Accidenti gente, qua il tempo stringe. Ancora due mesi e sarò fuori tempo per completare la mia lista delle 15X25.
Però devo dire che sono molto fiero di me perché ormai sono oltre la metà della lista.
Eh sì, perché può anche sembrare che dorma o che aggiorni poco il blog, in realtà è perché sto lavorando per voi (e per me) dietro le quinte. Per cui abbiate pazienza, cari.
Difatti sono qui per stupirvi.
Stavolta non ho barrato un paio di punti della lista, ma bensì QUATTRO.
Siete autorizzati a strabuzzare gli occhi, meravigliarvi della cosa e unirvi a me nei festeggiamenti.
State sfrigolando dalla curiosità, vero? Si vede.
Allora procedo con lo svelamento dei quattro punti in questione.
Sono stati completati i seguenti punti:
15) Tornare per almeno tre giorni a Trieste e vederne tutti i posti più bohémien.
È stato assolutamente magnifico tornare, la prima settimana di giugno, nella città meno italiana che abbia mai visto. Ho fatto i soliti giri turistici per rinverdire la memoria e per assicurarmi che i miei posti preferiti in città fossero ancora lì dove li avevo visti l'ultima volta. Poi, certo, ho fatto anche cose più o meno turistiche tipo infilarmi nelle librerie, fare il turista beone che fa shopping nei grandi negozi del centro. Ho fatto il passeggiatore silenzioso o il finto lavoratore in pausa pranzo spaparanzato sulla panchina al Giardino Pubblico.
E, dulcis in fundo, ho tenuto fede al punto nr. 15: mi sono aggirato per le sale del Museo Revoltella, per i stretti vicoli di Cavana per me ancora inesplorati, ho fotografato il portone monumentale più famoso di Via Tigor, il nr. 12, e, udite udite, sono andato a prendere il thé al Caffè San Marco.
Ok, lo ammetto. C'ho messo dieci minuti buoni per decidermi ad entrare. Uno perché mi aveva assalito la vergogna di infilarmi in un caffè con delle memorie letterarie così prestigiose (Svevo, Joyce, Saba, Magris. Voghera, Tamaro ecc ecc), due perché davo per scontato che fosse stracolmo e sedermi tutto solo, impalato, a un tavolino mi faceva un po' specie.
Invece il caffè era praticamente deserto. L'atmosfera bohémien intatta, i decori art nouveau stupendi, il tavolino ultraschic in ghisa con i piedi leonini e i divanetti di una comodità unica. Una rilassatezza che non vi dico. I camerieri gentilissimi e solleciti, il thé strepitoso. Penso di essermici fermato un paio d'ore buone, tanto era rilassante l'atmosfera, il silenzio e la pace. Mi sono alzato di controvoglia per tornare in albergo.
Altri posti bohémien visti/percorsi sono stati il meraviglioso Viale XX Settembre, tutto ombreggiato da alti alberi e cosparso una porta sì e una uno di tavolini, via Cesare Battisti e i Volti di Chiozza assai frequentati dal caro Svevo.
I miei informatori autoctoni mi dicono che ho visto meno della metà del bohémien che Trieste può offrire. Ottimo! Ecco una buona scusa per tornare quanto prima.
12) Leggere ALMENO un classico della letteratura russa.
Io faccio sempre le cose a modo mio, si sa. Perciò niente classiconi dai titoli altisonanti.
Mi sono concesso invece un'opera semi sconosciuta del gigante della letteratura russa: Tolstoj.
Niente Guerra e Pace, ancora non mi sento preparato. Ma La morte di Ivan Ill'ic.
...è stato interessante, bello. Oddio, non il miglior libro degli ultimi cinque anni che abbia letto, però godibile e molto, molto utile per il mio progetto milanese. Mi ha dato spunti interessanti.
Questo per dirvi che il mio approccio con la letteratura russa non è stato travagliato come avrei immaginato. Soft semmai, molto shalloso. Dai, credevo peggio.
Questo mi lascia la porta aperta per altri esperimenti. In caso in futuro mi senta pronto!
8) Leggere da capo a piedi l'Ulisse di James Joyce.
Qui ammetto doverosamente la sconfitta. È stata una epic fail colossale.
L'ho ritirato in biblioteca il mercoledì, il lunedì dopo gliel'ho restituito. Giuro: non ce la potevo fare. Sono arrivato a pagina 30. Lo ribadisco, pagina 30, e già volevo tagliarmi le vene occipitali per il lungo.
Capolavoro della letteratura, caposaldo del subconscio novecentesco, bla bla bla, tutto quello che volete, ma per la mia mente limitata, fissata su cagate balorde era decisamente troppo. Rischiavo che le celluline grigie commettessero harakiri dalla noia. È stata una questione di mera sopravvivenza.
Se potete, abbiate pietà della mia pochezza mentale.
6) Tornare -almeno per una notte- a Monaco per riprendere la gossip session tra espatriati.
Allora, per correttezza vi informo che, cause organizzative, questo punto è stato in parte modificato dalle rispettive esigenze dei contraenti. Ma tranquilli, la sostanza è rimasta intatta e rispettosamente rispettata.
Sicché la gossip session interrotta è stata brillantemente ripristinata con gaudio magno e gola secca in quel di Innsbruck per una bella giornata abbondante. E, manco a farlo apposta, uno dei due unici giorni in cui il sole ci ha braciolato con 30 gradi all'ombra. Che a Innsbruck ci stanno le montagne, vero, no la spiaggia di Cattolica, eppure faceva un caldo da stramazzo ipoglicemico.
Però volete mettere la gioia di rivedersi dal vivo dopo un annetto e passa? Spettacolare.
Son quelle robe che ti rimettono al mondo, che ti fan dimenticare tutte le sfighe passate, presenti e future e ti fan zampettare per le strade, per i corridoi del treno in preda alla febbre da brodo di giuggiole.
E parlare, parlare, parlare, ogni tanto mangiare, bere una sorsata d'acqua e tornare a parlare, parlare, parlare. Dio, che meraviglia.
È che nessuno si degna di venire qui a bordoAdige, altrimenti beneficiereste dello stesso trattamento amorevole e gossipparo. Ehm ehm, gente avvisata, mezzo salvata.
