resto finché non l’ho trovato.”

“Ah perché sai…ecco…in autunno, also, da metà settembre noi vorremmo rinnovare l’appartamento. Buttare via alcuni mobili, prenderne di nuovi, dare una tinteggiata…”

…mmmmmh che noia tutti sti bla bla! Certo che il prezzo psicologico per occupare solo una stanza, la cucina e il bagno è davvero esoso. Massì fate quello che vi pare basta che non mi tocchiate il letto e a posto. Dimmi il giorno in cui devo stare fuori dai maroni e bon, chiusa li.

“…e poi la diamo in mano ad un’agenzia che si occupa di affitti a breve termine. 3 massimo 6 mesi. Vorremmo ricavare qualcosina in più da questa casa, visto quello che ci costa. Quindi da metà settembre dovremmo cominciare i lavori di renovierung, stando ai nostri progetti. Se per allora ti fossi sistemato da un'altra parte o avessi trovato un lavoro sarebbe meglio. Per entrambi.”

... @.@ ma che mi stai sfrattando????? Dopo tutto quello che vi sopporto mi sfratti pure??? Brutta vecchia megera #*@ç&$£+]/(^ Prima mi dici oh resta pure fino a febbraio che non c’è fretta. E ora ti è venuta la febbre dell’oro e vuoi mettere l’appartamento a frutto??? Ma vaffanc……uore. Quel tuo sguardo da cane randagio sai dove te lo puoi mettere?! Io si, perché è li che te lo vorrei infilare con tanto amore. Maledetta, maledetta e ancora maledetta!!!!!!!!!!!

“Ah certo capisco. Bhe in tal caso vedo cosa riesco a fare. D’altronde il lavoro non cresce sugli alberi. Se trovo qualcosa ve lo dico e vi dico anche quando libero l’appartamento. Nella peggiore delle ipotesi a metà settembre ve lo libero e…tornerò in Italia. Che altro potrei fare ehehehehe.”

“Grazie per la tua disponibilità. Allora ci aggiorniamo. Buona giornata.”

…buona giornata un ca**o!! Prima l’appartamento stava qua a prendere polvere, poi l’ho preso io ed è cominciato il gioco di ruolo dell’ostello e ora volete ricavarne qualcosa? E quelli che vi ho dato finora cos’erano? Tessere del Monopoly? Sacchetti di euro di cioccolata? Fortuna che ho un forte autocontrollo altrimenti niente mi avrebbe fermato dal vomitarle addosso tutto il mio sdegno in italiano e cavarmi lo sfizio di sbatterla fuori dalla porta a scarpate.

Quindi ora sono disoccupato e sotto sfratto. Un quadretto rassicurante no? Se non trovo un lavoro non posso trovarmi un'altra casa e senza casa a settembre mi tocca chiudere baracca e burattini e tornare a Verona. Queste le opzioni, voi ne vedete altre? Certo oh che sono proprio agro di tutta questa precarietà immobiliare. Ma a chi mai avrò pestato i piedi nella mia vita precedente???

Ora mi prendo il tempo necessario per decidere sul da farsi e valutare la questione a mente fredda. Ma pur in tutta questa giostra di imprevisti-scatena-infarti che mi obnubila il cervello non posso fare a meno di chiedermi se in realtà non debba vedere questa situation come un’opportunità. Un’opportunità per scrollarmi di dosso la C-Familie al gran completo e avere la mia indiscussa privacy. Anche se al momento mi verrebbe da prenderli a sberle, così, perchè ci sta. E non so perché ma nella testa mi rimbombano quelle belle parole ascoltate chissà dove:

Il dono che ci attende è la crescita, il cambiamento, la possibilità che qualcosa di buono nasca dal dolore.


E quando arriva una crisi, quando il nostro mondo si capovolge, quando abbiamo paura… Avremo la forza, la saggezza per accettare il dono che ci viene offerto e accoglierlo a braccia aperte?

mercoledì 11 luglio 2012

Imparare tedesco è...

