giovedì 8 settembre 2011
Genere e numero
Quando ci si accinge allo studio del tedesco e si comincia ad addentrarsi nella grammatica, ci viene spiegato che esistono i casi Akkusativ e Dativ. Bene. Fin qua tutto chiaro. Il passo successivo è illustrare allo studente che l'articolo determinativo e indeterminativo maschile all'Akkusativ cambia, il der diventa den, l'ein diventa einen. Fatto? Beeeeeeeene. Io però al riguardo c'ho un problema. Eh si perchè quando scrivo o chatto l'Akkusativ mi riesce, quando parlo no. Quando parlo in tedesco gli articoli mi escono tutti al femminile. Infilo eine ovunque e buonanotte al maschile, al neutro e ai casi. Anche mentre ordinavo durante la settimana tedesca. Me ne uscivo con la formula magica Ich hätte gern...eine cola...eine hamburger... Salvo poi darmi dell'imbecille appena udivo uscire il femminile dalle mie labbra. Hamburger è neutro, mi dicevo, o tutt'al più maschile. Se usavo il neutro almeno ci facevo più bella figura. Mi sa che soffro di idiosincrasia tra cervello e bocca. In testa so che li c'andrebbe un bel einen, però la lingua non ce la fa, disubbidisce sta infame. Cioè è grave sta cosa. E non so come risolverla. Mica posso star li ogni volta a ritrattare il genere appena mi accorgo di aver toppato. Spesse volte, anzi quasi sempre, faccio finta di niente e sorvolo sull'enorme errore da fesso che ho appena infilato. Certo che sto tedesco ti fa venire di quelle fisime mentali... Un'altro aspetto della lingua tedesca che mi rallenta le funzioni celebrali sono i numeri. Son tutto il contrario dei nostri. E mi devo fare un iter talmente tortuoso in testa per arrivare a capire che numero mi stan dicendo, che penso mi ci vorranno cinque minuti buoni per indovinarlo, sto benedetto numero. Faccio un esempio. Se mi dicono achtundzwanzig il mio cervello comincia a soppesare: allora acht è otto, bon e li ci siamo, poi vediamo, zwanzig è venti, quindi mi ha appena detto otto e venti, ribaltandolo è ventotto. E solo li il 28 si illumina nella mia scatola cranica. Ormai son passati secoli e il tipo davanti a me è invecchiato, ma almeno ci sono arrivato, con un filo di ritardo per carità, ma la pazienza è la virtù dei forti....no? Per non parlare poi di quando i numeri cominciano ad essere a tre cifre, li non esco più dalla selva oscura in cui mi trovo. Quando arrivano a quattro getto la spugna per direttissima e copio dalle mie compagne. Anche li bisogna salvarsi. In compenso la concordanza dell'aggettivo mi riesce abbastanza bene. In tanta miseria almeno una qualità dai! Li non mi posso lamentare. Trovo però che potrebbero affiggere un bel cartello fuori da ogni sede del Goethe Institut con su scritto "Lasciate ogni speranza o voi ch'intrate". Almeno uno sa a cosa va incontro, se la mette via e s'impara il tedesco per hobby, giusto per sapersi ordinare una birra se qualche volta capita in Germania. Che mi dite? Anche voi avete di questi problemi? Condividete, non abbiate paura, che siam tutti sulla stessa barca...o almeno spero!