Cosa dirvi di più?
Niente, che mi devo dare una mossa a completare anche gli altri punti che qua, ragassi miei, il tempo corre.
Mazza se corre!
mercoledì 30 luglio 2014
martedì 15 luglio 2014
Meglio il bastone o la carota?
No ora voi spiegatemi che gusto c'è a criticare le persone per il gusto di "farle crescere".
Di smerdare o denigrare il loro operato nella stupida convinzione che bastonandolo, uno si migliora.
In quella maniera lì uno rischia, a furia di usare la frusta, di far avvizzire l'entusiasmo e la voglia, troppo spesso sottovalutata, di mettersi in gioco.
Passavo l'altro giorno vicino a una scuola e due professoresse stavano parlando davanti al cancello. Al che il mio orecchio capta il seguente brandello di conversazione "no, ma io quelli bravi li demolisco sistematicamente perché so che possono fare meglio".
Ma, dico, sei scema?
Se per le mani ti passa una pianta dal seme buono, con tutti i rami al posto giusto e i fiori pronti ad accogliere le api per donare frutti succosi, tu gli dai il diserbante? Sospetto che per quella zappona valga il principio della selezione naturale, secondo cui solo chi sopravvive alle peggio piaghe si fortifica ed è degno di colonizzare il mondo. E tutti quelli che hai stroncato nel processo e che avrebbero potuto dare al mondo come e quanto gli altri?
Fosse stato per l'istinto del momento mi sarei fermato a far polemica perché quella gente lì merita più legnate giù per la schiena di quelle che elargiscono gratuitamente trincerandosi dietro alla scusa del "metodo pedagogico". Bene, allora io ti bastono perché tu capisca il danno che fai alle nuove generazioni che passano sotto la tua cattedra. Anche il mio è un "metodo pedagogico", uno dei più ortodossi, anche!
Se quella rappresenta una scuola di pensiero, io faccio parte di quella opposta. Anzi no, di quella che sta in mezzo. Cioè di quella il cui motto è "un colpo alla botte e un colpo al cerchio".
Per carità, neanche scusare ogni minchiata i nostri pargoli/studenti/sottoposti combinino. In quel modo si insegna loro che qualunque cosa facciano va tutto bene, si sbuffa, si sbraita, ma poi gliela si fa passare liscia. Eh no. Che poi ci vengon su piantine fiappe o infestanti e la colpa è nostra, mica dell'effetto serra.
Io sono dell'idea che le persone vadano supportate, ascoltate, incoraggiate, messe in grado di fare in autonomia, acquisendo una certa autostima. Io sono per la collaborazione, per la solidarietà, per il confronto costruttivo. Il tutto fatto con un certo metodo. Perché anche quelli che ti urlano addosso che la roba tua fa tutta schifo, che è merda 100% DOP ti diranno che l'hanno fatto per il tuo bene, che da parte loro c'erano le migliori intenzioni, che il loro intento era puramente costruttivo. Siamo noi che siamo permalosi. Eccccerttto. Mi sputi in un occhio e ti devo pure ringraziare.
Dicevo. Si può muovere delle critiche anche con un tono di voce accomodante, ma fermo, spiegando le motivazioni, portando esempi, sottolineando i punti di forza che ci sono e andrebbero sviluppati, non puntando il dito su quello che non va. Uno lo demoralizzate facendo così.
Tante volte basta cambiare prospettiva per non far sentire stupido uno.
Facciamo un esempio.
Uno sbaglia 5 robe su 6.
Gli si può dire che ne ha sbagliate cinque su sei. Risultato: si sentirà una merda e non muoverà più una paglia per non ripetere l'errore. (Poi ok, ci sono anche quelli che si fanno un punto d'onore e sputano sangue per non sbagliare più niente. Ve lo concedo).
Oppure gli si può dire che è stato bravo, perché su sei cose, almeno una l'ha fatta giusta e quell'unica cosa buona deve essere il punto di partenza per conquistare anche le altre cinque, dev'essere il primo moto di autostima per sé, dev'essere quella spilletta di merito che ognuno dovrebbe portare sul petto.
Personalmente sono per la seconda opzione. Dire alle persone che qualcosa di giusto l'hanno fatto, le sprona a fare di più e meglio. O mi sbaglio??
Certo, lì bisogna avere l'elasticità mentale del caucciù. Bisogna capire chi si ha di fronte e adattare il proprio metodo-pensiero-linea di azione alla persona. A certi dire che han fatto bene è deleterio: si mettono in pantofole dicendo che fin lì han fatto bene e tanto gli basta. Poi non alzano né culo né coda, però incolpano te perché potevi spronarli di più. Allora lì una bastonata ci sta.
Ma a tutti gli altri, diamogli supporto. Che se alla fine imparano a camminare con le loro gambe e a credere in loro stessi e nelle loro capacità, gli abbiamo insegnato di più del capitolo sette di storia. Gli abbiamo insegnato a stare al mondo con un minimo di quello che si dice.
Chiamaci poco!
Di smerdare o denigrare il loro operato nella stupida convinzione che bastonandolo, uno si migliora.
In quella maniera lì uno rischia, a furia di usare la frusta, di far avvizzire l'entusiasmo e la voglia, troppo spesso sottovalutata, di mettersi in gioco.
Passavo l'altro giorno vicino a una scuola e due professoresse stavano parlando davanti al cancello. Al che il mio orecchio capta il seguente brandello di conversazione "no, ma io quelli bravi li demolisco sistematicamente perché so che possono fare meglio".
Ma, dico, sei scema?
Se per le mani ti passa una pianta dal seme buono, con tutti i rami al posto giusto e i fiori pronti ad accogliere le api per donare frutti succosi, tu gli dai il diserbante? Sospetto che per quella zappona valga il principio della selezione naturale, secondo cui solo chi sopravvive alle peggio piaghe si fortifica ed è degno di colonizzare il mondo. E tutti quelli che hai stroncato nel processo e che avrebbero potuto dare al mondo come e quanto gli altri?
Fosse stato per l'istinto del momento mi sarei fermato a far polemica perché quella gente lì merita più legnate giù per la schiena di quelle che elargiscono gratuitamente trincerandosi dietro alla scusa del "metodo pedagogico". Bene, allora io ti bastono perché tu capisca il danno che fai alle nuove generazioni che passano sotto la tua cattedra. Anche il mio è un "metodo pedagogico", uno dei più ortodossi, anche!