…è rimanere inorriditi quando ci si scopre a pensare in tedesco. Qualcuno mi aiuti! Un diavolo mi è entrato in corpo!

…è leggere le trame dei libri e riuscire finalmente a distinguere tra libri yeah e libri bleah quando prima schiaffavi tutto nel carrello. Tedesco per tedesco, uno valeva l’altro…

…è scorrere alcune pagine e capire se l’autore scrive come dio comanda o se in realtà è braccia rubate all’agricoltura.

…è guardare la tv in tedesco e estasiarsi di capire cosa dicono, umorismo compreso, senza dover interpretare il labiale e essere coscienti che si, stan dicendo qualcosa, ma cosa?

…è essere fermati da italiani e dopo essere stati apostrofati in tedesco rispondere nella stessa. Ormai è deformazione professionale.

…è darsi un imperativo categorico. Basta abbottarsi di Pfannkuchen e Milchreis. Mangia un po’ più Äpfel e Karotten. A partire da agosto!

…è guardarsi allo specchio e ammettere di avere una grave dipendenza da Bauernbrot. Fare spallucce e prenderla con filosofia.

…è astenersi dall’osservare che per quanto lo spaccino per tale “il gelato italiano” qua è più tedesco che mai. Di italiano ha solo il nome.

…è ormai aver capito che se gli italiani gesticolano senza remissione (vedi foto in basso), i teutonici arricciano le labbra, gonfiano le guance come mantici e aggrottano la fronte solo per dire ja oder nein. Nel frattempo tu hai acceso la lavatrice e scolato i broccoletti.

…è non poterci far niente: sei innamorato della città. Perché se alla sera spacci il puzzo di fritto del ristorante cinese all’angolo per profumo d’estate ci sono due opzioni. O sei strafatto o ti è irrimediabilmente partita la brocca.

…è ragionare che proprio perché questa lingua esige sforzi e regolarità ogni progresso è una botta d’autostima. E ti da alla testa. Perché proprio come una droga finisci per volerne sempre, sempre di più! E allora facciamoci due righe di tedesco tutti insieme appassionatamente. Lo sballo è garantito!

domenica 8 luglio 2012

Indisciplinati ciclisti

Ok, vogliamo parlarne? E allora parliamone. No perché va bene il salutismo, l’esercizio fisico e paciarane varie, ma un minimo di misura ci vuole. Sto parlando dei ciclisti. Di quegli homo sapiens dalle chiappette nervose e i polpacci filosi, di quei baleghi che anche con -12 e +30 non rinunciano allo squisito dolore del sellino, di quei bipedi che si spostano solo su due ruote e che qua in Crucconia sono l’equivalente degli automobilisti nostrani.

Si perché dovete sapere che la maggior parte della fauna in questo angolo di mondo con il sopraggiungere della bella stagione si sposta in bici. E fanno bene: la città è attrezzata. A lato dei marciapiedi fanno bella mostra di sé strisce asfaltate in cui gli amici pedalatori possono sfrecciare a piacere senza dover fare lo slalom tra le macchine o la spaccata sul cofano. E questo mi sta bene. Io, tartaruga da marciapiede, cammino, tu, lepre da pista, pedali. Io non ti intralcio e tu non rischi di inchiappettarmi con il parafango. Con molto rispetto e buon senso ognuno si fa gli affari suoi nell’apposita striscia urbana. Perché dai diciamocelo, alcune volte i marciapiedi sono intasati come la barriera di Mestre a Ferragosto e stiamo stretti noi pedoni, se avessimo anche i ciclisti che ci pestano i piedi, una mattanza generale ci starebbe tutta. Grazie quindi al senso organizzativo teutonico il problema è stato risolto alla radice con i più sentiti ringraziamenti.