mercoledì 7 settembre 2011
Programmi culturali (inno a Michael Wigge)
La televisione italiana è molto furba. Manda i onda i programmi culturali tipo Rai Storia, La storia siamo noi, Interviste con la storia o similari sempre a orari molto cristiani. Alle 7 della mattina o dalle 23 della sera in poi. E se no sti intelligentoni ti dicono di guardarti i filmati on line sul sito del programma. Si, io posso anche farlo, ma il nonnetto che non sa manco usare il cellulare, figurati se naviga in internet. Cioè facciamocelo un concetto no? Che la televisione italiana è molto democratica, quello si. In compenso ci sono film per tutti i gusti: sparatorie, thriller, indagini criminologiche (C.S.I., R.I.S. e chi più sigle ha più ne metta), telefilm smutandati, ogni tanto c'è anche qualche filmetto romantico, ma solo quando hanno esaurito il resto. Se no bisogna consolarsi con programmi di ripiego stile Alle falde del Kilimangiaro o quelli di dibattito politico (che io aborro) sulla falsa riga di Ballarò, Porta a porta e Matrix. Morale: non ci si sa dove salvare. I nostri cugini tedeschi invece sembrano amare molto i programmi culturali o quelli che aiutano i telespettatori tedeschi e non a entusiasmarsi per la Germania. Basta andare sul canale della Deutsche Welle su Youtube e sbizzarrirsi a guardare un video dopo l'altro. Dall'ambientalismo al design, dalle interviste a scrittori e scenziati a promozioni delle città europee, dalle presentazioni delle mostre ai consigli per chi visita una determinata città, trovi di tutto. Adoro questo canale. E la stella indiscussa dei servizi che la Deutsche Welle offre è Michael Wigge. Tranquilli, non passate per ignoranti se non sapete chi è, un anno fa nemmeno io sapevo chi fosse. Ora che invce so chi è non mi perdo neanche una puntata dei suoi reportage. Lui è assolutamente geniale perchè coniuga interesse culturale con una buona dose di umorismo, insomma fa informazione divertendo. La prima serie che mi ha conquistato è stata Die Wahrheit über Deutschland dove lui viaggia per tutta la Germania cercando di capire i cliché di cui sono vittima i tedeschi e quindi ricercarne le cause e/o sfatarli. Trovo che sia una bellissima idea. Perchè non fanno una roba del genere anche in Italia? Io sarei il primo a guardarla. Poi Wigge si è cimentato con un'avventura folle. Senza un soldo in tasca, solo guadagnando in loco la somma che necessitava per i prossimi spostamenti ha viaggiato da Berlino fino all'Antartide. Il libro-resoconto che ha scritto, intitolato Ohne Geld bis ans Ende der Welt, in Germania è diventato quasi subito un best-sellers. In seguito ha girato una serie di 30 puntate sulle meraviglie architettoniche, naturali e turistiche più belle della Germania. Il titolo della serie è Das schönste Land der Welte per darvi un'idea di dov'è andato sto uomo vi faccio la lista delle prime 10 puntate:
E via di questo passo fino alla puntata numero 30 sulla Hofbräuhaus di Monaco. Al momento però il vulcanico Michael Wigge è impegnato in un altro progetto ambizioso. Sta infatti girando il mondo per ottenere una casa alle Hawaii solo tramite scambio/baratto. A partire da una mela ha cominciato a scambiare, scambiare, scambiare fino ad arrivare dov'è ora, in Brasile, alzando sempre di più la posta dello scambio. Troppo forte sto tipo! Tira fuori idee straganze da quel suo cervelletto. E chi l'avrebbe mai detto che i tedeschi così compassati amassero l'avventura senza rete di sicurezza??? Se comunque volete saperne di più sull'ultima impresa di Wigge, vi consiglio di seguire il suo blog (io lo seguo anche per fare esercizio di tedesco, che tutto aiuta, diciamoci la verità): http://blog.zdf.de/wigge-blog/ In conclusione, neanche su sto terreno c'è storia. I tedeschi ci battono. Consoliamoci va' che in fattore di pasta non c'è storia per loro, vinciamo nettamente noi. Pensiamola in questi termini: un colpo corre il cane, un colpo corre la lepre (auf veronesisch: un colpo core el can, un colpo core el levro)!