Se quella rappresenta una scuola di pensiero, io faccio parte di quella opposta. Anzi no, di quella che sta in mezzo. Cioè di quella il cui motto è "un colpo alla botte e un colpo al cerchio".
Per carità, neanche scusare ogni minchiata i nostri pargoli/studenti/sottoposti combinino. In quel modo si insegna loro che qualunque cosa facciano va tutto bene, si sbuffa, si sbraita, ma poi gliela si fa passare liscia. Eh no. Che poi ci vengon su piantine fiappe o infestanti e la colpa è nostra, mica dell'effetto serra.
Io sono dell'idea che le persone vadano supportate, ascoltate, incoraggiate, messe in grado di fare in autonomia, acquisendo una certa autostima. Io sono per la collaborazione, per la solidarietà, per il confronto costruttivo. Il tutto fatto con un certo metodo. Perché anche quelli che ti urlano addosso che la roba tua fa tutta schifo, che è merda 100% DOP ti diranno che l'hanno fatto per il tuo bene, che da parte loro c'erano le migliori intenzioni, che il loro intento era puramente costruttivo. Siamo noi che siamo permalosi. Eccccerttto. Mi sputi in un occhio e ti devo pure ringraziare.
Dicevo. Si può muovere delle critiche anche con un tono di voce accomodante, ma fermo, spiegando le motivazioni, portando esempi, sottolineando i punti di forza che ci sono e andrebbero sviluppati, non puntando il dito su quello che non va. Uno lo demoralizzate facendo così.
Tante volte basta cambiare prospettiva per non far sentire stupido uno.
Facciamo un esempio.
Uno sbaglia 5 robe su 6.
Gli si può dire che ne ha sbagliate cinque su sei. Risultato: si sentirà una merda e non muoverà più una paglia per non ripetere l'errore. (Poi ok, ci sono anche quelli che si fanno un punto d'onore e sputano sangue per non sbagliare più niente. Ve lo concedo).
Oppure gli si può dire che è stato bravo, perché su sei cose, almeno una l'ha fatta giusta e quell'unica cosa buona deve essere il punto di partenza per conquistare anche le altre cinque, dev'essere il primo moto di autostima per sé, dev'essere quella spilletta di merito che ognuno dovrebbe portare sul petto.
Personalmente sono per la seconda opzione. Dire alle persone che qualcosa di giusto l'hanno fatto, le sprona a fare di più e meglio. O mi sbaglio??
Certo, lì bisogna avere l'elasticità mentale del caucciù. Bisogna capire chi si ha di fronte e adattare il proprio metodo-pensiero-linea di azione alla persona. A certi dire che han fatto bene è deleterio: si mettono in pantofole dicendo che fin lì han fatto bene e tanto gli basta. Poi non alzano né culo né coda, però incolpano te perché potevi spronarli di più. Allora lì una bastonata ci sta.
Ma a tutti gli altri, diamogli supporto. Che se alla fine imparano a camminare con le loro gambe e a credere in loro stessi e nelle loro capacità, gli abbiamo insegnato di più del capitolo sette di storia. Gli abbiamo insegnato a stare al mondo con un minimo di quello che si dice.
Chiamaci poco!
venerdì 4 luglio 2014
Verona for dummies
Tra le molte patologie che mi affliggono (ineffabile sense of humor, logorroicità, nonché modestia), ce n'è una che mi colpisce solo d'estate. La fregola della guida turistica.
Mi spiego.
Una delle mie fisse estive è sempre stata quella di accogliere e scarrozzare per la mia città eventuali visitatori-amici-conoscenti-vari ed eventuali in visita qui a bordo Adige.
Venerdì scorso una mia compagna di progetto è venuta a trovarmi. La malcapitata aveva ammesso pubblicamente che lei a Verona non c'era mai stata. Le ho fatto così tante rampogne che lei, saggia ragazza, m'ha detto "vabbè, vengo lì, mi mostri stra meraviglia di città che poi almeno stai zitto!" Brava, vedo che ci siamo capiti.
Portare in giro qualcuno per Verona è un'attività che mi gratifica. Certe persone si gonfiano d'orgoglio mostrando i loro manufatti in ceramica, io indicando le pietre dell'Arena. Insomma, ve la ricordate anche voi la sfida della Dresdnerin in visita, no? E siccome ogni tanto anche a Milano, quando vengo interrogato sulla mia città d'origine, faccio capire molto sottilmente (ma mooooolto sottilmente) che Verona è bella a prescindere, un altro compagno di corso, catanese strapiantato a Milano, mi ha definito la prima volta "gretto provinciale".
-Vero, verissimo- ho risposto io.
La seconda "campanilista da far schifo"
-È tutto vero- ho risposto di nuovo io.
Che, voglio dire, c'è un motivo se sono così abbarbicato a Verona. È bella, che vi devo dire?
Negli ultimi tempi allora m'è saltato il ghiribizzo di farvela vedere con i miei occhi, per tentare di farvi passare sotto pelle le mie emozioni più a fatti/foto che a parole. Unica falla nel piano: sono un pessimo fotografo. Di solito giro con solo il cellulare appresso e ok, che rispetto a prima le foto con lo smartphone son di una certa qualità; ok, che con i filtri di Instagram anche una foto ciofeca un attimo si recupera. Ma l'insoddisfazione estetica, eh, quella è dura a morire.
Poi, un giorno, la risposta alle mie preghiere. Di like in like sono approdato sul profilo di un Instagramer veronese che fa delle foto stupende, stupendissime della città. E con quell'occhio insolito e indagatore che cercavo. Lui non si limita a far le foto fighe dei monumenti, non sta lì a chiedere all'Arena di fare un po' la sfacciata stasera, di mettere l'Ala un po' più sulla destra e arricciare le labbra a canotto. No.
Lui fotografa le vie a mo' di punti di fuga. Piantato in mezzo. Con il nome della via come unico commento alla foto.
Chi sarà mai sto genio dell'urbanistica dilettantesca?!
Ve lo presento. Lui è tenentecoletti (spulciatevi e scorrazzate in libertà per il suo profilo).