Ora, questo idillio sarebbe perfetto se le zone restassero inviolate da entrambe le parti. Non è un caso se ho paragonato il ciclista teutonico all’automobilista italico. Come da noi è il volante a dettare legge, qui lo è il manubrio. Il ciclista ha tutti i diritti, tutti i privilegi e, cosa ancor più importante, tutte le precedenze. E tutti gli spazi. Perché se sti benedetti ciclisti restassero nella loro bella pista no problemo. Invece no, quando gli frulla il dindirindero si prendono anche il marciapiedi senza battere ciglio. Che con tutta l’elasticità di sto mondo se restassero almeno in fila indiana un occhio lo potresti chiudere. Se andassero almeno a velocità moderata, sbuffi, ma ti adatti. Nooooooo. Macchè. Primo stanno rilassati in sella parlando con l’amico faccia a faccia incuranti del fatto che tu ti sei dovuto arrampicare sulla cancellata di non so quale condominio o hai dovuto gettarti a corpo morto sul tavolino del ristorante greco oltre la siepe. Secondo pedalano come dannati, acquattati sulla canna della bici per produrre maggior velocità e riuscire ad abbattere la barriera del suono a suon di spasmi muscolari. Non son loro che devono evitare te sul marciapiedi, ma tu loro.

La cosa consolante almeno è che i ciclisti non sono indisciplinati solo con i pedoni, ma anche con gli altri ciclisti. Si sorpassano, si scampanellano perché vanno troppo lenti, si prendono a calci negli stinchi, i più temerari riescono addirittura a risalire la pista in contromano, come le trote del Caucaso. Se c’è una cosa però che li fa imbestialire in blocco è quando tu pedone invadi la pista. Li anche il vecchietto della casa di riposo ti prenderebbe a morsi la giugulare con la dentiera. Quindi quando attraversate, prima di raggiungere la zona sicura, non dovete guardare se arrivano macchine, ma bici. Si perché le piste ciclabili si trovano sempre tra il marciapiedi e la strada. Così che prima di essere investito dall’italiano in visita a Monaco, vieni preso pure a scampanellate dall’autoctono se hai rischiato di usurpargli la pista. Che non so come facciano, ma tu non li hai ancora nel tuo campo visivo che loro son già li che ti scampanellano per dirti “levati di mezzo”. Loro si possono incazzare se gli invadi il territorio, tu no.

A questo punto io propongo di rimettere in vigore la buona cara vecchia legge del occhio per occhio, dente per dente. Come io pedone non posso mettere piede sulla tua pista, così tu ciclista non puoi mettere ruota sul marciapiedi. Al che appena ti vedo invadere la mia zona scatta il primo richiamo: avvertimento verbale. Se non la capisci, scatta il secondo richiamo: appena vedo che la tua ruota esce dalla pista, ci infilo un manganello nei raggi a tradimento. Chissà che una sonora spetasciata sull'asfalto e una costellazione di contusioni non ti facciano capire l'antifona. Se nonostante questo tu resti recidivo e fai ancora lo smargiasso, terzo e ultimo avvertimento: ti spezzo le ginocchia a pedalate e ti faccio lo scrubbing con la catena. Vedrai che in questo modo il messaggio ti entra in testa. Hai la tua pista? Perfetto! Restaci.

giovedì 5 luglio 2012

München Reportage - Friedensengel

La redazione informa i lettori che con questo post si inaugura una nuova rubrica, sorella di Imparare tedesco è…e figlia del P. Dresden. Non volendo aggiungere altro vi auguriamo buona lettura e buona visione. Il vostro fotoreporter Torquitax.

Dopo Nymphenburg un altro punto di Monaco di una bellezza mozzafiato è, secondo me, il Friedensengel (l’Angelo della pace), una colonna eretta dopo il 1870 a memoria della vittoria tedesca contro la Francia e della conseguente entrata della Baviera nel Reich. La colonna si erge a metà della Prinzregentenstraße, una delle tre principali arterie della città, specchiandosi nell’Isar ed è il punto culminante di una serie di terrazze da cui si gode uno stupendo panorama. Oltre l’Angelo comincia uno dei quartieri più chic di Monaco, Bogenhausen-Haidhausen, costellato da una miriade di case ottocentesche e liberty. Una meraviglia per gli occhi. Ma ora lasciamo parlare le foto:


Oltrepassiamo il ponte, attraversiamo la strada e godiamoci la prima terrazza e la fontana:


Dopo aver girato intorno alla fontana, possiamo sederci sulle panchine ai lati...