- La porta di Brandeburgo-Berlino;
- Zugspitze-Alpi bavaresi;
- Il duomo di Colonia;
- Il municipio di Brema;
- Zeche Zollverein-Essen;
- Konopkes Imbiss-Berlino;
- Schloß Neuschwanstein-Baviera;
- Loreley-Reno;
- Città di Quedlinburg;
- Le scogliere di gesso di Rügen;
E via di questo passo fino alla puntata numero 30 sulla Hofbräuhaus di Monaco. Al momento però il vulcanico Michael Wigge è impegnato in un altro progetto ambizioso. Sta infatti girando il mondo per ottenere una casa alle Hawaii solo tramite scambio/baratto. A partire da una mela ha cominciato a scambiare, scambiare, scambiare fino ad arrivare dov'è ora, in Brasile, alzando sempre di più la posta dello scambio. Troppo forte sto tipo! Tira fuori idee straganze da quel suo cervelletto. E chi l'avrebbe mai detto che i tedeschi così compassati amassero l'avventura senza rete di sicurezza??? Se comunque volete saperne di più sull'ultima impresa di Wigge, vi consiglio di seguire il suo blog (io lo seguo anche per fare esercizio di tedesco, che tutto aiuta, diciamoci la verità): http://blog.zdf.de/wigge-blog/ In conclusione, neanche su sto terreno c'è storia. I tedeschi ci battono. Consoliamoci va' che in fattore di pasta non c'è storia per loro, vinciamo nettamente noi. Pensiamola in questi termini: un colpo corre il cane, un colpo corre la lepre (auf veronesisch: un colpo core el can, un colpo core el levro)!
lunedì 5 settembre 2011
Propositi alla Torquitax
Stimolato dal recentissimo post di Eireen rispondo con questo post alla sua domanda (un commento sarebbe stato chilometrico). Se si vuole fare un po' di sana autoironia meglio farlo in pompa magna no? Tanto non c'è nulla di cui vergognarsi.
Propositi per la nuova stagione autunnale-invernale:
Mi sa che dovrò fare pure una selezione in ordine d'importanza dei suddetti propositi. Sarebbe meglio vero? Allora forse i primi per ordine d'importanza dovrebbero essere il 5 e l'1. Anche se non metto limiti alla Provvidenza e da qualche parte comincerò, magari proprio da quelli più semplici, tipo il 10. Quello in un giorno posso risolverlo...o almeno credo!
Propositi per la nuova stagione autunnale-invernale:
- Attivarmi seriamente per reperire occasioni che mi permettano di trasferirmi a Monaco, dovessi ridurmi a fare il suonatore d'organetto davanti alla Hofbräuhaus con tanto di scimmietta vestita alla turca e cappellaccio raccattasoldi (sono cosciente del fatto che avventurarsi a Monaco d'inverno è un suicidio, ma da qualche parte bisogna pur cominciare...)
- Cominciare a curare la mia eccessiva dipendenza dai filmetti tedeschi in onda su canale5 e dai programmi "trash" del digitale quali Projeckt Runway, Top Chef, Appuntamenti al Buio, Cambio vita...mi ha lasciato, Cerco casa disperatamente, Cortesie per gli ospiti e infiniti altri.
- Tornare a fare tennis che qua la culatta s'appesantisce e farla riposare sempre sul divano non va bene.
- Diradare il saccheggio al reparto biscotti&cioccolata che ingerire troppi chili di Gocciole al mese non è salutare. E l'insulina mi schizza alle stelle, ops!
- Prendere in considerazione il mio prossimo futuro, ovvero: voglio continuare a studiare o cominciare a guadagnarmi il pane nel vero senso della parola?
- Riuscire ad andare in fondo ad un libro in tedesco e non arrendermi alle prime 20 pagine, stufo di cercare più parole sul vocabolario che non quelle che capisco.
- Rassegnarmi al fatto che devo coltivare anche l'inglese perchè serve, superando la mia insofferenza per tale lingua.
- Dare un taglio netto alla mia dipendenza dalle serie in streaming che seguo accanitamente. Vedi Royal Pains, Drop Dead Diva, The Big Bang Theory ecc ecc.
- Curare la mia naturale predisposizione alla pigrizia e prendere magari come esempio la mia amica che è appena tornata dalla Bolivia dopo un mese di volontariato laggiù @.@ . Sei mitica...
- Selezionare attentamente le serie manga che voglio collezionare che ormai lo scaffale scricchiola e non so più dove metterle!