Un paio di foto per farvi degli esempi:
Se vi ho fatto venir voglia di venire a Verona, ho ottenuto il mio scopo.
E va da sé che, se doveste decidere di venire, mi dovete avvertire, tassativamente.
Ve la mostro io, come si deve. Ovvio.
All photos above have been taken by tenentecoletti. All photo credits belong to tenentecoletti.
Mi spiego.
Una delle mie fisse estive è sempre stata quella di accogliere e scarrozzare per la mia città eventuali visitatori-amici-conoscenti-vari ed eventuali in visita qui a bordo Adige.
Venerdì scorso una mia compagna di progetto è venuta a trovarmi. La malcapitata aveva ammesso pubblicamente che lei a Verona non c'era mai stata. Le ho fatto così tante rampogne che lei, saggia ragazza, m'ha detto "vabbè, vengo lì, mi mostri stra meraviglia di città che poi almeno stai zitto!" Brava, vedo che ci siamo capiti.
Portare in giro qualcuno per Verona è un'attività che mi gratifica. Certe persone si gonfiano d'orgoglio mostrando i loro manufatti in ceramica, io indicando le pietre dell'Arena. Insomma, ve la ricordate anche voi la sfida della Dresdnerin in visita, no? E siccome ogni tanto anche a Milano, quando vengo interrogato sulla mia città d'origine, faccio capire molto sottilmente (ma mooooolto sottilmente) che Verona è bella a prescindere, un altro compagno di corso, catanese strapiantato a Milano, mi ha definito la prima volta "gretto provinciale".
-Vero, verissimo- ho risposto io.
La seconda "campanilista da far schifo"
-È tutto vero- ho risposto di nuovo io.
Che, voglio dire, c'è un motivo se sono così abbarbicato a Verona. È bella, che vi devo dire?
Negli ultimi tempi allora m'è saltato il ghiribizzo di farvela vedere con i miei occhi, per tentare di farvi passare sotto pelle le mie emozioni più a fatti/foto che a parole. Unica falla nel piano: sono un pessimo fotografo. Di solito giro con solo il cellulare appresso e ok, che rispetto a prima le foto con lo smartphone son di una certa qualità; ok, che con i filtri di Instagram anche una foto ciofeca un attimo si recupera. Ma l'insoddisfazione estetica, eh, quella è dura a morire.
Poi, un giorno, la risposta alle mie preghiere. Di like in like sono approdato sul profilo di un Instagramer veronese che fa delle foto stupende, stupendissime della città. E con quell'occhio insolito e indagatore che cercavo. Lui non si limita a far le foto fighe dei monumenti, non sta lì a chiedere all'Arena di fare un po' la sfacciata stasera, di mettere l'Ala un po' più sulla destra e arricciare le labbra a canotto. No.
Lui fotografa le vie a mo' di punti di fuga. Piantato in mezzo. Con il nome della via come unico commento alla foto.
Chi sarà mai sto genio dell'urbanistica dilettantesca?!
Ve lo presento. Lui è tenentecoletti (spulciatevi e scorrazzate in libertà per il suo profilo).
Un paio di foto per farvi degli esempi:
Se vi ho fatto venir voglia di venire a Verona, ho ottenuto il mio scopo.
E va da sé che, se doveste decidere di venire, mi dovete avvertire, tassativamente.
Ve la mostro io, come si deve. Ovvio.
All photos above have been taken by tenentecoletti. All photo credits belong to tenentecoletti.
martedì 1 luglio 2014
Luglio col bene che ti voglio...
Ma che mese lungo e incasinato è stato giugno? Troppo.
Tra ondate di caldo, acquazzoni che toglievano dieci gradi come niente, continui su e giù per i treni e visite inaspettate qui a bordoAdige, sto mese non mi ha lasciato neanche un attimo di respiro.
O meglio, sì, ho avuto un paio di domeniche in cui avrei potuto incollarmi al computer e scrivere un nuovo post, almeno uno. Ma ho preferito glissare (riponete pure i coltelli, grazie) sia perché davanti al computer ci passo più ore di quanto vorrei e spegnerlo è una delle piccole rivincite della giornata, sia perché una giornata di dolce far niente è manna sacrosanta e io le ho passate spalmato a stellino sul letto.
Detto questo, ci sono tante belle novità che vorrei narrarvi, ma se lo facessi in un solo post mi brucerei tutto il materiale accumulato e quindi vi lascio un po' friggere nell'attesa del TorquiQuiz "che è successo a Giugno?" (inserite in sottofondo la musichetta di Ok, il prezzo è giusto o qualche altro gioco a premi).
Che alla fine, faccio tanto il misterioso, ma se qualcuno di voi sbircia/sbirciasse Instagram saprebbe più di quanto non divulghi qui sul blog, ma vabbè, una piccola occasione di vanto non la si butta via, nevvero?
Per ciò cosa potrei mai dirvi che non rovini le sorprese in arrivo?
Bha, facciamola semplice. Facciamo un punto della situazione.
Il mio stimolantissimo progetto milanese si è preso una pausa fino a metà settembre.
No, non fate quelle facce da finto compatimento. Mi va benissimo così. Ormai cominciava a essere pesante avere un week end fisso al mese da passare a Milano, passare tutte quelle ore con le stesse persone, dormire via, svegliarsi e due ore dopo essere di nuovo lì a guardare le stesse facce, essere attivi, propositivi. Bello bellissimo, ma una pausa ci voleva.
In giugno mi sono industriato e ho spuntato almeno due, se non tre punti della 15X25. Il che mi porta a condividere una riflessione. Meno male che non sono stato ambizioso e ho scelto solo 15 cose da fare durante l'anno dei 25 anni. Sembra di no, ma il tempo passa e non sempre si ha il tempo, la testa e soprattutto la voglia di star lì a spuntare le voci della lista. Però io sono una persona corretta. Ho preso un impegno e lo porto fino in fondo. E poi è una cosa che ho scelto io di fare, sarebbe stupido non finirla come si deve (anche solo per una soddisfazione personale). Vi pare?