...e da li ammirare la scalinata che porta alla seconda terrazza:


Oppure, scendendo pochi gradini, è possibile inoltrarsi nelle due ali di giardini ovali che si irradiano da entrambi i lati:



E camminando guardare le rondelle con "fiori di campo" viola...



...guardare la scalinata da una prospettiva insolita...

...e notare che l'Angelo fa finta di niente, ma in realtà è li che ci guarda:



Prima di salire la scalinata però scendiamo per le scalette che si intravedono sulla sinistra e...



...sorpresa!! una street gallery proprio sotto il Friedensengel...



...completa di  opere singole...



...e lunghi murales:

Ora saliamo la scalinata per la seconda terrazza, appoggiamoci alla balaustra e tadaaaan la Prinzregentenstraße, la fontana e uno scorcio dei giardini in cui abbiamo camminato prima:



Ora giriamoci e ammiriamo finalmente l'Angelo. Prima il basamento con le cariatidi e i mosaici...



...poi il lato A e quindi il lato B:



E qui purtroppo il nostro reportage finisce. Ci dobbiamo lasciare l'Angelo dorato alle spalle e proseguire. Prima però di salutarlo ci voltiamo e diamo un ultimo sguardo al sedere retro della colonna che pian pian scompare dietro agli alberi.



Info per i signori viaggiatori: il Friedensengel è raggiungibile con il tram 16 e il bus 100, fermata Friedensengel-Villa Stuck.

lunedì 2 luglio 2012

E con questo fanno...

...100! 100 TorquiPost, 100 scuse per parlare a vanvera, 100 monologhi balenghi.

Oddio, se vogliamo contare anche i passati interventi su Splinder che non sono riuscito a importare su Wordpress, mi sa che il vero post numero 100 lo abbiamo passato da un po’, ma non formalizziamoci troppo per queste quisquiglie. Vi pare? Guardiamo invece alla strada fatta, al cammino percorso finora.

Qui lo dico e qui lo nego: all’inizio non sapevo di che scrivere. Scrivere di sé mi è sempre sembrata una cosa piuttosto narcisista. Quei blog-elenco-della-spesa in cui Panco Pinco e Pinco Panco scrivono della loro giornata minuto per minuto li ho sempre trovati parecchio insulsi. Se hai voglia di farti un diario compralo in cartoleria e nascondilo sotto il materasso, ma non metterlo in rete.  A qualcuno certo importerà della ceretta o degli etti di prosciutto comprati alla Coop, ma a me no di certo. Quindi, in attesa di idee migliori, ho cominciato condividendo l’estenuante settimana di cattività francofortese. Da li, non so come, è stato tutto un tragitto in discesa. E di strada ne è stata fatta davvero tanta. La sbronza postlaurea, il primo periodo di disoccupazione, il concorso, la vittoria della borsa di studio, il trasferimento a Monaco, il problema casa, sei mesi di tirocinio, le paturnie da tedescoapprendente, il breve ritorno a casa e ora la seconda disoccupazione pre-lavoro in terra bavara. Sfiancante solo farne un elenco. Un anno di svolta, un nuovo inizio e una nuova vita riassunti in 100 post. Si corre il rischio di diventare sentimentali…Ok dai osserviamo un minuto di silenzio così per sport. Fatto?