Mi sa che dovrò fare pure una selezione in ordine d'importanza dei suddetti propositi. Sarebbe meglio vero? Allora forse i primi per ordine d'importanza dovrebbero essere il 5 e l'1. Anche se non metto limiti alla Provvidenza e da qualche parte comincerò, magari proprio da quelli più semplici, tipo il 10. Quello in un giorno posso risolverlo...o almeno credo!
domenica 4 settembre 2011
Toilettes, caffè e sigarette
Come anticipato in un paio di post precedenti, la comitiva che mi ha accompagnato da Monaco a Berlino fino a casa non è stata delle migliori. Arrivavamo perennemente in ritardo ai punti d'incontro con le guide locali, a cena, alle visite dei castelli o dei musei. Ci spostavamo lenti come lumache, sfilacciati per chilometri lungo le strade. Praticamente eravamo un gregge di pecorelle smarrite. Dovunque ci fosse una panchina loro si sedevano, sfiniti, anche dopo 10 minuti di giro a piedi per la città. Per non parlare poi della caccia all'ombra. Se anche ci fosse stato solo un palo a fare ombra, si sarebbero messi in fila indiana, come un plotone d'esecuzione, l'uno accanto all'altro, pur di starsene all'ombra. In due parole: una tragedia. Tra Monaco e Berlino ce ne passano di chilometri, all'incirca 580. E farli in pullman richiede il suo bel tempo. Dopo l'abbondante pranzo (minestre, panini, quintali di kartoffelnsalat e pure la fettina di dolce) si addormentavano come ghiri cinque minuti dopo essere saliti di nuovo sul pullman. Attimi benedetti di pace e silenzio, senza discorsi sulla politica, sui tempi d'oro e sulla guerra. Poi si risvegliavano dal letargo lamentando che erano stanchi di stare sul pullman, che s'annoiavano! Ma se hai dormito fino a adesso come hai fatto ad annoiarti??? Comunque non c'erano santi che tenevano, bisognava fermarsi al primo autogrill per pausa toilettes e per sgranchirsi le gambe. E qua le vecchie davano il meglio di sè. Continuavano a uggiolare che il tour era massacrante per le loro anche, ma appena si aprivano le porte scattavano fulminee e scendevano le scale come corridori, puntando veloci la toilette. Li chissa come mai le anche non si facevano sentire. E' un po' quello che succede quando vai in posta. Che le vecchiette si siedono nei posti più vicini allo sportello "che intanto riposano le gambe" salvo però scattar su rapide passando davanti a te pirla che stai ancora dietro la linea gialla tutto inebetito. Prime alla toilette poi non sapevano come far passare il tempo, visto che dietro c'erano almeno altre 20 donne che aspettavano di usufruire del bagno. Ed è cosa nota e risaputa che le code al bagno delle donne sono molto più lunghe e lente che non quelle al bagno degli uomini. Alleggerite del loro carico ballonzolavano insieme ai mariti fin dall'autista che li deliziava servendogli del caffè. Nel giro di cinque minuti si formava il nugolo di caffeina dipendenti che chiedevano caffè con la bava alla bocca. E stavano li a contarsela, bel belli. E intanto il quarto d'ora destinato alla pausa bagno trapassava nella mezz'ora. Dopo il caffè ci voleva un digestivo, per cosi dire no? E allora momento sigaretta. E il valzer dei discorsi triti continuava mentre il tempo passava. Insomma dal quarto d'ora iniziale rimontavamo sul pullman tre quarti d'ora dopo. Poi si stupivano, una volta arrivati a destinazione, che fossimo così in ritardo e che ci toccasse mangiare alle 9.30 senza nemmeno essere riusciti a farci una doccia. Ma secondo te, vecchietto mio adorato, di chi è la colpa del ritardo? Di te nonnetto caro, che vuoi il caffè e la sigaretta. Di te anziano vetusto che ti perdi in discorsi che interessano solo alla tua banda di ottuagenari. La scena si ripeteva anche ai pranzi. Da una mezz'ora si sforava nelle ore. E sul pullman tutti stupiti si dicevano tra loro che "caspita, abbiam visto poco oggi eh". Non so come abbia fatto la nostra accompagnatrice a mantenere la calma e la pazienza, a non sgridargli, a non fargli presente che loro erano la causa dei nostri ritardi. Per questo l'ho ammirata. Fosse stato per me li avrei presi a scudisciate, li avrei piacchiati con una spranga incandescente ogni volta che tiravano fuori il pacchetto di sigarette. Porca miseria nera. Quando entravano in un bookshop poi era finita. Non li recuperavi più. E ritardi su ritardi! Ero disperato. Il finestrino a fianco del mio posto era crepato a forza di testate. Non sapevo in che altro modo sfogare la mia frustrazione. Erano talmente rimbambiti che sono riusciti a perdersi ben due volte nel parcheggio dei pullman davanti a Schloss Sanssouci la prima volta e sotto il Carolabrücke a Dresda la seconda. Ammetto che se non li avessimo recuperati non dico che ne sarei stato felice, ma quasi... Quando siamo scesi al punto di raccolta all'aereoporto di Verona ho gioito. Neanche mi sono reso conto che avevo già una decina di becconi (punture) di zanzara di benvenuto (in Germania manco visto una zanzara). Massì -ho pensato- meglio dieci becconi sparsi qua e la che quaranta ottuagenari sul groppone.