Ho invertito la tendenza cosa-leggo-durante-l'estate. Di solito d'estate sono colpito da tre mesi di siccità, dal biblico periodo di vacche magre. Quest'anno invece, per puro caso e moto di pietismo delle case editrici, ho accumulato più libri da leggere durante luglio e agosto di quanto avrei creduto. Giusto per citarvi una cifra, ho qualcosa come 6 libri in coda da leggere, più 2 per il progetto da "studiare". Lungi da me lamentarmi: vedere quella bella piletta di pagine intonse, di coste colorate coi titoli che mi strizzano l'occhio mi fa salire l'acquolina in bocca. Giusto, sì. questo è uno spazio pubblico, mi do una regolata. Ehm ehm...
Sono immensamente contento che i mondiali siano già finiti, per noi. Onestamente non me ne fregava niente fin dall'inizio, ma i bar pieni di tifosi, i pazzi scatenati che girano per la città urlacchiando e berciando i loro gridi di guerra calcistica erano molesti e indesiderati. Ora che l'Italia è già tornata a casa, problema risolto alla radice. Grazie Prandelli, dal profondo del mio cuore.
...poi non so, devo dirvi altro che non rientri nei prossimi post??
Bho, già non mi ricordo più.
Spero che questo sfizioso antipasto vi basti e vi sazi. Per ora.
Per la prima portata passo a prendere le ordinazioni dopo!
Tra ondate di caldo, acquazzoni che toglievano dieci gradi come niente, continui su e giù per i treni e visite inaspettate qui a bordoAdige, sto mese non mi ha lasciato neanche un attimo di respiro.
O meglio, sì, ho avuto un paio di domeniche in cui avrei potuto incollarmi al computer e scrivere un nuovo post, almeno uno. Ma ho preferito glissare (riponete pure i coltelli, grazie) sia perché davanti al computer ci passo più ore di quanto vorrei e spegnerlo è una delle piccole rivincite della giornata, sia perché una giornata di dolce far niente è manna sacrosanta e io le ho passate spalmato a stellino sul letto.
Detto questo, ci sono tante belle novità che vorrei narrarvi, ma se lo facessi in un solo post mi brucerei tutto il materiale accumulato e quindi vi lascio un po' friggere nell'attesa del TorquiQuiz "che è successo a Giugno?" (inserite in sottofondo la musichetta di Ok, il prezzo è giusto o qualche altro gioco a premi).
Che alla fine, faccio tanto il misterioso, ma se qualcuno di voi sbircia/sbirciasse Instagram saprebbe più di quanto non divulghi qui sul blog, ma vabbè, una piccola occasione di vanto non la si butta via, nevvero?
Per ciò cosa potrei mai dirvi che non rovini le sorprese in arrivo?
Bha, facciamola semplice. Facciamo un punto della situazione.
Il mio stimolantissimo progetto milanese si è preso una pausa fino a metà settembre.
No, non fate quelle facce da finto compatimento. Mi va benissimo così. Ormai cominciava a essere pesante avere un week end fisso al mese da passare a Milano, passare tutte quelle ore con le stesse persone, dormire via, svegliarsi e due ore dopo essere di nuovo lì a guardare le stesse facce, essere attivi, propositivi. Bello bellissimo, ma una pausa ci voleva.
In giugno mi sono industriato e ho spuntato almeno due, se non tre punti della 15X25. Il che mi porta a condividere una riflessione. Meno male che non sono stato ambizioso e ho scelto solo 15 cose da fare durante l'anno dei 25 anni. Sembra di no, ma il tempo passa e non sempre si ha il tempo, la testa e soprattutto la voglia di star lì a spuntare le voci della lista. Però io sono una persona corretta. Ho preso un impegno e lo porto fino in fondo. E poi è una cosa che ho scelto io di fare, sarebbe stupido non finirla come si deve (anche solo per una soddisfazione personale). Vi pare?
Ho invertito la tendenza cosa-leggo-durante-l'estate. Di solito d'estate sono colpito da tre mesi di siccità, dal biblico periodo di vacche magre. Quest'anno invece, per puro caso e moto di pietismo delle case editrici, ho accumulato più libri da leggere durante luglio e agosto di quanto avrei creduto. Giusto per citarvi una cifra, ho qualcosa come 6 libri in coda da leggere, più 2 per il progetto da "studiare". Lungi da me lamentarmi: vedere quella bella piletta di pagine intonse, di coste colorate coi titoli che mi strizzano l'occhio mi fa salire l'acquolina in bocca. Giusto, sì. questo è uno spazio pubblico, mi do una regolata. Ehm ehm...
Sono immensamente contento che i mondiali siano già finiti, per noi. Onestamente non me ne fregava niente fin dall'inizio, ma i bar pieni di tifosi, i pazzi scatenati che girano per la città urlacchiando e berciando i loro gridi di guerra calcistica erano molesti e indesiderati. Ora che l'Italia è già tornata a casa, problema risolto alla radice. Grazie Prandelli, dal profondo del mio cuore.
...poi non so, devo dirvi altro che non rientri nei prossimi post??
Bho, già non mi ricordo più.
Spero che questo sfizioso antipasto vi basti e vi sazi. Per ora.
Per la prima portata passo a prendere le ordinazioni dopo!
giovedì 29 maggio 2014
Sono su Humans-Torino e non mi vergogno di dirlo (quasi...)
"Coooooosa??? Ma è un progetto meraviglioso!!"
"Concordo"
"Voglio partecipare, assolutamente!"
Credevo che avrei dovuto aspettare di più per dirvelo, ma visto che è già successo, non devo tacere un secondo di più.
Vi avevo anticipato che la settimana scorsa sono andato a Torino e fin qui ci siamo.
Vi avevo buttato lì che c'ero andato oltre che per andare a trovare la cara Pancri (e approfittare spudoratamente della sua ospitalità e divano letto) anche per partecipare a un progetto bellissimo, entusiasmante e stimolante.
Orbene, ora posso dirvelo.
Ho partecipato a Humans - Torino in qualità di persona di passaggio nella capitale sabauda.
Come sarebbe non sapete che cos'è Humans - Torino?
Ma che non la leggete Radio Cole??
Male, male, molto male.
E allora leggete qua e soddisfate la vostra curiosità!
A questo punto, anche se la mia naturale vergogna del fotografo e delle apparizioni in pubblico, anche se virtuali, mi dice di non farlo, devo zittirla. Sì perché ho ancora il punto più scabroso delle 15X25 da spuntare. Il numero 1: mettere una mia foto sul blog.
Orbene, questo sono io. Descritto dalle immortali parole di Jane Pancrazia Cole.
Un veronese con un passato a Monaco, un amore per Trieste, e uno slancio speciale nei confronti di Torino.
“Verona è rigida. Monaco morigerata. Trieste stramba, un po’ austroungarica un po’ bohémienne. Torino è elegante, aristocratica, mai sfacciata”
“E tu?”
“Io?”
“Tu quale città sei?”
Ci pensa un attimo e poi risponde: “Verona”
“Rigido?”
“Sì”, dice quasi sorpreso da se stesso.
Com'è ovvio, come succede a molti di noi, il me che vedo in foto non mi piace. Diciamo pure che aborro finire in fotografia e che in genere preferisco stare dietro all'obiettivo che non davanti.
Solo per dirvi i difetti che noto in questa foto:
-la mani attorcigliate da chi si rode di avere il fotografo a un metro di distanza;
-il sorriso da topino di campagna;
-la fronte a lavagna, bella rossa svampata, ricordino del pomeriggio ustionante a Venaria Reale, così spaziosa da poterci proiettare un film;
-il color stoppa dei capelli (credetemi, sono meglio di così)
Ma tutto questo non vi riguarda. Quelle son cose che solo io posso dire. Da voi mi aspetto invece tanti, tantissimi complimenti. Che so, che ho degli occhiali stupendi (il che è vero), o che ho un'espressione maliziosa e birichina. Ecco, cose di questo genere. Se poi vi sentite generosi e volete dirmi che sono gnocco tra i gnocchi, non sarà certo io a fermarvi. Regolatevi di conseguenza.
Se volete lasciarmi un commentino qui sotto, bene benissimo.
Se volete commentare direttamente su Humans - Torino, andate qui!
"Concordo"
"Voglio partecipare, assolutamente!"
Credevo che avrei dovuto aspettare di più per dirvelo, ma visto che è già successo, non devo tacere un secondo di più.
Vi avevo anticipato che la settimana scorsa sono andato a Torino e fin qui ci siamo.
Vi avevo buttato lì che c'ero andato oltre che per andare a trovare la cara Pancri (e approfittare spudoratamente della sua ospitalità e divano letto) anche per partecipare a un progetto bellissimo, entusiasmante e stimolante.
Orbene, ora posso dirvelo.
Ho partecipato a Humans - Torino in qualità di persona di passaggio nella capitale sabauda.
Come sarebbe non sapete che cos'è Humans - Torino?
Ma che non la leggete Radio Cole??
Male, male, molto male.
E allora leggete qua e soddisfate la vostra curiosità!
A questo punto, anche se la mia naturale vergogna del fotografo e delle apparizioni in pubblico, anche se virtuali, mi dice di non farlo, devo zittirla. Sì perché ho ancora il punto più scabroso delle 15X25 da spuntare. Il numero 1: mettere una mia foto sul blog.
Orbene, questo sono io. Descritto dalle immortali parole di Jane Pancrazia Cole.
![]() |
| Io...in tutto il mio -ehm- "splendore" |
Un veronese con un passato a Monaco, un amore per Trieste, e uno slancio speciale nei confronti di Torino.
“Verona è rigida. Monaco morigerata. Trieste stramba, un po’ austroungarica un po’ bohémienne. Torino è elegante, aristocratica, mai sfacciata”
“E tu?”
“Io?”
“Tu quale città sei?”
Ci pensa un attimo e poi risponde: “Verona”
“Rigido?”
“Sì”, dice quasi sorpreso da se stesso.
Com'è ovvio, come succede a molti di noi, il me che vedo in foto non mi piace. Diciamo pure che aborro finire in fotografia e che in genere preferisco stare dietro all'obiettivo che non davanti.
Solo per dirvi i difetti che noto in questa foto:
-la mani attorcigliate da chi si rode di avere il fotografo a un metro di distanza;
-il sorriso da topino di campagna;
-la fronte a lavagna, bella rossa svampata, ricordino del pomeriggio ustionante a Venaria Reale, così spaziosa da poterci proiettare un film;
-il color stoppa dei capelli (credetemi, sono meglio di così)
Ma tutto questo non vi riguarda. Quelle son cose che solo io posso dire. Da voi mi aspetto invece tanti, tantissimi complimenti. Che so, che ho degli occhiali stupendi (il che è vero), o che ho un'espressione maliziosa e birichina. Ecco, cose di questo genere. Se poi vi sentite generosi e volete dirmi che sono gnocco tra i gnocchi, non sarà certo io a fermarvi. Regolatevi di conseguenza.
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martedì 27 maggio 2014
Tra maggio e giugno io arranco
Da che sono al mondo è sempre stato così.
Io, tra maggio e giugno, arranco.
Che da piccolo davo la colpa alla scuola. Questo è il momento dello sprint finale tra compiti in classe, interrogazioni, ultimi voti e medie da salvare o mandare a signorine non-perbene.
In università c'era il fine lezione-via-con-le-prove-in-itinere-prima-degli-orali.
Ma adesso??
Adesso devo smetterla di inventarmi scuse e ammetterlo. Il passaggio dalla primavera all'estate mi tramortisce. La comparsa dei primi caldi seri mi intristisce, perché lo so, lo so che sono il preludio ai sudori, alle ascelle pezzate, ai piedi che scivolano nelle scarpe, alla calura, all'afa e ai capelli perennemente fiappi.
Però vabbè, se fosse stato possibile attestare la temperatura estiva intorno ai 22 gradi, io avrei già firmato la petizione. Mi par chiaro.
Poi oh, devo anche trovare delle motivazioni serie di cui lagnarmi, no? Insomma, ultimamente sto trascurando parecchio il blog e questo mi dispiace molto. Mi accorgo anch'io che il ritmo dei miei post è al minimo storico. Dai, giurin giuretto, da oggi in avanti cercherò di essere più presente. Impegni o no.
Anche perché qui a maggio ho avuto degli ottimi motivi per il mio assenteismo. Non vi posso rivelare ancora cosa, come e quando, ma una piccola anticipazione ve lo do, sia per farvi stare sulle spine, sia perché mi state tanto simpatici e la lingua sbatte contro i denti per rivelarvi tutti i dettagli sfrigolanti.
Dovete sapere che se prima la mia vita sociale era il deserto del Serengheti, dove crescevano solo sterpaglie e arbusti stecchiti, dove la mia esistenza era allietata unicamente da qualche lucertola in visita, ora ho l'attività di un p.r. professionista. Lungi da me lamentarmi, sia ben chiaro. L'unica cosa che posso chiedere è sempre la stessa: universo, ma un po'di misura nelle cose, mai?? Quando troppo e quando niente...
Per dirvi, oltre al mio solito appuntamento milanese nel finesettimana (che a proposito va moooooolto bene, nel caso ve lo steste chiedendo), vi rendo noto che direttamente dalla grande capitale lombarda sono schizzato direttamente nell'altra grande capitale, quella subalpina. Torino, per intenderci.
Allora, sembrerà pazzesco, ma se fino a quest'anno Torino era là, isolata e trascurata dal sottoscritto, ora, nel giro di sei mesi, è la terza volta che finisco a bordo Po. E a far che, vi chiederete voi? Bhe, della mia visita ad aprile non posso ancora scucire nulla, di quella di maggio invece vi posso anticipare che ci sono andato, oltre che per andare a ballare un po' di tanto sulle ovaie della santa tra le sante, della gnocca tra le gnocche Jane Pancrazia, anche per partecipare a un progetto meravigliossissimo di cui sono innamorato e a cui ho partecipato mooooooooooolto volentieri. Nonostante la vergogna cane, badate bene.
Va da sé che a Torino non ho fatto solo il bohémien, ma anche il turista (e chi di voi sbircia il mio profilo Instragram lo sa), ma di cosa ho visitato e di come me la sono spassata vi parlerò la prossima volta (capitemi, devo tenermi un po' indietro per avere qualcosa di cui scrivere nel prossimo post).
Per ora lasciatemi dire che a Torino io mi trovo proprio bene e che...spero di tornarci presto, ovvio.
(Pancri, se stai leggendo, non svenirmi. Tornerò quando mi sarò assicurato che ti si siano spanate le orecchie da tutte le mie chiacchere ehm ehm... Che alla tua salute mentale, ci tengo!
Che se non mi ospiti tu, chi lo fa? Mica per altro!)
Io, tra maggio e giugno, arranco.
Che da piccolo davo la colpa alla scuola. Questo è il momento dello sprint finale tra compiti in classe, interrogazioni, ultimi voti e medie da salvare o mandare a signorine non-perbene.
In università c'era il fine lezione-via-con-le-prove-in-itinere-prima-degli-orali.
Ma adesso??
Adesso devo smetterla di inventarmi scuse e ammetterlo. Il passaggio dalla primavera all'estate mi tramortisce. La comparsa dei primi caldi seri mi intristisce, perché lo so, lo so che sono il preludio ai sudori, alle ascelle pezzate, ai piedi che scivolano nelle scarpe, alla calura, all'afa e ai capelli perennemente fiappi.
Però vabbè, se fosse stato possibile attestare la temperatura estiva intorno ai 22 gradi, io avrei già firmato la petizione. Mi par chiaro.
Poi oh, devo anche trovare delle motivazioni serie di cui lagnarmi, no? Insomma, ultimamente sto trascurando parecchio il blog e questo mi dispiace molto. Mi accorgo anch'io che il ritmo dei miei post è al minimo storico. Dai, giurin giuretto, da oggi in avanti cercherò di essere più presente. Impegni o no.
Anche perché qui a maggio ho avuto degli ottimi motivi per il mio assenteismo. Non vi posso rivelare ancora cosa, come e quando, ma una piccola anticipazione ve lo do, sia per farvi stare sulle spine, sia perché mi state tanto simpatici e la lingua sbatte contro i denti per rivelarvi tutti i dettagli sfrigolanti.
Dovete sapere che se prima la mia vita sociale era il deserto del Serengheti, dove crescevano solo sterpaglie e arbusti stecchiti, dove la mia esistenza era allietata unicamente da qualche lucertola in visita, ora ho l'attività di un p.r. professionista. Lungi da me lamentarmi, sia ben chiaro. L'unica cosa che posso chiedere è sempre la stessa: universo, ma un po'di misura nelle cose, mai?? Quando troppo e quando niente...
Per dirvi, oltre al mio solito appuntamento milanese nel finesettimana (che a proposito va moooooolto bene, nel caso ve lo steste chiedendo), vi rendo noto che direttamente dalla grande capitale lombarda sono schizzato direttamente nell'altra grande capitale, quella subalpina. Torino, per intenderci.
Allora, sembrerà pazzesco, ma se fino a quest'anno Torino era là, isolata e trascurata dal sottoscritto, ora, nel giro di sei mesi, è la terza volta che finisco a bordo Po. E a far che, vi chiederete voi? Bhe, della mia visita ad aprile non posso ancora scucire nulla, di quella di maggio invece vi posso anticipare che ci sono andato, oltre che per andare a ballare un po' di tanto sulle ovaie della santa tra le sante, della gnocca tra le gnocche Jane Pancrazia, anche per partecipare a un progetto meravigliossissimo di cui sono innamorato e a cui ho partecipato mooooooooooolto volentieri. Nonostante la vergogna cane, badate bene.
Va da sé che a Torino non ho fatto solo il bohémien, ma anche il turista (e chi di voi sbircia il mio profilo Instragram lo sa), ma di cosa ho visitato e di come me la sono spassata vi parlerò la prossima volta (capitemi, devo tenermi un po' indietro per avere qualcosa di cui scrivere nel prossimo post).
Per ora lasciatemi dire che a Torino io mi trovo proprio bene e che...spero di tornarci presto, ovvio.
(Pancri, se stai leggendo, non svenirmi. Tornerò quando mi sarò assicurato che ti si siano spanate le orecchie da tutte le mie chiacchere ehm ehm... Che alla tua salute mentale, ci tengo!
Che se non mi ospiti tu, chi lo fa? Mica per altro!)
venerdì 16 maggio 2014
Lenti di mortadella
D'accordo, sarà la primavera, sarà che è la metà di maggio, sarà che i pollini turbinano per strada lasciando sui marciapiedi di quei tappetini di peli che manco i cani, sarà la luce calda e cristallina insieme della stagione, ma oh, ve lo devo confessare.