Ogni tanto quando scrivo un post, leggo i commenti o nuove idee bussano alla porta, sento zampillare l’euforia (o l’adrenalina, fate voi) nello stomaco. E mi ritrovo a pensare che aprire questo blog è stata una delle trovate più sagge della mia tenere esistenza. Perché per me questo blog è inesauribile fonte di soddisfazione. Di ispirazione. Di scambio. Di dialogo. Ha aperto finestre su di me e porte sul mondo. Su altri mondi. Vicini e lontani. E li ha uniti. Leggo di altri italiani che vivono ad Amburgo, Düsseldorf, Zurigo, Stoccarda, Londra e nel momento in cui li commento o loro commentano me, siamo vicini. Solidali. E non importa più che uno sia della Brianza e l’altro di Casal di Principe. Siamo italiani all’estero. Napoletani o torinesi, siamo italiani. E certe cose non cambiano, che uno sia nato nel tacco o nella cresta dello Stivale. Così come mi emoziono quando scopro di essere letto da italiani ex-espatriati che attraverso me ritrovano un po’ di quella atmosfera esotica che hanno vissuto.

Tagliando corto con le manfrinate e le melensaggini, il mio post numero 100 è perciò dedicato A VOI LETTORI, vicini e lontani, che con i vostri commenti, le vostre dritte o suggerimenti fate crescere questo blog e me. Perché questo blog lo scriverò anche io, ma senza di voi sarebbe più insipido di molti altri. Sono i vostri commenti che lo alimentano. Con il centesimo post del Projekt Dresden voglio dirvi GRAZIE DI CUORE. Grazie a quei fedeli lettori che fanno sentire la loro voce anche nei post meno brillanti, grazie a quei lettori silenziosi che leggono, ma non commentano, grazie ai futuri lettori che capiteranno sul P. Dresden e vorranno farne parte. Grazie a tutti quanti. E siccome questo post è per voi, desidero che anche i commenti lo siano. Quindi, se potete, stavolta invece di commentare me, commentate voi. Cosa vi piace o non vi piace del P. Dresden? Cosa secondo voi andrebbe cambiato o migliorato? C’è qualcosa di cui secondo voi dovrei parlare più diffusamente? Oppure se avete curiosità sul sottoscritto da chiedere o osservazioni da fare, questo è il momento giusto! Non siate timidi e fatevi avanti. Infilate la scheda di valutazione nell’apposita scatola dei commenti qua sotto ^^

Ihre Meinung ist uns wichtig. La vostra opinione è importante!

giovedì 28 giugno 2012

Libere osservazioni

Tra i molti doni di cui la Natura mi ha fatto dono (charme, humor, intelligenza, spirito critico, nonché una spiccata modestia) rientra anche l’innata capacità di stupire. Volente o nolente. Come quando lascio tutti basiti nel rivelare che no, non bevo caffè e si, il calcio mi fa veramente vomitare, lo abolissero mi farebbero un gran piacere, insieme al GP di moto e alla Formula 1. E se già prima, in Italia, questo era pressocché scandaloso (ogni volta dovevo dilungarmi sul perché non faccia uso di caffè di nessun tipo, italiano, tedesco, arabo, pakistano, urdu che sia), figuratevi ora qui nel feudo della Gran Dama Angelina. Così ogni volta che il teutonico di rito mi offre del caffè, io, con la mia risposta negativa, lo condanno a un paio di mesi di analisi. “Sei italiano e non bevi caffè?! Sei italiano e non ti piace il calcio?!”. No e no. Mettetevela via che è cosi. Familiarizzate con la cosa che fate prima. D’altronde provate a immaginare che il vostro amico Fritz vi dica di non sopportare la birra e che i würstel sono il cibo più immondo che circoli su questa terra. Rivelazioni sconcertanti. Scoop da prima pagina.

Immaginatevi poi il disorientamento, lo sguardo vitreo del tedesco quando ammetto pure di non bere birra. Sorgono grosse aureole a forma di punto di domanda. “E allora perché ti sei trasferito in Germania?!” è la classica risposta che mi viene posta. Anche se di solito sono i compatrioti a farmela, con un chiaro sottinteso: se non ti sei trasferito in Germania per la birra per che cosa?! Il fatto poi che abbia scelto di trasferirmi a Monaco, la città dell’Oktoberfest, è decisamente il punto tragico della situazione. Gli sbevazzabirra locali invece mi pongono la domanda di cui sopra con la sfumatura del turista. Ovvero, se sono un italiano, come posso aver abbandonato un paese così meraviglioso per la fredda, unattraktiv Germania! Questioni che esulano dalla comprensione di entrambi i popoli, domande esistenziali insolute dall’alba dei tempi. Detta in parole povere sono l’eccezione che conferma la regola.