sabato 3 settembre 2011
Libri & Divani
Per un amante dei libri come me, anche lo stato e la struttura delle librerie straniere è un aspetto imprescindibile per misurare il grado di civiltà di un paese che non è l'Italia. E devo dire che in questo senso la Germania differisce moltissimo dal Bel Paese (sai che novità...). Analizziamo le due situazioni:
Però devo essere sincero, io mi sono fatto una certa teoria. Dicono tanto che gli italiani non leggono, che siamo un popolo di calciatori e veline analfabeti. Ma non sarà che siamo stufi di comprare un libro per forza anche quando chiedevamo un'informazione? Non sarà che siamo stufi di comprare libri da 120 pagine al modico prezzo di 20 euro? Cioè uno più terra terra con quella cifra ci esce una sera a cena. O no?
- Germania. In una libreria tedesca sono predisposti a uso esclusivo dei lettori pratici e comodi divanetti su cui accomodarsi e leggere in santa pace uno o più libri (all'Hugendubel di Francoforte i divanetti erano in pelle rossa, dotati anche di appoggiatesta ortopedici. Mai visto tanto lusso). E leggono sul serio. Quando entri in una libreria tedesca devi parlare a bassa voce altrimenti disturbi. I divanetti servono anche per darti il tempo di leggere qualche pagina del libro che ti interesserebbe comprare per valutare se effettivamente ti prende, ti appassiona e costituisce quindi un buon acquisto. Nessuno ti mette fretta o lancia occhiatacce. Il divanetto è li per te da apertura a chiusura. Il tedesco mi diceva addirittura che le librerie fungono anche da biblioteche semiufficiali. Ossia se non si ha voglia di comprare un certo libro, ma lo si vuole leggere ugualmente, lo si può leggere a puntate un giorno dopo l'altro. Libertà assoluta. Se non si trova un certo libro ci si rivolge alla suchenkasse, dietro alla quale il ragazzo o la ragazza ti indicano gentilmente dove si trova il volume richiesto, consultabile senza impegno. Inoltre ogni libreria è dotata di una caffetteria dove si possono leggere i libri appena acquistati o non acquistati tra una sorsata di caffè e l'altra. Le librerie sono anche dotate di una sorta di reparto "universitario" dove sono esposti i codici legislativi e tributari, vocabolari bilingue e monolingue etc etc anch'essi consultabili senza impegno. Ho visto con questi occhi studenti seduti al tavolino del bar consultare il codice civile, prendere appunti e poi rimetterlo sullo scaffale. Un ulteriore motivo di stupore è stata la modalità di vendita. In Germania solo il primo libro è apribile, leggibile, consultabile. Gli altri dietro sono incellofanati per evitare che si sgualciscano. Ecco questo riguardo per la parola scritta mi ha proprio commosso. Perchè un libro non è solo pagine, inchiostro e copertina, è anche un oggetto da vivere e rendere nostro. Un libro è una foresta silenziosa che cresce con te.
- Italia. Salvo rare eccezioni da noi divanetti o poltrone per i lettori non se ne vedono. Non si vede neanche gente che legge. Se mai si scorre velocemente il risvolto di copertina per sapere la trama e capire se ci potrebbe piacere oppure no. Parecchi libri sono così fuori posto che anche i commessi non riescono più a trovarli e si devono dannare a cercare da uno scaffale all'altro. Se esistono caffetterie interne non sono luoghi in cui leggere, ma in cui fare gossip. Gli studenti non si sognerebbero mai di consultare un codice a caso e poi riporlo a beneficio altrui. Temo invece che il codice scivolerebbe distrattamente nello zaino e "ops! bhe, ci ho guadagnato un codice gratis". Applicando la mentalità tedesca in Italia a quest'ora gli scaffali sarebbero vuoti causa razzia. Una volta che qui disturbi il commesso sei quasi obbligato a comprare il libro, quando magari tu volevi solo sapere se ce l'hanno per sbirciare la trama e qualche pagina, leggiucchiare qualche dialogo. No, qui se te lo vanno a prendere il passo successivo è andare alla cassa e uscire dalla libreria con borsetta e libro. Che il più delle volte resterà a prendere polvere sullo scaffale. Quasi quasi era meglio comprarsi un Topolino, quello si legge di più...
Però devo essere sincero, io mi sono fatto una certa teoria. Dicono tanto che gli italiani non leggono, che siamo un popolo di calciatori e veline analfabeti. Ma non sarà che siamo stufi di comprare un libro per forza anche quando chiedevamo un'informazione? Non sarà che siamo stufi di comprare libri da 120 pagine al modico prezzo di 20 euro? Cioè uno più terra terra con quella cifra ci esce una sera a cena. O no?
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venerdì 2 settembre 2011
Lenzuola VS Piumoni (e altri accessori)
Una cosa che mi imbarazza molto ammettere è che ogni volta che entro in una camera d'albergo in Germania non so mai come gestire il piumone. Te lo presentano anche bene per carità, ripiegato ben bene sul letto a mo' di involtino primavera che invita a ficcartici dentro e farci la casetta come le lumache. Hanno tutta un'estetica del piumone che invita all'uso. Solo che a casa mia, regno di madre, il piumone non esiste. Qua le lenzuola imperano. Di tutti gli spessori. Da quelle più fini per la mezza stagione della mezza stagione a quelle felpate, in lana merinos, spesse come una tavola di legno massello per gli inverni più rigidi. Capite anche voi che quando invece mi trovo davanti una roba multiuso e dall'applicazione semplicissima e sistematica mi manchi l'agilità mentale di farne buon uso. In più quest'anno il caldo aggravava il dilemma. Con sta canicola serale, lo uso o non lo uso il piumone? Se non lo srotolo magari di notte c'è escursione termica, il clima a mille certo non aiuta e da li a una colica alle 2 di notte il passo è breve. Se lo srotolo e poi di notte mi alzo in un bagno di sudore come un cotechino scongelato nonostante l'aria condizionata? Dilemmi esistenziali. Allora decido di tagliare la testa al toro. Lo srotolo si, ma solo a metà, giusto per coprirmi le gambe che ti tengono comunque caldo in caso di escursione termica, ma si possono sfilare agilmente dal piumone in caso di sudore. La falla nel piano è che non avevo tenuto conto che di notte il piumone gode di vita propria. Mi addormento con il piumone che mi arriva alle ginocchia e mi ci sveglio interamente avvolto dentro. Che sto sudando ovviamente. E li la cosa non mi va per niente bene. Me lo butto in fondo al letto, vado a sciaquarmi la faccia, mi rimetto a letto, mi riaddormento e mi risveglio di nuovo avvolto nel piumone. Mi sa che per stavolta l'ha avuta vinta lui... Le lenzuola invece sono gentili, rispettano i tuoi desideri. Se le butti in fondo al letto stanno li finchè tu, con un'ipotermia mostruosa, non le vai a ripescare tra la veglia e il sonno. Donandoti il loro calore, ma senza esigere eccessivo contatto fisico. Un altro problema che mi si presenta tutte le volte è come gestire la foretta (o guanciale). Le forette tedesche sono mollissime, gommose, avvolgenti, se ci appoggi la testa sprofondi, risucchiato e chi ti vede da fuori oltre al collo non vede più niente di te. Allora la pieghi in due, che fa più volume. E ti senti furbo, ma loro sono più furbe di te. Poco a poco si molleggiano e tu ri-sprofondi. Mumble muble, che fare quindi? Eh, bella domanda... Io poi devo anche pensare ai capelli (si dovete sapere che i miei capelli hanno una spiccata personalità, puoi pettinarli finchè vuoi, ma poi stanno dove vogliono stare), perchè svegliarsi con la permanente da dito nella corrente non è carino! Ma alla fine della fiera ti svegli alla mattina sperando di non avere un topo morto in testa, confidi nel sapiente uso del pettine e come va va. A un certo punto bisogna sapersela mettere via. Infine, l'ultimo oggetto che mi crea turbamento in un hotel tedesco è il water. Eh si si, tra le mie molte fisime c'è anche questa. In Germania il water non è saldamente piantato a terra come in Italia, no! In Germania il water è incassato nel muro, leggermente sospeso da terra. E la cosa mi crea non poche paturnie. Sarà che sono rimasto traumatizzato dal mio primo soggiorno monacense dove il water di turno schricchiolava paurosamente ogni volta che mi ci sedevo sopra. Al che ogni volta stavo in punta di piedi, con le chiappe elettrificate, auscultando il water che non mi crollasse da sotto il didietro (che poi -pensavo- come glielo spieghi alla reception? eh sapete mi sono seduto e il water mi è crollato da sotto il culo...non son cose belle da dire). Eh si che non sono grosso, anzi sono piuttosto mingherlino e asciutto, non mi porto mica dietro il peso specifico di un elefante. Eppure... In più, i water tedeschi hanno il gradino interno, così ogni volta che ridoni alla terra ciò che ti ha donato puoi ammirare orgoglioso il tuo prodotto interno lordo. Ecco, questo proprio no! Tiro l'acqua e ciao, mi risparmio certe scene. Pare invece che i tedeschi ci tengano molto a osservare ciò che producono. Stando a un intervista letta su Deutsch Perfekt, i teutonici la osservano attentamente per monitorare ogni giorno il loro stato di salute. Pensate che a Berlino esiste l'apposito tour dei wc pubblici, basta rivolgersi alla guida specializzata nel suddetto tour. Certo che dicono tanto degli italiani, ma anche i tedeschi quando ci si mettono sono bislacchi forte...
giovedì 1 settembre 2011
Risvolti scientifici
Dopo ricerche e confronti, interviste con cavie da laboratorio, verbosi verbali e colloqui con altri specialisti sono arrivato alla conclusione che un punto d'incontro tra la Germania e l'Italia c'è e esiste. Un grazie particolare va alla mia eminente sorella che con un fugace commento mi ha illuminato d'immenso, mi ha guidato verso la rivelazione della settimana tedesca. Ecco il mio assioma: se a un tedesco e a un italiano parlate nelle loro rispettive lingue, questi si illuminano letteralmente, si prodigano in sorrisi e cortesie. La conoscenza della lingua è la chiave della vittoria, il metodo primo per vincere la simpatia tanto del germanico che del latino. So già che mi chiederete prove scientifiche e incontrovertibili. Le ho. Le ho sperimentate io stesso e or ora passo a illustrarvele.
Tutte le esperienze sovraesposte mi hanno condotto a questa soluzione. In maniera più approfondita posso annotare inoltre che i bravi tedeschi sono consapevoli che la loro lingua, al pari dell'italiano, non è parlata in maniera diffusa e che la sua difficoltà intrinseca scoraggia anche i combattenti più duri. Tendono quindi a essere riconoscenti a coloro che si sforzano di comunicare. Carucci! Non sono tremendamente teneri???
- Berlino, Potsdamer Platz. Il sottoscritto si era rifugiato nel centro commerciale sotterraneo ivi ubicato per sfuggire al solleone e godersi l'aria condizionata. Era ora di pranzo e tempo quindi di procacciarsi il cibo. Quale scegliere? e, orrore orrore, come riuscire a farsi capire senza passare per un impedito? La risposta è la preparazione! Mi sono preparato in anticipo il discorso d'esordio (si lo so, è veramente patetico ^^) e mi sono buttato. Il cameriere, non appena ho proferito parola in lingua tedesca, si è illuminato. Mi ha esibito un largo sorriso e tutto baldanzoso mi ha servito, lasciandomi nel piatto anche una dose extra di fazzolettini. Li per li non mi sono reso conto della scoperta che avevo fatto, in effetti ero troppo occupato a darmi pacche sulla spalla e complimentarmi con me stesso per il risultato raggiunto. Ma la via ormai era aperta. E il grammofono suonava Don't Stop Me Now dei Queen.
- Berlino, Hotel. Premettendo che la mia famiglia non parla tedesco (l'unica formula che sono riuscito a fargli impare è il dankeschön di cortesia) tocca sempre a me il ruolo di interprete. Al tavolo era finita l'acqua e la caraffa vuota reclamava di essere riempita. Così appena la signorina è venuta a portar via i piatti le ho chiesto se poteva portarne un altra. Mi ha guardato con fare commosso e con un sorriso da pubblicità progresso mi ha risposto Ja, gern, sicherlich. E li mia sorella ha osservato "Sono più contenti se gli parli in tedesco mi sa". Il giorno dopo ho iniziato a testare la somma verità.
- Potsdam, Park Sanssouci. Ora di pranzo, stomaco che reclama. Un baracchino di currywürst e bratwürst ci fa l'occhiolino. Come resistere? Tocca a me ordinare per tutti e quattro e ognuno lo vuole a modo suo. Chi con la senape, chi senza, chi con il ketchup, chi nudo e crudo. Non mi tiro indietro. Stavolta improvviso, mi faccio avanti, resto concentrato, è un successo. Mi sarei abbracciato. E il giradischi fatato che suona nella mia testa comincia a cantare Yes Sir I Can Boogie delle Baccara. Cammino a due metri dal suolo mentre il gentiluomo del baracchino mi augura una buona giornata! Che tenero...
- Potsdam, Schloß Cecilienhof. Mia mamma ha addocchiato il Mc'Donald e non riesce a resistere. Vuole la macedonia. La gentile ragazza, avendo notato la mia titubanza, traduce ogni mia parola in inglese. Che avvilimento. Ma il suo sguardo divertito mi suggerisce che lo fa per me, perchè io mi senta più sicuro. E va bhe, un fallimento ci sta. Non si può sempre cavalcare l'onda. La gentilezza comunque è innegabile. Mi manca solo un'ultima conferma per poter provare la mia tesi.
- Monaco, Hotel. Per cause varie, che esporrò in dettaglio prossimamente, siamo ovviamente in ritardo e i poveri camerieri, alla bellezza delle 10 di sera, sono ancora li che servono 55 maledetti turisti italiani. Poracci. Ogni volta che mi mettono davanti il piatto sorrido e ringrazio educatamente esibendo il dankeschön. Ogni volta mi guardano straniti e rispondono arrossendo bitteschön. E qui accade una cosa singolare. Nel mio piatto c'è sempre la porzione più abbondante, sarà un caso? Mah, mistero. Se anche fosse favoritismo, perchè lamentarmi? Ich spreche Deutsch!!! C.V.D. (come volevasi dimostrare)
Tutte le esperienze sovraesposte mi hanno condotto a questa soluzione. In maniera più approfondita posso annotare inoltre che i bravi tedeschi sono consapevoli che la loro lingua, al pari dell'italiano, non è parlata in maniera diffusa e che la sua difficoltà intrinseca scoraggia anche i combattenti più duri. Tendono quindi a essere riconoscenti a coloro che si sforzano di comunicare. Carucci! Non sono tremendamente teneri???
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