Ultimamente mi succede una cosa strana.
Mi sa che è un caso lampantissimo di sdoppiamento di personalità o spaesamento titanico.
Fatto sta che ultimamente mi meraviglio continuamente delle cose che prima davo per scontate.
Messa giù così suona banale. Vi allungo un attimo la zuppa.
Non è un mistero che io viva in uno dei quartieri di Verona a ridosso delle colline (da me chiamati "monti" - e il primo che mi ma notare che non toccano nemmeno i 500metri sul livello del mare lo corco come una zampogna, son monti e basta). Orbene, questa condizione mi pare, oggi come oggi, un privilegio. Mi capita, mentre sono alla fermata del mio amato bus, mentre passeggio con la Super Genia o mentre alzo la testa per attraversare, per evitare che mi stirino come una sottiletta Kraft, di alzare il naso ai monti e di trovarli di una bellezza struggente.
E il pensiero che faccio da un paio di mesi è sempre lo stesso: "Ma sono sempre stati così belli? Hanno sempre avuto quelle macchie argento (in gergo, olivi) e quelle altre più verde smeraldo (alberi non ben identificati)? Le marogne sono sempre state così brillanti e bianche?"
Capite? Mi sento come un estraneo a casa mia. Come i primi tempi a Monaco.
Ma anche quando vado in città mi capita eh, che non crediate che la cosa sia circoscritta.
In un certo senso studio Verona come studierei Trieste, Milano o Torino.
Mi meraviglio di certi dettagli, di certe architetture di certe vie che percorro da quando so camminare.
È come se la vedessi sempre nuova, come se i palazzi si rifacessero un look ogni giorno diverso.
Rassicuratemi, non sono io che soffro di qualche sindrome da sniffo occulto d'oppiacei, vero?
Mi sorprendo della bellezza in cui ho sempre sguazzato e di cui non mi curavo neppure (proprio perché non la vedevo). Ora è facile che perda il primo bus di ritorno perché sto sempre con il cell in mano, pronto a fare foto come un turista giapponese in visita.
Dite che è il sentimento di risveglio insito nella primavera?
O sono io che sto subendo qualche stana mutazione estetica involontaria?
No perché capita pure che resti impalato all'angolo di una strada a veder le cime degli alberi fare effetto marea sulla collina. Per raccontarvi l'ultimo episodio croccante. L'altro ieri sono andato sui monti con la Super Genia e ci siamo seduti in un prato a blaterare. A due metri da me c'era un olivo e non so, ma mi veniva spontaneo di guardarlo come si guarda un Monet o un Pisanello. Lo fissavo a occhi spalancati, tutto teso, tanto che sentivo due parole su venti di quello che la mia compagna di merende mi stava dicendo. E pensavo "Ma può un albero essere così bello??"
Dalle vostre facce perplesse capisco che è il caso che smetta e che mi metta a cercare sulle Pagine Gialle il numero di qualche bravo neurologo. O sto avendo una crisi mistica, o sto avendo un crollo nervoso mascherato da sindrome di Stendhal.
A voi la diagnosi.
Ultimamente mi succede una cosa strana.
Mi sa che è un caso lampantissimo di sdoppiamento di personalità o spaesamento titanico.
Fatto sta che ultimamente mi meraviglio continuamente delle cose che prima davo per scontate.
Messa giù così suona banale. Vi allungo un attimo la zuppa.
Non è un mistero che io viva in uno dei quartieri di Verona a ridosso delle colline (da me chiamati "monti" - e il primo che mi ma notare che non toccano nemmeno i 500metri sul livello del mare lo corco come una zampogna, son monti e basta). Orbene, questa condizione mi pare, oggi come oggi, un privilegio. Mi capita, mentre sono alla fermata del mio amato bus, mentre passeggio con la Super Genia o mentre alzo la testa per attraversare, per evitare che mi stirino come una sottiletta Kraft, di alzare il naso ai monti e di trovarli di una bellezza struggente.
E il pensiero che faccio da un paio di mesi è sempre lo stesso: "Ma sono sempre stati così belli? Hanno sempre avuto quelle macchie argento (in gergo, olivi) e quelle altre più verde smeraldo (alberi non ben identificati)? Le marogne sono sempre state così brillanti e bianche?"
Capite? Mi sento come un estraneo a casa mia. Come i primi tempi a Monaco.
Ma anche quando vado in città mi capita eh, che non crediate che la cosa sia circoscritta.
In un certo senso studio Verona come studierei Trieste, Milano o Torino.
Mi meraviglio di certi dettagli, di certe architetture di certe vie che percorro da quando so camminare.
È come se la vedessi sempre nuova, come se i palazzi si rifacessero un look ogni giorno diverso.
Rassicuratemi, non sono io che soffro di qualche sindrome da sniffo occulto d'oppiacei, vero?
Mi sorprendo della bellezza in cui ho sempre sguazzato e di cui non mi curavo neppure (proprio perché non la vedevo). Ora è facile che perda il primo bus di ritorno perché sto sempre con il cell in mano, pronto a fare foto come un turista giapponese in visita.
Dite che è il sentimento di risveglio insito nella primavera?
O sono io che sto subendo qualche stana mutazione estetica involontaria?
No perché capita pure che resti impalato all'angolo di una strada a veder le cime degli alberi fare effetto marea sulla collina. Per raccontarvi l'ultimo episodio croccante. L'altro ieri sono andato sui monti con la Super Genia e ci siamo seduti in un prato a blaterare. A due metri da me c'era un olivo e non so, ma mi veniva spontaneo di guardarlo come si guarda un Monet o un Pisanello. Lo fissavo a occhi spalancati, tutto teso, tanto che sentivo due parole su venti di quello che la mia compagna di merende mi stava dicendo. E pensavo "Ma può un albero essere così bello??"
Dalle vostre facce perplesse capisco che è il caso che smetta e che mi metta a cercare sulle Pagine Gialle il numero di qualche bravo neurologo. O sto avendo una crisi mistica, o sto avendo un crollo nervoso mascherato da sindrome di Stendhal.
A voi la diagnosi.
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