O come quando mettevo il mio interlocutore in imbarazzo dichiarando con fierezza che studiavo Lingue. Una facoltà del tutto indegna per un possessore di bisaccia-contieni-biglie. Adatta invece per le indecise croniche, le lesbiche, le sessualmente represse, le femministe o le scansafatiche votate già da anni alla carriera di angelo del focolare. Perché si sa, tutti i maschi che fanno Lingue sono dichiaratamente o segretamente sodomiti. Non rientrando nella casistica gettavo tutti nel panico. Studiavo Lingue e non ero gay. Per tutti mentivo sapendo di mentire. Così come mentivo sbandierando ai quattro venti che guidare è un’attività che mi annoia, mi innervosisce, mi esaspera. Molto meglio andare con il bus o, in alternativa, faccio da passeggero. Ripago la scarrozzata gratuita con qualche numero da cabaret. Idee e atteggiamenti del tutto indecorosi per un uomo, legatelo, frustatelo e fategli dire 100 Ave Maria. Se anche così non rinsavisce chiamate il prete e docciatelo con l’acqua benedetta.

In più non sono mai stato un figlio da esibizione. Studiando a Verona non ho mai dato ai miei genitori l’opportunità di vantarsi di spendere fior fiori di conti correnti per mantenere il pargolo a Caltanissetta. Ed essendo stato uno studente alquanto diligente (per non dire un mulo sforna esami) i miei non hanno neanche potuto piangere lacrime di coccodrillo con la dirimpettaia dicendo che la luce dei loro occhi fa una fatica bestia, sgobba come un matto per arrivarne in fondo e ogni fine settimana torna a casa distrutto dalle 12 ore di treno Trapani-Verona. Insomma con uno come me non gli è mai stata data l’opportunità  di provare il brivido dell’autocompiacimento, del naso alla Pinocchio, dei parentes dolorosis.  Un figlio che non da soddisfazioni e non lancia sul tavolo l’occasione di piangere il morto. Lo so, che razza di figlio ingrato. Me ne pento e me dolgo. Shame on me forever after all. Un pessimo esemplare, il solito sospetto infrequentabile. Asociale e deviante.

E come non ricordare il momento in cui ho dato l’annuncio che avrei nuovamente valicato le Alpi anche se il tirocinio era finito. Il TorquiParentado ha ammutolito al gran completo ed è calato un silenzio imbarazzante. Sinfonia di grilli primaverili in sottofondo, tiepido soffio di vento texano con qualche palla di fieno vagante.

Insomma non c’è rimedio: da qualunque parte mi si guardi, un pessimo, pessimo soggetto davvero. Sono come i cataclismi: capito quando meno ce lo si aspetta. Per fortuna che non mi prendo troppo sul serio, né prendo troppo sul serio gli altri. Leg-ge-rez-za!! Quindi per favore non prendete nemmeno voi il post troppo sul serio. Non mi sto lamentando né facendo inutili polemiche. Anzi, volersi bene certe volte è proprio non prendersi sul serio! Provare per credere.

Quasi dimenticavo. Il prossimo sarà un post un po' speciale, si raccolgono quindi volentierissimo consigli-proposte-idee per renderlo più che mai unico. Non volendo anticipare nulla vi rivelo però che vorrei fosse un post dedicato a voi lettori. Per tanto sbizzarritevi con le richieste, le curiosità e i colpi di matto. Chissà che i più geniali non trovino risposta a tutte le loro eventuali domande... ^^

E per finire beccatevi questa mega pubblicità. La Mercedes sa come sfruttare la febbre da Europei 2012! Impagabile...: